PORTIERI
Schlegel: Riscatta, come
tutta la squadra, la stagione passata grazie ad una regular season ad altissimi
livelli, valsagli il rinnovo di contratto fino al 2028. Nei playoff il duello a
distanza con Hrubec lo penalizza rendendogli l’etichetta di portiere “normale”
ancora più pesante. Voto 5
Van Pottelberghe: Con lui,
il preparatore dei portieri Antti Ore ha fatto un vero miracolo. In evidente e
comprensibile difficoltà nei primi mesi del campionato, ritrova con il passare
delle partite le migliori sensazioni, impreziosite anche da due shutout nelle 16
partite complessive da lui disputate. Viene schierato in gara-4, non fa una
bella figura sul 2-1 di Malgin ma la sua prova è stata positiva. Voto 5-
Beglieri: senza voto
DIFENSORI
B. Zanetti: La sua prima
stagione in bianconero è condita da alti e bassi, non trova moltissimo ghiaccio
e il suo bilancio +/- con un complessivo -4 è il peggiore dei difensori.
Nonostante ciò è stabilmente presente nel line-up. Dal punto di vista della
personalità può progredire, è ancora molto giovane e i margini di crescita sono
molto ampi. Voto 4-
Alatalo: Numericamente in
linea con quanto fatto un anno fa, la vera rivoluzione da parte sua, a 35 anni,
è avvenuta nel ridurre al minimo le “alatalate”, vero incubo dei tifosi
bianconeri. Grazie a questa miglior gestione del disco in uscita dal terzo, disputa
una delle migliori stagioni da quando è sulle rive del Ceresio. Voto 5+
Müller: Inizia male per
poi tornare ad essere il ministro della difesa nel momento in cui tutta la
squadra gira. Un infortunio lo frena sul più bello e nei playoff non lo si nota,
né in positivo ma nemmeno in negativo, ed è il dato che più conta. A livello di
punti è la sua miglior stagione in maglia bianconera. Voto 5+
Aebischer: Con l’inseparabile
Dahlström è colui che ha giovato maggiormente della cura prescritta dal nuovo
staff tecnico. A 26 anni entra nella fase clou della sua carriera e con lui il
Lugano può annoverare un valido elemento che non sarà un top player, ma è
estremamente prezioso nelle due fasi, con ancora qualche margine di crescita. Voto 5
Meile: Il pre-season
lasciava presagire un maggior utilizzo del giovane difensore, salvo essere
presto girato in Swiss League. Qualche breve apparizione e diverse buone cose,
è comunque impossibile dargli una valutazione. Senza voto
J. Peltonen: Osasse un po’
di più in fase offensiva sarebbe uno dei migliori difensori two-ways del
campionato, tant’è che, quando il Lugano ha avuto emergenza in attacco, a fare
da tappabuchi è stato proprio il numero 52. Resta una certezza. Voto 5-
Carrick: Nonostante un
buon bottino di punti e ben 10 reti, dal difensore statunitense ci si aspettava
un apporto maggiore in termini di leadership, che non disdegna quando si tratta
di giocare in maniera ruvida, ma non mette a disposizione negli special teams e
più in generale nel gioco voluto da Mitell. Lascerà Lugano ma nel campionato
svizzero ha trovato una buona dimensione. Voto 4.5
Dahlström: Vedi voto ad
Aebischer. Già nella scorsa sciagurata stagione, quando Uwe Krupp ha potuto ha
sempre fatto affidamento su di lui. Con Mitell trova un ruolo chiave nello
scacchiere bianconero e non è un caso che rimarrà in concomitanza con il
tecnico. Voto 5+
Togni: Il ragazzo ha
mostrato buone cose nelle sporadiche apparizioni in bianconero. Gioca
prevalentemente con gli Snakes in Swiss League. Senza voto
ATTACCANTI
Tanner: La vera scommessa
vinta da Steinmann, il quale gli dà fiducia quando lo stesso numero 7 aveva
perso le speranze. Scala velocemente le gerarchie, dal try-out estivo superato
con la conferma per l’intero campionato, fino al rinnovo biennale. Tatticamente
