Quello
tra Bottani e il Lugano sta diventando un “lungo addio”. Oggi,
come comunicato, è previsto un incontro a cui parteciperanno: Martin
Blaser, vicepresidente e CEO, Sebastian Pelzer, Chief Sports Officer,
Mattia Croci-Torti, Head coach e Mattia Bottani, capitano.
Si chiude un'epoca, si vuole parlare di un pezzo di storia recente
del club. E Bottani ha già fatto sentire la sua voce, sui media è visibile un suo
messaggio. Confessa che “lascerà una maglia che ha sentito come
una seconda pelle”; finisce “un viaggio incredibile e
unico”; è stata “scritta una pagina destinata a restare
scolpita nel tempo”. Lo conforta il calore dei tifosi “che
porterà per sempre”, e “emozioni e ricordi saranno
indelebili nel mio cuore”. Ma promette che da giugno sarà un
sostenitore bianconero “pronto a tifare questi colori ovunque e
per sempre”. Il
distacco e l'addio possono essere insopportabili. La separazione che
recide il legame che si sentiva indissolubile. L'immaginario
collettivo rimanda la figura dei calciatori come dei guerrieri. Delle
icone che rappresentano se stessi: forti e sicuri. Strapagati e
felici. Invece possono mostrarsi davanti alla platea come umani,
anche loro possono farsi travolgere dalle emozioni. Altro che lieve
commozione, non sarebbe identitaria e non rispetterebbe
l'attaccamento alla maglia e ai colori. Ma c'è un ultimo obiettivo,
c'è bisogno di raggiungere un traguardo chiamato Europa.
FC LUGANO
Il lungo addio