Si diceva che gara-3 di norma è la partita che in una serie
di playoff dà maggiori indicazioni, e con ogni probabilità così è stato. La
supremazia dello Zurigo è stata netta e il divario che si è creato rischia di
essere diventato incolmabile per un Lugano che inizia a dare segni di resa pure
nel linguaggio del corpo, quasi consapevole che questi avversari sono troppo
superiori ad ogni livello. D’altronde è immaginabile la frustrazione quando per
due partite consecutive lontano dal proprio ghiaccio non si riesce a trovare la
via della rete, ma quel che inizia a preoccupare in casa Lugano è la quasi
impossibilità di reazione anche in una situazione in cui non vi è più nulla da perdere.
Per contro, i Lions anche dopo aver perso Sven Andrighetto (le conseguenze
dello scontro fortuito con Balcers sembrano serie) non si sono scomposti e hanno
continuato a gestire il comodo vantaggio, infierendo con la quarta rete trovata
da Sigrist su una magia di Denis Malgin.
È certamente presto per tirare le somme, ma se nelle prime
due sfide vi è stato un certo equilibrio minato da alcuni svarioni difensivi
bianconeri e da qualche ferro colpito di troppo come in occasione della partita
inaugurale della serie, al termine di gara-3 pare chiaro che questo Lugano
abbia pochi argomenti per poter impensierire una corazzata come quella
zurighese. Al netto di ciò, la squadra di Tomas Mitell non meriterebbe in ogni
caso di terminare il suo campionato con un severissimo 4-0. Ora Thürkauf e
compagni non hanno veramente più nulla da perdere e gara-4 di venerdì dovrà
essere giocata “senza un domani”. Lo merita il pubblico della Cornèr Arena come
lo merita il gruppo stesso: congedarsi dalla stagione della rinascita sportiva
con una sconfitta casalinga e in bianco nella serie non darebbe giustizia a
quanto compiuto negli scorsi mesi.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)