intelligente, abile agli ingaggi, sfigura solamente in un’occasione, quando
viene schierato al fianco di Sanford e Fazzini. Voto 4.5
Sekac: È uno strascico
della scorsa stagione, ed è paradossalmente riuscito a fare peggio malgrado i
risultati collettivi siano stati migliori. Mette spesso in difficoltà la
squadra con delle penalità inutili e dannose, senza dimenticare il -5
complessivo. Il tutto sommato buon playoff non basta a salvarlo. Voto 3
M. Zanetti: Reduce da due
stagioni in cui è stato spesso targato come elemento senza un preciso “perché”
nel roster bianconero e addirittura in National League, dimostra, con una guida
tecnica di spessore, che può valere un ruolo in entrambi i contesti. Il suo
gioco risulta ora essere più verticale e lontano dalle assi, cosa che lo rende
più pericoloso in fase offensiva. Disputa un playoff da spina nel fianco. Voto
4+
A. Peltonen: Messo alla
porta 12 mesi or sono, Steinmann lo riprende tra lo scetticismo generale e vince
anche questa rischiosissima scommessa. Subisce un leggero calo, dovuto anche ad
un infortunio poco prima dei playoff, ma la sua stagione resta positiva. Voto
4+
Bertaggia: Gli va concessa
l’attenuante del lungo stop dopo la violenta carica subita contro l’Ajoie ad
inizio ottobre, ma sostanzialmente fatica a trovare un vero e proprio ruolo all’interno
del line-up, dove le prestazioni non sono state sufficienti né in una linea
offensiva come quella composta da Simion e Thürkauf, così come in ambiti più di
rottura. In sintesi, il suo ritorno a casa non è stato dei più felici, ma nemmeno
dei più fortunati. Voto 3.5
Canonica: Il Lugano ha
trovato al suo interno lo svizzero mancante in fase offensiva. “Lollo” sta diventando
adulto sotto ogni aspetto, dalla crescita fisica a quella della leadership. Con
Fazzini e Sanford forma una delle linee migliori di tutto il campionato, fino
al suo infortunio che di fatto rallenta la chimica di tutto il terzetto. Anche
lui rinnova fino al 2028 e la sua carriera si può definitivamente considerare
lanciata. Voto 5
Emanuelsson: I numeri non
sono quelli di un top player, ma il lavoro che svolge è fondamentale nel creare
spazi a elementi più dotati qualitativamente. Non a caso, dopo la partenza di
Omark è colui che meglio si è adattato alle caratteristiche del blocco “dei
nazionali”, i quali senza di lui perdono smalto e imprevedibilità. In prestito
dal Luleå, tornerà in Svezia per onorare il suo contratto. Utopia rivederlo? Lo
scopriremo solo vivendo. Voto 4.5
Fazzini: Stagione semplicemente
stellare del Fazz, che in Sanford trova finalmente un elemento in grado di
capire la sua lingua hockeistica. Miglior giocatore svizzero della regular
season, miglior stagione a livello di punti di tutta la carriera e l’unico dei “tenori”
bianconeri a tenere alto l’acuto nonostante qualche nervosismo di troppo dovuto
all’attaccamento. Dulcis in fundo, un accordo a vita in prospettiva, che lo proietterà
di diritto nella leggenda del club. Voto 6-
Valk: Lo si è visto troppo
poco per trarne un giudizio. Verrà ricordato per aver insaccato il primo disco
toccato con addosso la maglia del Lugano. Se ne va con una buona referenza. Senza
voto
Kupari: La malasorte lo
toglie dai giochi dopo una sola partita e lo riconsegna al Lugano solamente
durante la pausa olimpica. Nelle dieci partite disputate cresce di cambio in
cambio risultando uno dei migliori nei playoff. In vista del prossimo
campionato, è da considerare come un nuovo acquisto che già conosce l’ambiente.
Senza voto
Sanford: Arriva in una
calda fine di agosto in evidente debito di condizione. Non ci metterà molto a
recuperarla dando subito l’impressione di essere un giocatore fisicamente dominante.
