Mattia Bottani e il FC Lugano sono arrivati ai titoli di
coda: a fine stagione le loro strade si separeranno. La notizia, anche se
nell’aria, fa scalpore. Sia perché stiamo parlando di un elemento nato e cresciuto
nel FC Lugano, sia perché anche in questa stagione in cui ha giocato poco, è
comunque il capitano della squadra. Senza contare che la città, in questo
periodo, è tappezzata (anche) con il suo volto per lanciare la campagna
abbonamenti della prossima stagione, che coinciderà con l’inaugurazione del
nuovo stadio, la AIL Arena.
Purtroppo, quando una separazione è dolorosa e qualcuno si sente tradito, si ricercano colpevoli e vittime. Chi ha sbagliato? Si poteva fare qualcosa di diverso? Le domande si rincorrono nervosamente.
L’impressione, almeno stavolta, è che ognuno abbia fatto ciò che doveva, o voleva.
Bottani, legittimamente, si sente ancora in grado di giocare e vuole continuare a farlo ad alti livelli: dove e come lo vedremo. Ne ha tutto il diritto, ci mancherebbe. Ciò che non dovrebbe fare, è lamentarsi per il trattamento ricevuto.
I numeri di questa stagione sembrano inconfutabili, così come l’età (35 anni tra un paio di mesi): aspetti che possono giustificare la scelta tecnica del club che, riconoscendogli comunque un ruolo importante a livello di immagine e di rapporto con città e tifosi, gli ha offerto la possibilità di restare in società (giocare nell’Under 21, iniziare una carriera di allenatore e giocare comunque almeno una partita, anche se amichevole, nel nuovo stadio), come fece due stagioni or sono con Sabbatini.
Quello del Lugano, non è certo un gesto né risibile né scontato. Anzi.
I bianconeri hanno tutto il diritto di guardare avanti e programmare un futuro con tanti giovani che spingono per ritagliarsi uno spazio in prima squadra. Ciò che si chiede a gran voce a questa società è proprio quello di trovare al più presto un nuovo Bottani. Non lamentiamoci se ci sta provando.
Purtroppo, quando una separazione è dolorosa e qualcuno si sente tradito, si ricercano colpevoli e vittime. Chi ha sbagliato? Si poteva fare qualcosa di diverso? Le domande si rincorrono nervosamente.
L’impressione, almeno stavolta, è che ognuno abbia fatto ciò che doveva, o voleva.
Bottani, legittimamente, si sente ancora in grado di giocare e vuole continuare a farlo ad alti livelli: dove e come lo vedremo. Ne ha tutto il diritto, ci mancherebbe. Ciò che non dovrebbe fare, è lamentarsi per il trattamento ricevuto.
I numeri di questa stagione sembrano inconfutabili, così come l’età (35 anni tra un paio di mesi): aspetti che possono giustificare la scelta tecnica del club che, riconoscendogli comunque un ruolo importante a livello di immagine e di rapporto con città e tifosi, gli ha offerto la possibilità di restare in società (giocare nell’Under 21, iniziare una carriera di allenatore e giocare comunque almeno una partita, anche se amichevole, nel nuovo stadio), come fece due stagioni or sono con Sabbatini.
Quello del Lugano, non è certo un gesto né risibile né scontato. Anzi.
I bianconeri hanno tutto il diritto di guardare avanti e programmare un futuro con tanti giovani che spingono per ritagliarsi uno spazio in prima squadra. Ciò che si chiede a gran voce a questa società è proprio quello di trovare al più presto un nuovo Bottani. Non lamentiamoci se ci sta provando.