HC AMBRÌ PIOTTA
I pro e contro di "Tapolandia"
Pubblicato il 05.03.2026 11:39
di Sandro Solcà
Tra i papabili per la panchina biancoblù, l’ha spuntata il più blasonato. Jussi Tapola sarà l’allenatore dell’Ambrì Piotta per le prossime tre stagioni. Che il suo approdo in Leventina, inizialmente previsto fino alla fine della corrente stagione, non fosse quello di un semplice traghettatore, in fondo, era chiaro dall’inizio. L’”indizio” principale era prevalentemente legato alla nomina di Pasi Puistola, suo “storico” assistente, nella medesima funzione. Mossa in ogni caso lecita, ma dal significato lontano da chi arriva semplicemente a far da ponte tra un corso e l’altro. Va detto che nel comunicato emanato ieri pomeriggio dal club leventinese né il 47enne e nemmeno Saku Martikainen, “sopravvissuto” all’addio di Landry e Matte, vengono menzionati. Ipotizzabile però che si arriverà presto ad una soluzione. Difficile anche immaginare un profilo come quello di Tapola, vincente e tutt’altro che “datato” hockeisticamente, disposto ad accettare un incarico di breve durata, senza una garanzia per il futuro.
Quali vantaggi? Tra i vari candidati “acerbi” emersi nelle scorse settimane, si è optato per un coach esperto e carismatico, nonché dal palmarès invidiabile: i successi del finnico in patria sono arcinoti. Mai come quest’anno la National League ci ha insegnato come, a volte, basti un minimo di struttura tattica per poter ambire a una posizione più nobile della tredicesima, nonché penultima. In tal senso Rapperswil e Lugano insegnano, ma pure il Kloten, avversaria diretta con pari mezzi dei leventinesi, è un esempio da non scartare. Di organizzazione, da buon nordico, Tapola ci vive, e qualcosa si è percepito pure nelle ultime uscite. Non sarà esattamente l’hockey decantato inizialmente da Lars Weibel, ma poco importa. Ambrì non è Berna, la piazza sopracenerina, a differenza della Capitale, non disdegna un menù diverso da quello Gourmet. Che si sposa con il credo del futuro DS sarà la predisposizione alla meritocrazia, senza distinzione di passaporto e età. Per informazioni, chiedere a Chris DiDomenico.
Vanno messi anche gli ipotetici svantaggi sulla bilancia. La conferma di Tapola non è sicuramente figlia dei risultati sportivi, dal momento che la situazione, a tre partite dalla conclusione della regular season, è ormai compromessa. In fondo, non è comunque colpa sua: la stagione dell’Ambrì, nata male e proseguita peggio, era destinata a finire con l’appendice dei play-out. Ciò può comportare comunque un manco di fiducia da parte dell’ambiente circostante, il quale sarà da verificare come avrà digerito la separazione con il miglior marcatore della rosa, molto amato dalla tifoseria biancoblù. Se il 51enne in patria ha vinto tutto, non si può dire altrettanto per le esperienze all’estero: una brevissima esperienza in KHL e i due anni altalenanti di Berna, dove ha pagato presto in avvio di campionato le sue idee rigide, oltre alle due eliminazioni ai quarti di finale, poco tollerate dal club. Non da ultimo, il contratto triennale: un lasso di tempo spesso mai completato di recente nel nostro campionato, e che ad Ambrì potrà e dovrà di nuovo fare eccezione, come è stato il caso nella gestione Cereda-Duca.
“Tapolandia” è solo all’inizio, ma la sua impronta è già bella marcata sul presente e sul futuro dell’Ambrì. E il play-out ormai alle porte è un banco di prova fondamentale, più di quanto possa sembrare.