Tra i papabili per la panchina biancoblù, l’ha spuntata il
più blasonato. Jussi Tapola sarà l’allenatore dell’Ambrì Piotta per le prossime
tre stagioni. Che il suo approdo in Leventina, inizialmente previsto fino alla
fine della corrente stagione, non fosse quello di un semplice traghettatore, in
fondo, era chiaro dall’inizio. L’”indizio” principale era prevalentemente
legato alla nomina di Pasi Puistola, suo “storico” assistente, nella medesima
funzione. Mossa in ogni caso lecita, ma dal significato lontano da chi arriva
semplicemente a far da ponte tra un corso e l’altro. Va detto che nel
comunicato emanato ieri pomeriggio dal club leventinese né il 47enne e nemmeno
Saku Martikainen, “sopravvissuto” all’addio di Landry e Matte, vengono
menzionati. Ipotizzabile però che si arriverà presto ad una soluzione. Difficile
anche immaginare un profilo come quello di Tapola, vincente e tutt’altro che “datato”
hockeisticamente, disposto ad accettare un incarico di breve durata, senza una
garanzia per il futuro.
Quali vantaggi? Tra i vari candidati “acerbi” emersi nelle
scorse settimane, si è optato per un coach esperto e carismatico, nonché dal
palmarès invidiabile: i successi del finnico in patria sono arcinoti. Mai come
quest’anno la National League ci ha insegnato come, a volte, basti un minimo di
struttura tattica per poter ambire a una posizione più nobile della tredicesima,
nonché penultima. In tal senso Rapperswil e Lugano insegnano, ma pure il
Kloten, avversaria diretta con pari mezzi dei leventinesi, è un esempio da non
scartare. Di organizzazione, da buon nordico, Tapola ci vive, e qualcosa si è
percepito pure nelle ultime uscite. Non sarà esattamente l’hockey decantato
inizialmente da Lars Weibel, ma poco importa. Ambrì non è Berna, la piazza sopracenerina,
a differenza della Capitale, non disdegna un menù diverso da quello Gourmet. Che
si sposa con il credo del futuro DS sarà la predisposizione alla meritocrazia,
senza distinzione di passaporto e età. Per informazioni, chiedere a Chris
DiDomenico.
Vanno messi anche gli ipotetici svantaggi sulla bilancia. La
conferma di Tapola non è sicuramente figlia dei risultati sportivi, dal momento
che la situazione, a tre partite dalla conclusione della regular season, è
ormai compromessa. In fondo, non è comunque colpa sua: la stagione dell’Ambrì,
nata male e proseguita peggio, era destinata a finire con l’appendice dei
play-out. Ciò può comportare comunque un manco di fiducia da parte dell’ambiente
circostante, il quale sarà da verificare come avrà digerito la separazione con
il miglior marcatore della rosa, molto amato dalla tifoseria biancoblù. Se il 51enne
in patria ha vinto tutto, non si può dire altrettanto per le esperienze all’estero:
una brevissima esperienza in KHL e i due anni altalenanti di Berna, dove ha
pagato presto in avvio di campionato le sue idee rigide, oltre alle due eliminazioni
ai quarti di finale, poco tollerate dal club. Non da ultimo, il contratto triennale:
un lasso di tempo spesso mai completato di recente nel nostro campionato, e che
ad Ambrì potrà e dovrà di nuovo fare eccezione, come è stato il caso nella
gestione Cereda-Duca.
“Tapolandia” è solo all’inizio, ma la sua impronta è già
bella marcata sul presente e sul futuro dell’Ambrì. E il play-out ormai alle
porte è un banco di prova fondamentale, più di quanto possa sembrare.