C'è un pezzo di Svizzera, a Milano, che sta per chiudere. Non il palazzo
di via Palestro 2, che anche tanti ticinesi conoscono, ma la libreria
Hoepli, sita al numero 5 della via omonima, nel centro della città
meneghina. Non sappiamo quanti giovani ticinesi
la conoscano; ma, di sicuro, quelli coi capelli grigi, che magari hanno
fatto l'Università a Milano anziché a Zurigo o Ginevra, prima che
aprisse l'USI, sicuramente sono andati lì a comprare qualche testo per
il proprio corso di studi. Non solo vendita, anche
editoria, con quello spesso citato (non l'unico di successo) "Manuale
dell'ingegnere" redatto, nel secolo scorso, da Giovanni Colombo, per
decenni testo base di chi, anche da questa parte del confine, si è
laureato al Politecnico di Milano.
Certo, è l'altro aspetto del progresso: troppo facile, oggi, collegarsi ai grandi siti di vendita online, scegliere e pagare in pochi secondi, con quanto acquistato che arriva comodamente a casa. La forza di questa libreria, forse unica nel suo genere, è sempre stata basata sull'enormità del numero di testi esposti, soprattutto di categorie diverse dalla narrativa: a parte i testi specifici per lo studio universitario, tanti libri di saggistica anche su temi un po' di nicchia come la storia militare, il modellismo e, naturalmente, una grandissima scelta di tomi sportivi, oltre a quella sterminata nella sezione delle guide turistiche, libri geografici, atlanti e cartine.
Non ci piace fare i nostalgici; e, del resto, i libri in rete li acquistiamo anche noi. Tuttavia, la notizia dell'imminente chiusura, arrivata anche in Ticino tramite la RSI, ci ha colto di sorpresa e reso più tristi. Nonostante l'online, più volte durante l'anno il giro alla Hoepli lo abbiamo sempre fatto, andando a cercare i libri delle materie delle quali siamo appassionati, per forza di cose a tiratura limitata e poco conosciuti. La grande competenza di chi ci lavora faceva il resto: definirli "commessi" è sempre stato riduttivo, vista la conoscenza di autori e contenuti, anche di libri scritti non in lingua italiana. Non sappiamo quale sarà il destino di questo luogo (un'unità commerciale della superficie di 2.000 mq, distribuiti su cinque piani), e se il negozio sopravviverà, almeno nella sua versione online. Di sicuro, sapere che un'attività dedicata alla cultura, che esisteva a Milano dal 1870, a guida rossocrociata (la famiglia di imprenditori, seppur residente nel capoluogo lombardo, ha mantenuto sempre anche la cittadinanza elvetica), non lascia indifferenti. E, con lo spegnersi di quell'insegna, ci sarà un po' più di buio anche dentro di noi.
(Foto SP)