Possiamo dirlo: con il clamoroso ribaltamento della sfida di
Cardiff, grazie a un intramontabile Edin Džeko, l'Italia ha un piede e mezzo
negli Stai Uniti. Logico che l'incontro con i bosniaci, che avrà luogo allo
Stadion Bilino Polje di Zenica martedì prossimo in orario ancora da definirsi,
sia potenzialmente insidioso; tuttavia, a Cardiff le temperature sarebbero
state decisamente più elevate, soprattutto per i valori individuali dei gallesi
i quali, ieri sera, hanno avuto il grave torto di non chiudere la contesa coi
balcanici quando ne avevano la possibilità, a parte l'avere incassato un gol su
palla ferma a meno di quattro minuti dalla fine.
Al netto dell'ovvio gioco delle parti (già partito da parte
di Gattuso e del suo clan), logico che, alla vigilia, potendo scegliere, l'ex
allenatore di Sion e Milan avrebbe sicuramente scelto di giocarsi la
qualificazione mondiale nei Balcani, piuttosto che in Gran Bretagna. Dopodiché,
va sicuramente detto che la partita contro l'Irlanda del Nord non è stata
sicuramente memorabile, soprattutto nella prima frazione. E, del resto, come
sosteniamo da sempre, il calcio è roba semplice: chi non tira in porta, non
segna. E gli azzurri, nei primi 45' minuti, di conclusioni nello specchio degne
di questo nome, non ne avevano fatte.
Nella ripresa si è visto più coraggio, con Tonali il quale,
dal limite, ha provato a cercare il bersaglio da fuori area: la sua
conclusione, secca, con la benedizione di Eupalla, è passata indenne in un'area
affollatissima, e si è insaccata alle spalle del portiere avversario, che l'ha
vista partire troppo tardi. A quel punto, anche il più scatenato dei
sostenitori nordirlandesi, affezionato od occasionale, ha alzato bandiera
bianca: ci sarebbe voluto un suicidio per consentire ai biancoverdi di
raddrizzarla, viste le loro difficoltà dalla tre quarti in su. Il secondo gol
di Moise Kean all'80', peraltro di buona fattura, ha così chiuso i giochi.
Va detto che i problemi della nazionale azzurra restano; la
speranza del vulcanico Gattuso è che, a fronte di un'eventuale qualificazione
dopo ben 12 anni di assenza, si aprano le porte a una programmazione diversa
degli spazi per la nazionale. Un auspicio, dopo la rivelazione di aver visto,
in questi mesi, assieme al suo staff, un numero enorme di partite. Ma si sa, un
programma informatico non può sostituire uno stage in presenza, non fosse altro
per l'aspetto motivazionale. Come si possa trovare il tempo per organizzarlo,
con questi calendari, è un altro discorso.