FORMULA 1
Storie di una Formula 1 che non c'è più
Pubblicato il 09.03.2026 16:56
di Silvano Pulga
Le corse automobilistiche hanno un loro fascino intramontabile. Abbiamo ancora il ricordo della nostra prima visita all'Autodromo di Monza: prove ufficiali al sabato del Gran Premio d'Italia, pole position di James Hunt col tempo di 1.38.08: non abbiamo avuto bisogno di Google per ricordarlo, a dimostrazione di quanto quei momenti siano ancora fissati in modo indelebile dentro di noi. La pole si otteneva mettendosi in scia del compagno di squadra (era il pilota germanico Jochen Mass, ai tempi), per poter avere quel piccolo vantaggio di qualche centesimo, che poteva fare la differenza. Il sole, la folla, il rumore dei motori, con nostro padre a fianco che ci faceva notare come il rombo dell'otto cilindri fosse diverso da quello a dodici, progettato dal suo amico Mauro Forghieri.
Sono passati quasi cinquant'anni da quei momenti, ma il fascino è sempre quello. O meglio, lo era. Perché adesso cominciamo ad avere qualche dubbio. Non siamo mai stati tifosi di Senna; tuttavia oggi, in rete, abbiamo trovato una sua citazione più che eloquente: "Pensi di avere dei limiti. Quando arrivi a toccarlo, improvvisamente ti accorgi di poter andare oltre. E lo fai con la forza della tua mente, la tua determinazione, l'istinto e l'esperienza. E, allora, puoi spiccare il volo".
Nelle gare motoristiche, da sempre, devi andare più veloce degli altri. Nostro nonno era nato non lontano dal paese d'origine di Tazio Nuvolari, e abitava vicino a casa di Alberto Ascari, vicino a corso Sempione, a Milano, in tempi dov'era facile trovare il campione del mondo ogni tanto al bar sotto casa, e prenderci un aperitivo assieme. E Ascari raccontava cosa gli diceva sempre Nivola: "Se arrivi uno, bene. Se arrivi due, hai perso tempo".
Arrivare uno significa schiacciare il pedale di destra, staccare in curva dopo l'avversario, e domare la vettura per farla uscire in rettilineo più veloce di chi sta dietro, per poi premere a tavoletta di nuovo. Questo 2026 si è aperto con una doppietta Mercedes in Australia, con la Ferrari terza e quarta. Ma, soprattutto, l'applicazione dei nuovi regolamenti, che avevamo introdotto alcuni giorni fa, e che costringe piloti e staff a occuparsi di ricarica della batteria, distribuzione dell'uso dei propulsori eccetera. Le strategie di gara le decide il computer, e il piede destro perde d'importanza. Ecco, noi apparteniamo alla generazione che ha imparato ad amare questo sport perché si gestiva coi piedi, le mani e il sedere, che doveva avere una particolare sensibilità per capire come domare la monoposto, come raccontava Niki Lauda. Certo, contava la macchina, e guai a mettere il pilota davanti al mezzo: così la pensava Enzo Ferrari. Però, lo diciamo: non siamo ancora pronti per questa cosa. Anche se ci fosse stato Charles Leclerc davanti a Russel e a Kimi Antonelli. 
(Foto SP)