Quando Lugano e Zurigo si trovano faccia a faccia nei
playoff succede sempre qualcosa che rimarrà negli annali, e anche il quarto di
finale alle porte tra i bianconeri e i campioni svizzeri in carica promette di
essere ancora una volta affascinante e avvincente come i precedenti otto
capitoli della saga. Ma cosa, in passato, ha reso così epico questo duello?
Tutto ha inizio nel lontano 1992. Gli zurighesi
all’epoca non erano ancora “Lions” (lo diventarono nel 1997 a seguito della
fusione con il GC, il resto è storia) e dopo anni di sali-scendi dalla lega
cadetta nel 1989 si stabilirono definitivamente nell’odierna National League. Due
stagioni dopo arrivò la prima qualificazione per i playoff, ma l’exploit
avvenne in quella seguente, quando nella vecchia Hallenstadion a cadere fu
nientepopodimeno che il Grande Lugano di John Slettvoll, reduce da quattro
titoli nazionali e sei finali in altrettanti anni. I bianconeri caddero in
quattro partite (la serie fu al meglio delle cinque partite) dopo aver chiuso
la regular season al secondo posto. Fu un passaggio di testimone tra due
leggende del nostro hockey: sì, perché quello Zurigo era diretto da un certo Arno
Del Curto, alla prima esperienza in Lega Nazionale A. Quel quarto di finale
segnò, come detto, la fine dell’egemonia bianconera e della prima era Slettvoll (tornerà in panchina qualche mese dopo, in sostituzione di Andy Murray) ma non diede lo slancio
sperato nella città sulla Limmat.
Bisognerà attendere il passaggio tra il vecchio e il nuovo
millennio per ritrovare i due club di fronte. Il Lugano di Jim Koleff è
definitivamente in una nuova epoca d’oro, dopo aver conquistato nel 1999 il
titolo nella storica finale tutta ticinese domina la stagione regolare proprio
davanti allo Zurigo, tornato ai vertici dell’hockey nazionale sotto la guida
di Walter Frey. Fa discutere ancora oggi, 26 anni dopo, l’epilogo della
decisiva gara6, terminata con la rete di Adrien Plavsic viziata da una
bastonata di Christian Weber ai danni di Cristobal Huet. Rete che regalò il
quarto titolo della storia allo ZSC, 39 anni dopo l’ultima volta. Il
copione si ripeté l’anno successivo, con il Lugano che avrà a disposizione
ben tre matchball per riportare la coppa in Ticino ma scialacquò tutto
quanto, fino alla decisiva gara7 della Resega. La prestazione gigantesca di Ari Sulander tra i pali e l’ingenua penalità di partita di
Gaetan Voisard permise agli zurighesi di pareggiare, prima del missile del
compianto Morgan Samuelsson scagliato ai tempi supplementari. Fu di nuovo
festa per i Lions e una rivincita personale per Larry Huras, mentre sul
ghiaccio, poco più tardi, si scatenerà l’ira degli ultras bianconeri, la quale
costò una partita a porte chiuse al debutto nel campionato successivo.
L’epopea continuerà anche nei tre anni seguenti, non
all’atto conclusivo, bensì in semifinale. Nel 2002 furono ancora i Lions ad
imporsi, prima di cedere al Davos di quell’Arno Del Curto che diede inizio a
tutto. 12 mesi dopo arrivò finalmente il riscatto bianconero: zurighesi
eliminati e sesto titolo conquistato contro gli stessi grigionesi. La vera
pariglia arrivò nel 2004, sempre al penultimo atto. Stavolta ad essere
avanti 3-1 nella serie furono Zeiter e compagni, addirittura arrivati ad
un minuto abbondante dal passaggio del turno in una gara6 “thriller”, prima che
il Lugano, trascinato dai vari Peltonen, Nummelin e Mike Maneluk, portò tutti
alla “bella” imponendosi all’overtime. La rete del numero 23 canadese segnò
inoltre la fine della vecchia versione dell’Hallenstadion, destinato a
rifarsi il look diventando come lo conosciamo oggi.
Negli anni a seguire gli ZSC Lions diventeranno una vera
e propria potenza a livello nazionale e non solo: 3 titoli svizzeri (2008,
2012 e 2014) ma soprattutto i trionfi nel 2009 prima in Champions League
seguito dal successo nella Victoria Cup, dove a cedere furono nientemeno che
i Chicago Blackhawks. Per contro, dopo il settimo ed ultimo titolo
conquistato nel 2006, a Lugano si vivranno anni bui, fatti di eliminazioni
ai quarti di finale e addirittura due playout. La serie riprese dopo oltre
un decennio dall’ultimo episodio, con i bianconeri di Greg Ireland che nel
2017, contro ogni pronostico, eliminarono in sei partite uno Zurigo spento e
mai convincente per tutta la stagione, nonostante il secondo posto finale e
una rosa di grande blasone. I Leoni si presero con gli interessi la
rivincita al termine del campionato seguente alzando, come 17 anni prima,
il trofeo sotto le volte dell’allora Resega al termine di un atto conclusivo vissuto al cardiopalma: Lo Zurigo sarà sempre avanti nella serie prima di venire riacciuffato a due riprese dal Lugano, il cui culmine lo vede nella sesta sfida, vinta 3-2 grazie alla deviazione di Maxim Lapierre a poco meno di 4' dal termine. Lo stesso canadese sarà messo fuori uso più tardi da un pericoloso ed inutile check dell'ex Fredrik Pettersson, a soli tre secondi dall'ultima sirena. Una finale tanto bella quanto
inattesa alla vigilia, ad impreziosire la lunga saga tra i due club.
Arriviamo, infine, al 2026, con un nuovo episodio alle
porte: il primo nella scintillante Swiss Life Arena. Per la prima volta sono
gli zurighesi ad essere nettamente favoriti, forti dell’etichetta di duplici
campioni svizzeri e di campioni d’Europa uscenti ma reduci da una regular
season altalenante. Il Lugano, dopo il baratro della scorsa stagione, ha
compiuto una sorta di impresa qualificandosi direttamente ai playoff. La storia
ci insegna che la carta, messa sul ghiaccio, si bagna e perde valore. Che sia
un altro capitolo storico!
(Foto Ticishot-Simone Andriani)