HC LUGANO
Il pagellone del Lugano
Pubblicato il 29.03.2026 08:00
di Sandro Solcà
PORTIERI
Schlegel: Riscatta, come tutta la squadra, la stagione passata grazie ad una regular season ad altissimi livelli, valsagli il rinnovo di contratto fino al 2028. Nei playoff il duello a distanza con Hrubec lo penalizza rendendogli l’etichetta di portiere “normale” ancora più pesante. Voto 5
Van Pottelberghe: Con lui, il preparatore dei portieri Antti Ore ha fatto un vero miracolo. In evidente e comprensibile difficoltà nei primi mesi del campionato, ritrova con il passare delle partite le migliori sensazioni, impreziosite anche da due shutout nelle 16 partite complessive da lui disputate. Viene schierato in gara-4, non fa una bella figura sul 2-1 di Malgin ma la sua prova è stata positiva. Voto 5-
Beglieri: senza voto
DIFENSORI
B. Zanetti: La sua prima stagione in bianconero è condita da alti e bassi, non trova moltissimo ghiaccio e il suo bilancio +/- con un complessivo -4 è il peggiore dei difensori. Nonostante ciò è stabilmente presente nel line-up. Dal punto di vista della personalità può progredire, è ancora molto giovane e i margini di crescita sono molto ampi. Voto 4-
Alatalo: Numericamente in linea con quanto fatto un anno fa, la vera rivoluzione da parte sua, a 35 anni, è avvenuta nel ridurre al minimo le “alatalate”, vero incubo dei tifosi bianconeri. Grazie a questa miglior gestione del disco in uscita dal terzo, disputa una delle migliori stagioni da quando è sulle rive del Ceresio. Voto 5+
Müller: Inizia male per poi tornare ad essere il ministro della difesa nel momento in cui tutta la squadra gira. Un infortunio lo frena sul più bello e nei playoff non lo si nota, né in positivo ma nemmeno in negativo, ed è il dato che più conta. A livello di punti è la sua miglior stagione in maglia bianconera. Voto 5+
Aebischer: Con l’inseparabile Dahlström è colui che ha giovato maggiormente della cura prescritta dal nuovo staff tecnico. A 26 anni entra nella fase clou della sua carriera e con lui il Lugano può annoverare un valido elemento che non sarà un top player, ma è estremamente prezioso nelle due fasi, con ancora qualche margine di crescita. Voto 5
Meile: Il pre-season lasciava presagire un maggior utilizzo del giovane difensore, salvo essere presto girato in Swiss League. Qualche breve apparizione e diverse buone cose, è comunque impossibile dargli una valutazione. Senza voto
J. Peltonen: Osasse un po’ di più in fase offensiva sarebbe uno dei migliori difensori two-ways del campionato, tant’è che, quando il Lugano ha avuto emergenza in attacco, a fare da tappabuchi è stato proprio il numero 52. Resta una certezza. Voto 5-
Carrick: Nonostante un buon bottino di punti e ben 10 reti, dal difensore statunitense ci si aspettava un apporto maggiore in termini di leadership, che non disdegna quando si tratta di giocare in maniera ruvida, ma non mette a disposizione negli special teams e più in generale nel gioco voluto da Mitell. Lascerà Lugano ma nel campionato svizzero ha trovato una buona dimensione. Voto 4.5
Dahlström: Vedi voto ad Aebischer. Già nella scorsa sciagurata stagione, quando Uwe Krupp ha potuto ha sempre fatto affidamento su di lui. Con Mitell trova un ruolo chiave nello scacchiere bianconero e non è un caso che rimarrà in concomitanza con il tecnico. Voto 5+
Togni: Il ragazzo ha mostrato buone cose nelle sporadiche apparizioni in bianconero. Gioca prevalentemente con gli Snakes in Swiss League. Senza voto
ATTACCANTI
Tanner: La vera scommessa vinta da Steinmann, il quale gli dà fiducia quando lo stesso numero 7 aveva perso le speranze. Scala velocemente le gerarchie, dal try-out estivo superato con la conferma per l’intero campionato, fino al rinnovo biennale. Tatticamente intelligente, abile agli ingaggi, sfigura solamente in un’occasione, quando viene schierato al fianco di Sanford e Fazzini. Voto 4.5
