FC LUGANO
Serve tutt'altro Lugano
Pubblicato il 04.03.2026 08:30
di Silvano Pulga
Vincere per ripartire: la parola d'ordine, a Cornaredo, è questa. La partita col Sion (calcio d'inizio alle 20.30, arbitro il signor Fadayi San) arriva al momento giusto: i vallesani scenderanno in Ticino per giocarsela a viso aperto, e questo consentirà alla squadra bianconera di godere di qualche spazio dietro che il GC, domenica, aveva invece negato. Tutto ciò premesso, la formazione di Didier Tholot vanta la seconda miglior difesa del campionato (30 reti subite sinora, una sola in meno del Thun capolista): ci vorrà, quindi, qualche giocata di spessore per averne ragione. Dietro, altresì, servirà grande attenzione, perché Nivokazi e soci hanno dimostrato di saper colpire, quando ne hanno possibilità: nelle due precedenti sfide contro i bianconeri, i vallesani (una vittoria e un pareggio negli scontri diretti) hanno messo a segno cinque reti, subendone solo una. 
Premesso quanto sopra, sarà importante capire se il Crus sia o meno riuscito a scuotere lo spogliatoio. Il tecnico, ai microfoni della RSI, domenica pomeriggio, è apparso molto deluso. Certo, ci ha messo la faccia come sempre, e gli va dato merito; ma è un fatto che la squadra, domenica, opposta alla penultima in classifica, abbia offerto una delle prestazioni più opache della stagione, a livello d'intensità e qualità espressa. Il Lugano, in passato, ha saputo fare molto di meglio e, come noto, non si disimpara a giocare a calcio. Che è, nei suoi fondamentali, una cosa semplice; e, in questo suo essere facilmente comprensibile, il correre più veloce di chi hai di fronte, per esempio, è uno dei modi per venirne a capo. Se non lo fai, l'avversario ti anticipa nelle ripartenze, arriva primo sulle seconde palle, rompe il tuo gioco se ha quell'obiettivo, e ti fa un gran male ripartendo.
Se si difende, come il Grasshopper in inferiorità numerica praticamente tutta la gara, allontana la palla dai suoi sedici metri, e ti costringe a ripartire dalla tua metà campo. Hai voglia a dire, citando Fàbregas, che in questo modo la sfera te la ritrovi ancora al limite dei tuoi sedici metri: perché se, in questa fase, fai fatica a vincere i duelli individuali, e non hai fiducia in questo gesto tecnico, scaricando il pallone all'indietro, il gioco diventa un estenuante titic titoc dove nessuno prende l'iniziativa. Inoltre, col trascorrere del tempo, ti demoralizzi, e non ti assumi la responsabilità (per esempio) di provare a cercare la conclusione dalla distanza; e tutto, inevitabilmente, si complica. Nella sua semplicità, infatti, il calcio prevede che, per vincere, si segni un gol in più dell'avversario. Domenica, a Zurigo, al netto del fatto di aver incassato una rete quanto meno evitabile, si aveva la sensazione che i bianconeri non avrebbero trovato il pareggio neppure giocando sino a tarda notte. Alla fine, stasera, bisognerà semplificare le cose. E sperare che la qualità torni a essere di casa: perché non si disimpara a giocare a calcio. E se il Lugano è terzo in classifica, vuol dire che di gente che sa trattare il pallone, nelle file bianconere, ce n'è.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)