Se vogliamo portarla in musica, la serie tra ZSC Lions e
Lugano ha una colonna sonora perfetta: “La dura legge del gol” degli 883. Anche
in gara-4 è stata la squadra di Mitell a fare “un gran bel gioco” ma gli zurighesi
“alla prima opportunità” hanno trovato il modo di lasciare in bianco una
squadra che, come dicevamo negli scorsi giorni, non meritava di congedarsi già
nella serata di venerdì. Sono infatti bastate due disattenzioni della retroguardia
bianconera agli zurighesi per decidere l’incontro e regalarsi l’accesso alle
semifinali.
La quarta partita della serie è stata quella meglio
disputata tatticamente da parte di una squadra che il coach svedese ha
ridisegnato in toto, modificando tutti i terzetti offensivi. Una rinfrescata che
il quadro bianconero, forse, necessitava dopo un’intera stagione con i medesimi
blocchi. La risposta è stata positiva da parte di Simion e compagni, ma non
abbastanza per tornare un’altra volta alla Swiss Life Arena. Positiva inoltre
la prova fornita da Joren van Pottelberghe, aldilà del pasticcio in occasione
del gol di Denis Malgin dove l’estremo difensore non è stato il solo responsabile.
L’1-1 provvisorio di Kupari in powerplay ha illuso tutti
quanti, in particolare sulla possibilità che, finalmente, la buona sorte
girasse in favore dei bianconeri. La conclusione del finlandese è infatti
terminata prima sulla traversa per poi toccare il palo interno, a sufficienza
da essere considerata valida. La premesse per essere in rampa di lancio ci sono
state, tenendo conto del fatto che i Lions sono scesi in Ticino apparentemente
con meno mordente rispetto alle prime tre gare, a dimostrazione di come l’incontro
sia stato il più corretto di tutta la serie. Il Lugano ha infatti potuto
gestire meglio il disco e cercare qualche soluzione più sporca verso Hrubec,
ancora una volta perfetto.
In conclusione, il Lugano esce sì senza gioire ma lo può
fare a testa alta e circondato dall’affetto dei suoi tifosi, i quali al termine
dell’incontro hanno tributato un meritato abbraccio ai loro beniamini. Un gesto che racchiude un'intera stagione e che permette all'intero ambiente di fare definitivamente pace con il passato. Citando ancora Max
Pezzali, i “quanti in questi anni ci han deluso, quanti col sorriso dopo l'uso ci hanno buttato” non contano più, conta far tesoro di quando mostrato e
dimostrato in queste partite al fine di diventare “lo squadrone che fa
spettacolo e non molla mai”.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)