FC LUGANO
Parole che fanno riflettere
Pubblicato il 23.03.2026 12:54
di L.S.
Grgic l’ha fatta fuori dal vaso, come si dice in questi casi. La sua dichiarazione, rilasciata ieri al termine della partita di Berna, “se non andiamo in Europa metà della squadra vorrà andare via”, è decisamente pesante e obbliga a una profonda e preoccupata riflessione.
Le sue sono parole che seminano enormi dubbi sulla solidità dello spogliatoio bianconero alla vigilia dello sprint finale in campionato. L’impressione, dopo questa uscita del rigorista per antonomasia, è che in questo Lugano, ognuno pensi esclusivamente a sé stesso e al proprio futuro.
Dell’importanza e della bontà del gruppo, che viene sempre tirato in ballo quando fa comodo, non c’è traccia.
D’accordo che gli ultimi mercati bianconeri sono stati piuttosto turbolenti, con tante voci che si rincorrevano e con giocatori che non avevano certo nascosto la volontà di lasciare il club, ma la realtà è poi stata dura e differente: di offerte “irrinunciabili” non ne sono arrivate (a parte Hajdari e Amoura due stagioni or sono). Probabile, a questo punto, che il mercato estivo 2026 si trasformerà ancora in una corsa all’uscita, dove anche chi ha contratto cercherà di lasciare il club.
Ma possibile che metà squadra se ne voglia andare in caso di mancata Europa? È davvero così brutto giocare a Lugano? Ma poi, per andare dove? Sarebbe bello capire dove tutti questi giocatori ambiscono a giocare: perché una cosa è sognare, un’altra è vivere la realtà. Succede nel calcio, così come nella vita di tutti i giorni.
Ora tocca alla società intervenire, per cercare di ridare serenità a un gruppo che sta convivendo anche con il caso Bottani, che lascerà verosimilmente il club a fine stagione. Il capitano, come fece Sabbatini un anno fa, ha ancora voglia di giocare e non ha accettato la pur interessante offerta del club.
Ora però bisogna focalizzarsi sul traguardo europeo, anche se qualcuno preferisce pensare al proprio futuro,.
Il club deve fare sentire la propria voce e far capire l’importanza di questo traguardo. Né va della credibilità di un Lugano che in questi anni ha fatto tanto per costruirsi un’immagine solida e vincente.  
(Foto Ticishot-Simone Andriani)