Bocche ‘cucite’ per i granata. Lo ha deciso, dalla Colombia,
Juan Carlos Trujillo. Peccato. I giocatori parlerebbero volentieri, non hanno
mai detto una parola fuori posto. Anzi, spargere frasi dolci (“Siamo un gruppo
tosto, tra di noi c’è un ottimo rapporto, questa maglia la sentiamo fortemente”
- si è quasi sempre detto il contrario, ndr) è una loro virtù. Allora perché,
ci si sta chiedendo tra ‘addetti ai lavori’, non permettere loro di esprimere
dei ‘pensieri’ (“non molleremo, siamo stati anche sfortunati, abbiamo dovuto
fare fronte a numerosi infortuni” - Sannino lo ha spesso detto ma sono stati in
pochi a farlo notare - si è anche andati in trasferta con 14 giocatori di
numero!)? Resterà un mistero.
È anche vero che “la paura fa 90”, come dice un proverbio (è
anche il titolo di un film con Silvana Pampanini e Ugo Tognazzi), ma per quale
motivo togliere la parola a giocatori sempre più impauriti e con il morale a
terra? Prima che sul campo bisognerebbe dargli la possibilità di sfogarsi a
voce: perché no? Può essere, a nostro modo di vedere, un modo di concentrarsi
su una partita che non possono (più) sbagliare. È un po’ questa la situazione
attuale. Non diciamo nulla di nuovo.
Sul campo in settimana vediamo giocatori frizzanti, pieni di
energia. Il clima è ottimale. Ovvio che in partita qualcosa deve cambiare. Deve
esserci più determinazione, più grinta, più voglia. Di vincere, finalmente, una
partita che non si vince più da fine gennaio (5-0 contro i ‘ragazzini’ dello
Xamax). Si giocava per la 20esima di campionato, oggi siamo alla
ventisettesima!
La realtà parla di un Bellinzona ultimo in classifica con
meno punti di tutte le altre squadre (-9 addirittura dal Nyon, sulla carta, la
più debole) con il peggior attacco (23 gol all’attivo) e la peggior difesa (ben
51 reti subìte, 18 in più degli stessi vodesi). Non è più il caso di parlare di
‘mercato’ invernale fallimentare (si doveva fare qualcosa di più, chiaro), la
squadra è quella che è. Difesa ballerina, attacco che manca di incisività e,
soprattutto, di un ‘fromboliere’, centrocampo macchinoso, incapace di
‘costruire’ un’azione). A fronte di tale pochezza non si può pretendere più di
quanto raccolto. Sannino non è un mago, è un allenatore. A qualche giocatore ha
addirittura insegnato a giocare. È un discorso che può sembrare duro ma la
realtà è questa. Il Mister ha anche dovuto gestire diversi infortuni. Non si
può pretendere che dia un altro ‘taglio’ alla formazione che decide di
schierare tra pensieri costanti e dubbi assillanti che gli è difficile, se non
impossibile, dissipare in settimana.
Bando alle ‘chiacchiere’. Stasera bisogna mettere nel sacco
i 3 punti in palio. La vittoria è di rigore!
(Foto Filippo Zanovello)