L'INTERVISTA
"Lugano? Poteva essere l'anno buono..."
Pubblicato il 24.03.2026 08:04
di Enrico Lafranchi
L’Old Boys disputa il campionato di Prima Lega (Classic), milita nel Gruppo 2 che vede nettamente al comando la Under 21 del Grasshopper (buon segno per la prima squadra). I basilesi si trovano all’ultimo posto della classifica, sono in ritardo di 7 punti dal Bassecourt, 14.esimo a + 7 (zona salvezza). Mancano dieci giornate alla conclusione del campionato (come nel Gruppo 1, molto più aperto ai vertici con tre squadre racchiuse in 3 punti, idem nel Gruppo delle ticinesi in cui c’è uno spazio di due sole lunghezze).
L’Old Boys ha chiamato di recente in panchina Maurizio Iacobacci, volto molto noto in Ticino (in particolare a Lugano e a Bellinzona). Con ‘Iaco’ parliamo brevemente anche delle nostre due squadre che vanno per la maggiore: il Lugano di Croci Torti che da un po’ non sta girando come dovrebbe, noi continueremo però a dare fiducia all’istrionico Crus, specialista nel ribaltare partite (speriamo anche ‘verdetti’) e il Bellinzona cui Sannino ha saputo dare una precisa fisionomia (ma, per il momento, non i punti che occorrono per tirarsi fuori dai guai).
Con Maurizio, che sta cercando di trarre il meglio che può dagli uomini che ha a disposizione, partiamo dall’Old Boys - già compagine di DNB (l’odierna ChL) - che si trova in una situazione piuttosto complicata.
Prima però gli chiediamo se risponde al vero la ‘voce’ secondo cui sarebbe stato chiamato da Caggiano nel tentativo di salvare quello che ancora si può salvare (sul campo, beninteso) in quel di Paradiso, che da club e squadra organizzati al massimo, sta facendo venire la pelle d’oca ai suoi fedelissimi: un’immagine in netto contrasto con quella della nuova fiammante tribuna voluta dal presidente dopo un ‘tour de force’ a livello politico… “No - ci risponde il mister che noi consideriamo ancora ‘giubiaschese -  non ho avuto nessun contatto con il Paradiso. Sono stato chiamato al capezzale dell’Old Boys che si trova in difficoltà. Speriamo di salvarci, per l’anno prossimo (stagione 2026-27) vedremo quello che succede”.
Un compito difficile?
Purtroppo si, la squadra non è di spiccata qualità (il Langenthal - sua ex - è secondo in classifica, ndr), però non la vedo affatto come una missione impossibile. Abbiamo perso due partite con un gol di scarto (l’ultima 1-2 dal Münsingen), sono fiducioso che arriveremo presto anche a vincerne e non soltanto a giocarle bene”.
Com'è la squadra?
“È un mix di giocatori di una certa età e di giovani… Durante la pausa abbiamo ritoccato un po’ i ranghi, sul piano del gioco siamo migliorati. Sappiamo tuttavia che in PL è determinante la forma del giorno, i miei giocatori sono dei dopolavoristi. Non è una cosa facile, non siamo nelle condizioni di un Taverne dove sono tutti ragazzi che fanno solo calcio”.
Senza tornare indietro alla tua bella carriera (Monaco 1860, Grenoble, Sfaxien, mettiamoci anche il Lugano…), ti trovi bene, sei contento di essere tornato ad allenare in Svizzera?
“Certamente. Non parlo mai del passato, guardo sempre al futuro e logicamente al presente”.
Che ne dici del Lugano?
“Penso che il Lugano con le possibilità che ha ora non ha niente a vedere con il mio che era tutto nelle mani di Angelo Renzetti. Oggi come oggi il FCL è un’impresa abbastanza grande, ha delle possibilità finanziarie molto importanti. Credo che quest’anno doveva essere la volta buona per vincere il campionato, premesso che il Thun ha fatto veramente grandi cose e merita assolutamente il titolo”.
Un modello di squadra quella di Lustrinelli?
“Esatto. Ha gestito alla grande l’ascesa in Super League. Ha rinforzato il gruppo con giocatori di valore, si vede premiare il grande lavoro fatto da ‘Lustri’. Anche perché i bernesi lavorano sulla continuità e giocano un calcio semplice. Il Lugano al contrario non è stato continuo nei risultati. Intendo dire che se non vince il campionato quest’anno non lo vincerà più. Dispiace che sia così, forse lo stadio nuovo potrà aiutarli. A mio modo di vedere tuttavia in questi ultimi due anni i bianconeri hanno avuto dalla loro grandi possibilità di vincerlo, considerando che Young Boys e Basilea sono in ribasso. Due squadre che sicuramente nei prossimi anni si rinforzeranno e tutto diventerà più difficile” (come dire, Lugano bye bye titolo, ndr).
Il Bellinzona ha un piede (e mezzo) in Prima Promotion: come la vedi per i granata?
“Ho seguito in streaming la partita che hanno giocato con il Losanna Ouchy. L’hanno vinta bene, i vodesi sono una squadra abbastanza forte e hanno ambizioni di coppa. Quindi la considererei una vittoria comunque importante e meritata, ho visto un undici molto determinato dal primo all’ultimo minuto. Mi auguro che possa servire ad aprire un ciclo vincente e riescano a salvarsi nonostante abbia vinto anche il Carouge. Quanto alla Promotion League, dove vige il semi professionismo, vi sono squadre toste. Vedi Il Kriens (primo con 7 punti di vantaggio sul Brühl) che lavora molto bene e dispone pure di una bella struttura”.
In base alla tua esperienza, sarà dura risalire in caso di retrocessione?
“Visto che viene promossa soltanto la prima squadra sarà molto, molto difficile. Io ho vissuto il primo campionato di Promotion con lo Sciaffusa. Correva l’anno 2012, eravamo riusciti a salire subito, però le difficoltà sono state enormi. Bisogna anche tener conto che oggi vi giocano 18 squadre (con lunghe trasferte in Romandia e nella Svizzera orientale, ndr)”.
Era lo Sciaffusa di Aniello Fontana…
“Il signor Fontana (venuto a mancare nel 2019 a 71 anni) è stato al vertice del FC Sciaffusa per quasi un ventennio: ha fatto veramente le cose in grande: il nuovo stadio (FCS Arena) è nato grazie alla sua intraprendenza. Alla fine lo stadio costa però un mucchio di soldi che mettono in difficoltà la società stessa (in effetti il club naviga in acque tutt’altro che tranquille, ndr)”.
In conclusione Maurizio ti faccio la fatidica domanda: se dovessero chiamarti, torneresti ad allenare in Ticino?
“Beh, non è che aspetto una chiamata dal Ticino… Però se qualcuno pensasse a me per un ‘progetto’ interessante, sarei pronto, come si dice in gergo, a fare le valigie”.
Ci sta una risatina. Non si può mai sapere…