La
rimonta del Milan si è arrestata a Roma, sotto di un gol, si era al
minuto 67, Allegri ha deciso: fuori Leao e Fofana, dentro Nkunku e
Fullkrug. Il portoghese ha preso a fare no con la testa, e ha
manifestato platealmente la sua disapprovazione. Il tecnico, come un
buon padre di famiglia, ha cercato di consolarlo, abbozzando una
breve spiegazione, ma il nostro si è divincolato dalla stretta, si è
diretto verso la panchina e ha cominciato a scalciare delle
bottigliette. Lui voleva rimanere in campo, sentiva di essere in
grado di strappare ancora, e infilare la difesa avversaria, credeva
che il risultato potesse essere ribaltato. Ma chi è Leao? Quanto
vale? E che ruolo ha? Le domande non sono mai indiscrete, le risposte
lo sono a volte. Lui è uno dei quei giocatori che costituiscono un
dilemma. Promettono e non mantengono, rimangono nel limbo; le
potenzialità sono solo un'illusione e le ambizioni di crescita si
arrestano, di fronte al realismo del campo. Fa la differenza a
intermittenza, e tatticamente è un anarchico, la sua giocata è
prendere e andare. È un libertario, vuole correre e puntare la
porta, il resto è un dettaglio. È un leader? Macché. Sembra che
poco gli interessi. Mica esiste solo il calcio.
CAMPIONATO ITALIANO
Un giocatore in cerca d'autore