Nella vicina Penisola esiste, da sempre, soprattutto nel
calcio, la Squadra simpatia. Cos'è? In genere è un club espressione di
una città di provincia, senza o quasi tradizione calcistica, che si affaccia
nella massima serie, ottenendo buoni risultati.
Esempi più o meno recenti? Il ChievoVerona di inizio
millennio, il Sassuolo arrivato in Europa, l'Atalanta (la quale, durante la
lunga gestione Percassi/Gasperini ha raggiunto una solida dimensione
internazionale, culminata con la vittoria dell’Europa League due stagioni fa).
Oggi, con i bergamaschi in fase di transizione (ma capaci, va detto, di
arrivare agli ottavi di Champions, unica italiana riuscita nell'impresa), il
ruolo di squadra rivelazione (o simpatia, vedi sopra) tocca senza dubbio al
Como. Tuttavia, esiste un limite: le lodi e i sorrisi calano al raggiungimento
del sesto posto in classifica, per poi scomparire del tutto in caso di
occupazione di uno delle quattro posizioni davanti che valgono decine di
milioni. Quelli che, tradizionalmente, spettano alle strisciate, al Napoli e
alle romane. Non è una nostra supposizione: Andrea Agnelli, intervenuto a
Londra per il Business Football del FT, nel 2020, se ne uscì con
un'affermazione retorica forse, ma chiara: "Si può affermare che sia
giusto che stia in Champions chi non ha storia internazionale?" Il
riferimento era proprio nei confronti dell'Atalanta diventata, da squadra
simpatia, una concorrente.
Ecco, il Como sta vivendo proprio questa fase.
Cesc Fàbregas è diventato antipatico e supponente, gli azzurri una squadra che
gioca bene, certo, ma grazie a iniezioni di denaro sproporzionate, e a una
gestione che, presto o tardi, dovrà fare i conti col FPF. La realtà è che
l'allenatore catalano paga dazio, nell'ambiente calcistico d'oltre confine, per
diversi motivi. Non ha mai giocato in Serie A non perché non ci fossero squadre
pronte ad accoglierlo, ma in quanto nessuna ha mai avuto il carisma e (soprattutto)
la disponibilità economica per ingaggiarlo. Parla un buon italiano, ovviamente;
ma si capisce che usa, nella quotidianità, lo spagnolo e soprattutto l'inglese,
che padroneggia molto meglio, questo a differenza di tanti colleghi ai quali
serve invece l'interprete. Il suo è un calcio fatto di possesso palla, come
fanno tanti altri. La differenza è però soprattutto ricerca della profondità,
gioco sulle fasce, ricerca dell'uno contro uno: niente di nuovo, ma una rarità,
oggi, sui campi italiani. Sul mercato, il Como non paga giocatori 50 milioni di
euro: ma la sua forza è che salda, subito, con soldi veri, senza formule
fantasiose come prestiti con diritto di riscatto, rate infinite eccetera. I
giovani sbarcano sul Lario perché affascinati da Cesc, e sicuri di crescere con
una guida calcistica di tale spessore. Ce n'è abbastanza per smettere di essere
una squadra simpatia, insomma. Però, noi che abbiamo iniziato a seguirlo per
scelta editoriale (non è un caso che aziende ticinesi espongano il loro brand al
Sinigaglia...) lo scorso anno, anche nel periodo nel quale galleggiava sopra la
linea (ora è facile...), ci divertiamo. Anche se il nostro cuore batte per una "big".