Nato sotto il segno dei pesci, come canta Antonello Venditti.
La canzone ad un certo punto dice: “meritiamo un’altra vita”. Luca Fazzini
avrebbe meritato con il suo Lugano un altro finale di stagione. È un Fazz
ancora arrabbiato, deluso per come sono andate le cose contro uno Zurigo cinico
e spietato: “Uscire in sole quattro partite fa malissimo, questi playoff
sono stati troppo corti per noi. Peccato non aver potuto dimostrare quanto
potevamo fare e cercare di metterli in difficoltà con qualche vittoria. Loro
hanno comunque meritato di andare in semifinale, ma noi a tratti abbiamo
giocato meglio dei campioni svizzeri. Resta una magra consolazione, siamo però
consapevoli di poter migliorare in futuro ciò che non è funzionato in questa
serie. Non meritavano di uscire in quattro partite e dunque c’è tanta amarezza”.
Una stagione comunque esaltante e quasi insperata se si
pensa dove eravate un anno fa…
“Hai detto bene. Ciò che abbiamo fatto in regular season
è lì da vedere. Abbiamo avuto qualche difficoltà ad inizio stagione nelle prime
otto partite per trovare il nostro sistema di gioco, ma una volta assimilato le
idee dello staff tecnico siamo decollati. Una serie di ottime prestazioni e il
posto nel top six sono da considerare un buon traguardo. Peccato per le ultime
partite dopo le Olimpiadi dove non siamo stati brillanti come prima. Contro lo
Zurigo abbiamo ritrovato il gioco ma non le reti… e se non segni non vai da
nessuna parte”.
A proposito di reti e assist, Luca, hai fatto una
stagione molto positiva e in 52 partite ha messo a referto 47 punti con 16 gol
e 31 assist. Quarto posto in assoluto nei top scorrer dietro a tre mostri come
Markus Granlund (ex bianconero) con 54 Matey Stransky (53) e Jesse Puljujärvi
(52), senza dimenticare gli innumerevoli ferri colpiti…
“Già, i ferri, l’ultimo in quel rigore a Zurigo che
magari avrebbe cambiato l’inerzia della serie… però cosa vuoi farci? I pali ormai
fanno parte della porta”. Fazz accenna ad un amaro sorriso, prende fiato e
continua: “Non sono contento della stagione. Non sono pienamente soddisfatto
perché potevo far meglio. Certo arrivare dietro a colossi del genere nella
classifica dei top scorer può essere considerato un buon traguardo, ma se la
squadra esce ai quarti non puoi essere soddisfatto. Il gruppo ha dato tutto ma
è mancata quella qualità che loro hanno avuto nei momenti difficili. Dovremo
imparare a diventare cinici. Lo diventeremo dalla prossima stagione. certe
lezioni si imparano e non si dimenticano…”.
Avete dunque capito in questo quarto di finale dove
dovete correggervi?
“Abbiamo avuto dodici tempi per capire cosa serve in
questi momenti e da loro abbiamo solo da imparare. Hanno vinto due campionati
di fila e la Champions, dunque è una squadra da prendere come esempio, anche se
a livelli di singoli loro hanno un qualcosa in più di noi”.
Per finire cosa vuoi dire a tifosi bianconeri che in
questa stagione vi hanno seguiti in modo massiccio e caloroso, applaudendovi e
acclamandovi anche nell’ultima partita della stagione malgrado sia stato un
finale senza vittorie?
“Posso e possiamo come squadra solo ringraziarli e
promettere che torneremo fra pochi mesi più motivati che mai per continuare
un’evoluzione ancora maggiore e dar loro quelle soddisfazioni che meritano e
che un club così glorioso merita nuovamente di rivivere”.
Capitolo mondiali e Nazionale. Nutri speranze di andarci?
“Dovresti fare questa domanda a Patrick Fischer. Naturalmente
ci spero, come primo svizzero della classifica marcatori penso di potermi
meritare una chance. Ho sempre il focus su due maglie: quella del cuore,
bianconerogialla, e quella che quando la indossi rappresenti un’intera Nazione”.
Nel 2027 a Luca Fazzini scadrà il contratto ma siamo certi
che lo rinnoverà senza problemi. Anzi il DS Steinmann sicuramente gli proporrà
un prolungamento ancor prima dell’inizio della nuova stagione. Il numero 17 è
ormai un leader imprescindibile di questa squadra. La sua testa è piena di
speranze per arrivare un giorno a quel successo da protagonista che fin da
bambino ha sognato e che ha vissuto nel 2006 sugli spalti, quando aveva 11 anni.
Vent’anni fa… una vita fa!
(Foto Ticishot-Simone Andriani)