HC AMBRÌ PIOTTA
Un viaggio particolare
Pubblicato il 31.03.2026 09:56
di Marco Maffioletti
Finirà questa sera in quel di Porrentruy la stagione dell’Ambrì-Piotta? Contro un Ajoie fresco di cambio di allenatore non sarà evidente compiere l’ultimo passo. Non lo sarebbe stato d’altronde nemmeno con Greg Ireland sulla panchina. Di base evidentemente meglio chiudere la pendenza il più presto possibile, anche se poi ci sono una sorta di sentimenti contrastanti. Già, perché una fine di un campionato è sempre sinonimo di addii. È vero, ci sarà verosimilmente la tradizione festa di fine stagione per i commiati, ma in fondo non è la stessa cosa e la presenza non è mai massiccia come durante una partita. Ecco perché alcuni tifosi, sui social media, non nascondono sotto sotto la speranza di tornare sabato per una quinta gara alla Gottardo Arena al fine di poter dare un ultimo abbraccio ad alcuni giocatori che l’anno prossimo non vestiranno più il biancoblù. Il pensiero va immediatamente a Dominic Zwerger e Dario Bürgler. Chissà cosa sarà passato nella testa del secondo nella notte appena trascorsa in quella che potrebbe essere stata l’ultima da giocatore in attività? E quali sentimenti avrà invece avuto l’austriaco, il quale dopo 9 anni per la prima volta in qualità di professionista cambierà casacca? Come affronteranno i due, soprattutto Bürgler, la lunga trasferta in torpedone nel Canton Giura? Si perderà nei ricordi con lo sguardo rivolto al finestrino. Penserà alla sua prima trasferta intrapresa ormai oltre venti anni fa? Emozioni intense, non facili da gestire o da nascondere, è inutile negarlo. Avere sempre il focus sulla partita celando certi aspetti è semplicemente impossibile. Pure l’attaccante del Friborgo Nathan Marchon lo ha ammesso ieri ai microfoni di TeleTicino, affermando candidamente che il pensiero durante la giornata e la trasferta è andato anche al suo capitano Sprunger e all’evenienza che per lui a Rapperswil avrebbe potuto essere l’ultimo giro di giostra. Soffocare i sentimenti, concentrarsi esclusivamente sulla tattica e sulla partita non è dunque sempre evidente e in fin dei conti è giusto così. I giocatori non sono dei robot, sono esseri umani.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)