Vincere per ripartire: la parola d'ordine, a Cornaredo, è
questa. La partita col Sion (calcio d'inizio alle 20.30, arbitro il signor
Fadayi San) arriva al momento giusto: i vallesani scenderanno in Ticino per
giocarsela a viso aperto, e questo consentirà alla squadra bianconera di godere
di qualche spazio dietro che il GC, domenica, aveva invece negato. Tutto ciò
premesso, la formazione di Didier Tholot vanta la seconda miglior difesa del
campionato (30 reti subite sinora, una sola in meno del Thun capolista): ci
vorrà, quindi, qualche giocata di spessore per averne ragione. Dietro,
altresì, servirà grande attenzione, perché Nivokazi e soci hanno dimostrato di
saper colpire, quando ne hanno possibilità: nelle due precedenti sfide contro i
bianconeri, i vallesani (una vittoria e un pareggio negli scontri diretti)
hanno messo a segno cinque reti, subendone solo una.
Premesso quanto sopra, sarà importante capire se il Crus sia
o meno riuscito a scuotere lo spogliatoio. Il tecnico, ai microfoni della RSI,
domenica pomeriggio, è apparso molto deluso. Certo, ci ha messo la faccia come
sempre, e gli va dato merito; ma è un fatto che la squadra, domenica, opposta
alla penultima in classifica, abbia offerto una delle prestazioni più opache
della stagione, a livello d'intensità e qualità espressa. Il Lugano, in
passato, ha saputo fare molto di meglio e, come noto, non si disimpara a
giocare a calcio. Che è, nei suoi fondamentali, una cosa semplice; e, in questo
suo essere facilmente comprensibile, il correre più veloce di chi hai di
fronte, per esempio, è uno dei modi per venirne a capo. Se non lo fai,
l'avversario ti anticipa nelle ripartenze, arriva primo sulle seconde palle,
rompe il tuo gioco se ha quell'obiettivo, e ti fa un gran male ripartendo.
Se si difende, come il Grasshopper in inferiorità numerica
praticamente tutta la gara, allontana la palla dai suoi sedici metri, e ti
costringe a ripartire dalla tua metà campo. Hai voglia a dire, citando
Fàbregas, che in questo modo la sfera te la ritrovi ancora al limite dei tuoi
sedici metri: perché se, in questa fase, fai fatica a vincere i duelli
individuali, e non hai fiducia in questo gesto tecnico, scaricando il pallone
all'indietro, il gioco diventa un estenuante titic titoc dove nessuno
prende l'iniziativa. Inoltre, col trascorrere del tempo, ti demoralizzi, e non
ti assumi la responsabilità (per esempio) di provare a cercare la conclusione
dalla distanza; e tutto, inevitabilmente, si complica. Nella sua semplicità,
infatti, il calcio prevede che, per vincere, si segni un gol in più
dell'avversario. Domenica, a Zurigo, al netto del fatto di aver incassato una
rete quanto meno evitabile, si aveva la sensazione che i bianconeri non
avrebbero trovato il pareggio neppure giocando sino a tarda notte. Alla fine,
stasera, bisognerà semplificare le cose. E sperare che la qualità torni a
essere di casa: perché non si disimpara a giocare a calcio. E se il Lugano è
terzo in classifica, vuol dire che di gente che sa trattare il pallone, nelle
file bianconere, ce n'è.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)