CICLISMO
Pogačar, numeri da fenomeno
Pubblicato il 26.03.2026 06:47
di Silvano Pulga
Tadej Pogačar è, prima di tutto, un ottimo amministratore di sé stesso (dal punto di vista atletico, s'intende). Per questo motivo, assieme al suo staff, programma meticolosamente la stagione, scegliendo le gare alle quali partecipare, impostando i tempi di recupero adeguati e programmi di allenamento che gli consentano di presentarsi al via sempre in perfette condizioni. L'ultima Milano-Sanremo è stata un esempio. Daniele Gigli su Ciclopico.it ha così fatto i conti in tasca allo sloveno, dopo l'impresa in terra ligure, successo numero 110 in carriera per lui, ottenuta in maglia iridata come Alfredo Binda (1931), Eddy Merckx (1972), Felice Gimondi (1974) e Giuseppe Saronni (1983).

Per il campione del mondo, quella di Sanremo è l’undicesima vittoria nelle Classiche Monumento, e gli ha permesso di raggiungere uno specialista come Roger De Vlaeminck al secondo posto di questa speciale graduatoria, che vede ancora saldamente in testa (ma per quanto ancora?) Eddy Merckx (19). Tadej è salito sul gradino più alto del podio in almeno quattro delle cinque grandi classiche (gli manca solo la Parigi-Roubaix che, infatti, sta preparando meticolosamente). Il gotha di chi è riuscito nell'impresa è esclusivamente belga: oltre all'immenso Eddy Merckx, solo Roger De Vlaeminck e Rick Van Looy le hanno vinte tutte e cinque. 
Non vi annoieremo con altre statistiche, anche se sono i numeri a rendere grandi i corridori. Di sicuro resterà nella memoria degli appassionati la caduta del capitano della UAE a una manciata di chilometri dal traguardo, la maglia strappata, le ferite e i probabili danni al mezzo (confermati all'arrivo), il fantastico recupero, lo sprint finale con il britannico Thomas Pidcock , che avevamo ammirato pochi giorni prima a Superga, e che ha mantenuto la promessa fattaci in sala stampa a Torino dopo la vittoria ("Farò il possibile per essere protagonista a Sanremo"), con l'abbraccio tra i due dopo il traguardo. Si racconta che lo sloveno abbia confidato, in quel momento, al britannico, che non avrebbe più intenzione di tornare sulle strade della Classicissima di primavera.
 
Al netto delle confidenze, lo sloveno, in particolare, ha voluto sottolineare un aspetto, come ci racconta Fanpage. "Le corse si preparano su strada, allenandosi giorno dopo giorno sul percorso. E, devo dire, gli automobilisti italiani nei confronti di chi va in bicicletta sono un po' criminali, ogni volta si rischia la vita…" Parole, queste, che sicuramente hanno colpito gli appassionati d'oltre confine, e che apriranno parecchie polemiche, anche al di fuori del fatto sportivo, sulla convivenza tra ciclisti e automobilisti. Nel frattempo, i corridori italiani fanno i conti con un'astinenza di vittorie che dura ormai da 8 edizioni consecutive della classica di primavera. L’ultima vittoria rimane infatti quella di Nibali nel 2018. E qualche esperto di statistiche inizia a confrontare questo digiuno con quello più lungo per il ciclismo italiano, durato sedici anni,  tra il bis di Loretto Petrucci nel 1953 al primo posto di Michele Dancelli nel 1970.
(Foto SP)