In un’intervista rilasciata ai colleghi di Planète Hockey,
Maxim Lapierre dal Canada ha rievocato alcuni ricordi sulla sua esperienza a
Lugano, terminata nell’estate del 2019. Impossibile non citare le due serie
contro i Lions, in particolare la finale dell’anno precedente: “Tra noi e lo
Zurigo ci fu grande agonismo, sia tatticamente che fisicamente. Ricordo con
piacere il boato della Curva Nord all’inizio di Gara 1 dell’atto conclusivo: ci
diede una carica enorme. Purtroppo non riuscimmo ad alzare la coppa ma quel
Lugano dimostrò di essere all’altezza di una finalissima”.
Il 41enne si è poi soffermato sull’andamento nella regular
season da parte degli uomini di Mitell: “12 mesi or sono mi rattristava vedere
il club così in difficoltà, ora sono felice della stagione che la squadra è
riuscita a disputare. Non era scontato alla prima stagione di un nuovo corso. Per
me il Lugano è un’organizzazione solida all’interno della National League e
dovrebbe sempre puntare a terminare la stagione regolare nelle prime quattro. C’è
una base solida e un tifo davvero appassionato”.
Uno sguardo poi ai playoff e ad un avversario che conosce
molto bene: “È bello rivedere il Lugano nei playoff, e ora può approfittare
dello status di underdog. I Lions sono nettamente favoriti, sono un ottimo club
e sono quasi “costretti” a vincere, fattore che può provocare in loro una forte
pressione. Prevedo una serie lunga, sarà importante che i bianconeri mettano
qualche dubbio nella testa dei campioni in carica”.
Lugano nella vita di Maxim Lapierre non è solo hockey: “Ho
tanti amici in Ticino come Sébastien Reuille e Mirko Bertoli e quando è
possibile torno volentieri a trovarli. Pure per la mia famiglia significa
qualcosa di speciale: nostra figlia più piccola, Kyla, è nata a Lugano. Tornando
all’hockey, non ho mai nascosto che un giorno mi piacerebbe tornare, sarei
contento pure di tornare in Svizzera e mettere a disposizione le mie competenze
in uno dei 14 club di National League. L’hockey elvetico è sempre più di alto
livello”.
Un pensiero infine a Luca Fazzini, il quale sta portando il “suo”
casco giallo: “Sono molto felice dei risultati che sta ottenendo, già otto anni
fa le sue caratteristiche spiccavano, in particolare il suo tiro fulmineo, vero
marchio di fabbrica del “Fazz”. Ammetto che non mi sarei mai aspettato una sua
crescita così netta dal punto di vista del carattere e della leadership. Luca ha
il Lugano nel sangue, la sua semplicità e l’umiltà lo hanno portato a questo
punto della carriera.”
L’intervista completa su https://planetehockey.com/lugano-maxim-lapierre-lugano-pourrait-profiter-de-son-statut-doutsider/
(Foto PPR/Melanie Duchene)