Sekac: È uno strascico della scorsa stagione, ed è paradossalmente riuscito a fare peggio malgrado i risultati collettivi siano stati migliori. Mette spesso in difficoltà la squadra con delle penalità inutili e dannose, senza dimenticare il -5 complessivo. Il tutto sommato buon playoff non basta a salvarlo. Voto 3
M. Zanetti: Reduce da due stagioni in cui è stato spesso targato come elemento senza un preciso “perché” nel roster bianconero e addirittura in National League, dimostra, con una guida tecnica di spessore, che può valere un ruolo in entrambi i contesti. Il suo gioco risulta ora essere più verticale e lontano dalle assi, cosa che lo rende più pericoloso in fase offensiva. Disputa un playoff da spina nel fianco. Voto 4+
A. Peltonen: Messo alla porta 12 mesi or sono, Steinmann lo riprende tra lo scetticismo generale e vince anche questa rischiosissima scommessa. Subisce un leggero calo, dovuto anche ad un infortunio poco prima dei playoff, ma la sua stagione resta positiva. Voto 4+
Bertaggia: Gli va concessa l’attenuante del lungo stop dopo la violenta carica subita contro l’Ajoie ad inizio ottobre, ma sostanzialmente fatica a trovare un vero e proprio ruolo all’interno del line-up, dove le prestazioni non sono state sufficienti né in una linea offensiva come quella composta da Simion e Thürkauf, così come in ambiti più di rottura. In sintesi, il suo ritorno a casa non è stato dei più felici, ma nemmeno dei più fortunati. Voto 3.5
Canonica: Il Lugano ha trovato al suo interno lo svizzero mancante in fase offensiva. “Lollo” sta diventando adulto sotto ogni aspetto, dalla crescita fisica a quella della leadership. Con Fazzini e Sanford forma una delle linee migliori di tutto il campionato, fino al suo infortunio che di fatto rallenta la chimica di tutto il terzetto. Anche lui rinnova fino al 2028 e la sua carriera si può definitivamente considerare lanciata. Voto 5
Emanuelsson: I numeri non sono quelli di un top player, ma il lavoro che svolge è fondamentale nel creare spazi a elementi più dotati qualitativamente. Non a caso, dopo la partenza di Omark è colui che meglio si è adattato alle caratteristiche del blocco “dei nazionali”, i quali senza di lui perdono smalto e imprevedibilità. In prestito dal Luleå, tornerà in Svezia per onorare il suo contratto. Utopia rivederlo? Lo scopriremo solo vivendo. Voto 4.5
Fazzini: Stagione semplicemente stellare del Fazz, che in Sanford trova finalmente un elemento in grado di capire la sua lingua hockeistica. Miglior giocatore svizzero della regular season, miglior stagione a livello di punti di tutta la carriera e l’unico dei “tenori” bianconeri a tenere alto l’acuto nonostante qualche nervosismo di troppo dovuto all’attaccamento. Dulcis in fundo, un accordo a vita in prospettiva, che lo proietterà di diritto nella leggenda del club. Voto 6-
Valk: Lo si è visto troppo poco per trarne un giudizio. Verrà ricordato per aver insaccato il primo disco toccato con addosso la maglia del Lugano. Se ne va con una buona referenza. Senza voto
Kupari: La malasorte lo toglie dai giochi dopo una sola partita e lo riconsegna al Lugano solamente durante la pausa olimpica. Nelle dieci partite disputate cresce di cambio in cambio risultando uno dei migliori nei playoff. In vista del prossimo campionato, è da considerare come un nuovo acquisto che già conosce l’ambiente. Senza voto
Sanford: Arriva in una calda fine di agosto in evidente debito di condizione. Non ci metterà molto a recuperarla dando subito l’impressione di essere un giocatore fisicamente dominante. Progressivamente arriveranno anche i punti, tanti, avvalorati dall’intesa con due dei prodotti locali bianconeri, tanto che il club blinda anche lui per il “ciclo Mitell”. Attesissimo al gran ballo dei playoff, si spegne sul più bello lasciando un senso di incompletezza in una stagione più che positiva. Voto 5.5
