Nel
secondo tempo: Thuram, a tu per tu con il portiere, sbaglia la rete
del 2 a 0; sul gol del pareggio dell'Atalanta l'Inter reclama un
fallo su Dumfries; l'arbitro non ravvede un fallo in area di rigore
su Frattesi. L'interismo è esploso: la Beneamata è diventata di
nuovo volubile, è preda di paure e tensioni. Il campionato è,
quasi, ufficialmente riaperto. Il Milan ci crede: chi corre ha
fiatone e timore; chi insegue ha forza e coraggio. Dovrebbe essere un
finale entusiasmante. Ma non è così: le polemiche non finiscono
mai. Il calcio italiano deve affrontare una crisi sistemica, e, tra i tanti, ha un
problema evidente: ha una classe arbitrale mediocre. Si potrebbe
parlare dello scarsa carisma dei direttori di gara, ma si tratta solo
di un aspetto secondario. Al Var di Inter-Atalanta c'era Matteo
Gariglio, dismesso nel 2023 per ragioni tecniche, non era ritenuto
adatto per il campo, ma è considerato buono per il Var. L'Aia
(Associazione arbitri italiani) vive in uno splendido isolamento;
parla come e quando vuole; ha un'autonomia che sconfina nella
discrezionalità; assunzioni, valutazioni, promozioni hanno criteri
assolutamente arbitrari. Ritornando a questioni inerenti al campo,
l'Inter fa bene a tremare e a temere, la squadra pare involuta e
stanca. L'assenza di Lautaro pesa in termini di personalità. Chivu è ancora nella fase di apprendistato. L'ambiente è
scosso: il sorpasso dei cugini sarebbe considerato una tragedia. Ma
non tutto è perduto. Forse.
CAMPIONATO ITALIANO
Inter siamo al melodramma