NATIONAL LEAGUE
Storia di una sfida epica
Pubblicato il 16.03.2026 09:26
di Sandro Solcà
Quando Lugano e Zurigo si trovano faccia a faccia nei playoff succede sempre qualcosa che rimarrà negli annali, e anche il quarto di finale alle porte tra i bianconeri e i campioni svizzeri in carica promette di essere ancora una volta affascinante e avvincente come i precedenti otto capitoli della saga. Ma cosa, in passato, ha reso così epico questo duello?
Tutto ha inizio nel lontano 1992. Gli zurighesi all’epoca non erano ancora “Lions” (lo diventarono nel 1997 a seguito della fusione con il GC, il resto è storia) e dopo anni di sali-scendi dalla lega cadetta nel 1989 si stabilirono definitivamente nell’odierna National League. Due stagioni dopo arrivò la prima qualificazione per i playoff, ma l’exploit avvenne in quella seguente, quando nella vecchia Hallenstadion a cadere fu nientepopodimeno che il Grande Lugano di John Slettvoll, reduce da quattro titoli nazionali e sei finali in altrettanti anni. I bianconeri caddero in quattro partite (la serie fu al meglio delle cinque partite) dopo aver chiuso la regular season al secondo posto. Fu un passaggio di testimone tra due leggende del nostro hockey: sì, perché quello Zurigo era diretto da un certo Arno Del Curto, alla prima esperienza in Lega Nazionale A. Quel quarto di finale segnò, come detto, la fine dell’egemonia bianconera e della prima era Slettvoll (tornerà in panchina qualche mese dopo, in sostituzione di Andy Murray) ma non diede lo slancio sperato nella città sulla Limmat.
Bisognerà attendere il passaggio tra il vecchio e il nuovo millennio per ritrovare i due club di fronte. Il Lugano di Jim Koleff è definitivamente in una nuova epoca d’oro, dopo aver conquistato nel 1999 il titolo nella storica finale tutta ticinese domina la stagione regolare proprio davanti allo Zurigo, tornato ai vertici dell’hockey nazionale sotto la guida di Walter Frey. Fa discutere ancora oggi, 26 anni dopo, l’epilogo della decisiva gara6, terminata con la rete di Adrien Plavsic viziata da una bastonata di Christian Weber ai danni di Cristobal Huet. Rete che regalò il quarto titolo della storia allo ZSC, 39 anni dopo l’ultima volta. Il copione si ripeté l’anno successivo, con il Lugano che avrà a disposizione ben tre matchball per riportare la coppa in Ticino ma scialacquò tutto quanto, fino alla decisiva gara7 della Resega. La prestazione gigantesca di Ari Sulander tra i pali e l’ingenua penalità di partita di Gaetan Voisard permise agli zurighesi di pareggiare, prima del missile del compianto Morgan Samuelsson scagliato ai tempi supplementari. Fu di nuovo festa per i Lions e una rivincita personale per Larry Huras, mentre sul ghiaccio, poco più tardi, si scatenerà l’ira degli ultras bianconeri, la quale costò una partita a porte chiuse al debutto nel campionato successivo.
L’epopea continuerà anche nei tre anni seguenti, non all’atto conclusivo, bensì in semifinale. Nel 2002 furono ancora i Lions ad imporsi, prima di cedere al Davos di quell’Arno Del Curto che diede inizio a tutto. 12 mesi dopo arrivò finalmente il riscatto bianconero: zurighesi eliminati e sesto titolo conquistato contro gli stessi grigionesi. La vera pariglia arrivò nel 2004, sempre al penultimo atto. Stavolta ad essere avanti 3-1 nella serie furono Zeiter e compagni, addirittura arrivati ad un minuto abbondante dal passaggio del turno in una gara6 “thriller”, prima che il Lugano, trascinato dai vari Peltonen, Nummelin e Mike Maneluk, portò tutti alla “bella” imponendosi all’overtime. La rete del numero 23 canadese segnò inoltre la fine della vecchia versione dell’Hallenstadion, destinato a rifarsi il look diventando come lo conosciamo oggi.
Negli anni a seguire gli ZSC Lions diventeranno una vera e propria potenza a livello nazionale e non solo: 3 titoli svizzeri (2008, 2012 e 2014) ma soprattutto i trionfi nel 2009 prima in Champions League seguito dal successo nella Victoria Cup, dove a cedere furono nientemeno che i Chicago Blackhawks. Per contro, dopo il settimo ed ultimo titolo conquistato nel 2006, a Lugano si vivranno anni bui, fatti di eliminazioni ai quarti di finale e addirittura due playout. La serie riprese dopo oltre un decennio dall’ultimo episodio, con i bianconeri di Greg Ireland che nel 2017, contro ogni pronostico, eliminarono in sei partite uno Zurigo spento e mai convincente per tutta la stagione, nonostante il secondo posto finale e una rosa di grande blasone. I Leoni si presero con gli interessi la rivincita al termine del campionato seguente alzando, come 17 anni prima, il trofeo sotto le volte dell’allora Resega al termine di un atto conclusivo vissuto al cardiopalma: Lo Zurigo sarà sempre avanti nella serie prima di venire riacciuffato a due riprese dal Lugano, il cui culmine lo vede nella sesta sfida, vinta 3-2 grazie alla deviazione di Maxim Lapierre a poco meno di 4' dal termine. Lo stesso canadese sarà messo fuori uso più tardi da un pericoloso ed inutile check dell'ex Fredrik Pettersson, a soli tre secondi dall'ultima sirena. Una finale tanto bella quanto inattesa alla vigilia, ad impreziosire la lunga saga tra i due club.
Arriviamo, infine, al 2026, con un nuovo episodio alle porte: il primo nella scintillante Swiss Life Arena. Per la prima volta sono gli zurighesi ad essere nettamente favoriti, forti dell’etichetta di duplici campioni svizzeri e di campioni d’Europa uscenti ma reduci da una regular season altalenante. Il Lugano, dopo il baratro della scorsa stagione, ha compiuto una sorta di impresa qualificandosi direttamente ai playoff. La storia ci insegna che la carta, messa sul ghiaccio, si bagna e perde valore. Che sia un altro capitolo storico!
(Foto Ticishot-Simone Andriani)