Morini: Salta solamente due partite, lasciandosi definitivamente alle spalle l’incidente di due anni fa. La convocazione per le olimpiadi casalinghe chiude il cerchio. Sempre generoso e dotato di un senso dell’hockey raro nel nostro campionato. Trova la rete della speranza in gara-2 dando a molti quella sensazione di “déjà vu” vista poco più di un anno fa contro l’Ajoie. Voto 4.5
Henry: Dotato di un buon fisico e hockeisticamente “sfrontato”, ha dimostrato di meritarsi più spazio nel Lugano di domani. Una bella sorpresa. Voto 4
Omark: Il suo arrivo è stato un booster per la fiducia del gruppo, nonostante non sia blasfemo dire che abbia giocato da fermo buona parte delle sue 15 partite in bianconero. La classe non invecchia e alla fine lo dimostra. Club e giocatore hanno cercato di venirsi incontro, ma alla fine hanno prevalso fattori superiori. Se ci fosse stato sarebbe stato d’aiuto, ma il Lugano ha fatto una grande stagione anche senza il suo apporto. Voto 4.5
Besanidis: Lo si è visto pochissimo, lasciando intravedere buone cose. Senza voto
Lee: Preso per allungare la coperta, dopo un pre-season in cui è spiccato per “garra” scende sul ghiaccio per una manciata di partite in regular season, prima di stabilirsi in Swiss League a Sierre. Difficile vederlo in futuro. Senza voto
Sgarbossa: Steinmann di scommesse ne ha vinte tante, purtroppo questa risulta essere meno fortunata. Nulla di grave, alla fine il canadese il suo apporto lo ha dato: 18 punti non è un bottino da buttare via se comparato con gli altri imports, semplicemente nel contesto che si sta creando a Lugano non funziona. Capita. Voto 4.5
Simion: La sua prima stagione dopo anni vincenti in Svizzera interna non è felicissima, ma le critiche ricevute dal valmaggese sono state talvolta ingenerose. Numericamente in linea con il passato, pure l’apporto sul ghiaccio non si discute. Con un Innala al suo fianco potrebbe tornare a superare i 30 punti. Voto 5-
Perlini: Il rischio flop era altissimo già in fase di rumors, e tale si è confermato. Innegabile l’impegno e la voglia di mettersi a disposizione del gruppo, come innegabile che a 29 anni abbia gettato alle ortiche l’occasione più grande per rilanciare una carriera che lo ha visto vieppiù perdersi. QI hockeistico al di sotto della media come dimostrato in occasione della penalità di partita rimediata a Bienne e, sempre contro i Seeländer, l’infortunio alla spalla rimediato dopo aver mancato un inutile check a risultato acquisito e a pochi minuti dal termine dell’incontro. Voto 3+
Thürkauf: L’anno olimpico presenta il conto al capitano bianconero, autore sino alla rassegna a cinque cerchi di una buona stagione, non la più produttiva della sua carriera ma compensata con una gran mole di lavoro a tutta pista. Dopo Milano un solo assist contabilizzato e un calo di rendimento netto: il solo 36% di efficacia agli ingaggi nei quarti è simbolo di quanto il voler staccare un biglietto per i Giochi Olimpici sia costato. Voto 5-
STAFF TECNICO
Sono state più volte citate le scommesse di Steinmann, ma qui parliamo di un vero e proprio jolly pescato dal DS bianconero. Che per fare un salto si necessitava di una guida tecnica superiore alla media era sotto gli occhi di tutti, trovarla così adatta in poco tempo non è così evidente. Steinmann ha voluto affidarsi alla sintonia con Hedlund e al carisma di Mitell, il quale è riuscito nell’impresa di trasmettere all’ambiente bianconero il vero senso della parola “pazienza”. I fatti gli hanno dato ragione e in prospettiva si sta costruendo un Lugano moderno e con una mentalità davvero vincente. L’eliminazione in sole quattro partite fa parte del percorso, non è da considerare come metro di giudizio. Voto 5.5
(Foto Ticishot-Simone Andriani)