Progressivamente arriveranno anche i punti, tanti, avvalorati dall’intesa con due
dei prodotti locali bianconeri, tanto che il club blinda anche lui per il “ciclo
Mitell”. Attesissimo al gran ballo dei playoff, si spegne sul più bello
lasciando un senso di incompletezza in una stagione più che positiva. Voto 5.5
Morini: Salta solamente
due partite, lasciandosi definitivamente alle spalle l’incidente di due anni
fa. La convocazione per le olimpiadi casalinghe chiude il cerchio. Sempre
generoso e dotato di un senso dell’hockey raro nel nostro campionato. Trova la
rete della speranza in gara-2 dando a molti quella sensazione di “déjà vu”
vista poco più di un anno fa contro l’Ajoie. Voto 4.5
Henry: Dotato di un buon
fisico e hockeisticamente “sfrontato”, ha dimostrato di meritarsi più spazio
nel Lugano di domani. Una bella sorpresa. Voto 4
Omark: Il suo arrivo è stato
un booster per la fiducia del gruppo, nonostante non sia blasfemo dire che
abbia giocato da fermo buona parte delle sue 15 partite in bianconero. La
classe non invecchia e alla fine lo dimostra. Club e giocatore hanno cercato di
venirsi incontro, ma alla fine hanno prevalso fattori superiori. Se ci fosse
stato sarebbe stato d’aiuto, ma il Lugano ha fatto una grande stagione anche
senza il suo apporto. Voto 4.5
Besanidis: Lo si è visto
pochissimo, lasciando intravedere buone cose. Senza voto
Lee: Preso per allungare
la coperta, dopo un pre-season in cui è spiccato per “garra” scende sul ghiaccio
per una manciata di partite in regular season, prima di stabilirsi in Swiss
League a Sierre. Difficile vederlo in futuro. Senza voto
Sgarbossa: Steinmann di
scommesse ne ha vinte tante, purtroppo questa risulta essere meno fortunata.
Nulla di grave, alla fine il canadese il suo apporto lo ha dato: 18 punti non è
un bottino da buttare via se comparato con gli altri imports, semplicemente nel
contesto che si sta creando a Lugano non funziona. Capita. Voto 4.5
Simion: La sua prima stagione
dopo anni vincenti in Svizzera interna non è felicissima, ma le critiche
ricevute dal valmaggese sono state talvolta ingenerose. Numericamente in linea
con il passato, pure l’apporto sul ghiaccio non si discute. Con un Innala al
suo fianco potrebbe tornare a superare i 30 punti. Voto 5-
Perlini: Il rischio flop era
altissimo già in fase di rumors, e tale si è confermato. Innegabile l’impegno e
la voglia di mettersi a disposizione del gruppo, come innegabile che a 29 anni
abbia gettato alle ortiche l’occasione più grande per rilanciare una carriera che
lo ha visto vieppiù perdersi. QI hockeistico al di sotto della media come
dimostrato in occasione della penalità di partita rimediata a Bienne e, sempre
contro i Seeländer, l’infortunio alla spalla rimediato dopo aver mancato un
inutile check a risultato acquisito e a pochi minuti dal termine dell’incontro.
Voto 3+
Thürkauf: L’anno olimpico
presenta il conto al capitano bianconero, autore sino alla rassegna a cinque
cerchi di una buona stagione, non la più produttiva della sua carriera ma
compensata con una gran mole di lavoro a tutta pista. Dopo Milano un solo
assist contabilizzato e un calo di rendimento netto: il solo 36% di efficacia
agli ingaggi nei quarti è simbolo di quanto il voler staccare un biglietto per i
Giochi Olimpici sia costato. Voto 5-
STAFF TECNICO
Sono state più volte citate le
scommesse di Steinmann, ma qui parliamo di un vero e proprio jolly pescato dal
DS bianconero. Che per fare un salto si necessitava di una guida tecnica
superiore alla media era sotto gli occhi di tutti, trovarla così adatta in poco
tempo non è così evidente. Steinmann ha voluto affidarsi alla sintonia con
Hedlund e al carisma di Mitell, il quale è riuscito nell’impresa di trasmettere
all’ambiente bianconero il vero senso della parola “pazienza”. I fatti gli
hanno dato ragione e in prospettiva si sta costruendo un Lugano moderno e con
una mentalità davvero vincente. L’eliminazione in sole quattro partite fa parte
del percorso, non è da considerare come metro di giudizio. Voto 5.5
(Foto Ticishot-Simone Andriani)