Finirà questa sera in quel di Porrentruy la stagione
dell’Ambrì-Piotta? Contro un Ajoie fresco di cambio di allenatore non sarà
evidente compiere l’ultimo passo. Non lo sarebbe stato d’altronde nemmeno con
Greg Ireland sulla panchina. Di base evidentemente meglio chiudere la pendenza
il più presto possibile, anche se poi ci sono una sorta di sentimenti
contrastanti. Già, perché una fine di un campionato è sempre sinonimo di addii.
È vero, ci sarà verosimilmente la tradizione festa di fine stagione per i
commiati, ma in fondo non è la stessa cosa e la presenza non è mai massiccia
come durante una partita. Ecco perché alcuni tifosi, sui social media, non
nascondono sotto sotto la speranza di tornare sabato per una quinta gara alla
Gottardo Arena al fine di poter dare un ultimo abbraccio ad alcuni giocatori
che l’anno prossimo non vestiranno più il biancoblù. Il pensiero va
immediatamente a Dominic Zwerger e Dario Bürgler. Chissà cosa sarà passato
nella testa del secondo nella notte appena trascorsa in quella che potrebbe
essere stata l’ultima da giocatore in attività? E quali sentimenti avrà invece
avuto l’austriaco, il quale dopo 9 anni per la prima volta in qualità di
professionista cambierà casacca? Come affronteranno i due, soprattutto Bürgler,
la lunga trasferta in torpedone nel Canton Giura? Si perderà nei ricordi con lo
sguardo rivolto al finestrino. Penserà alla sua prima trasferta intrapresa
ormai oltre venti anni fa? Emozioni intense, non facili da gestire o da
nascondere, è inutile negarlo. Avere sempre il focus sulla partita celando
certi aspetti è semplicemente impossibile. Pure l’attaccante del Friborgo
Nathan Marchon lo ha ammesso ieri ai microfoni di TeleTicino, affermando
candidamente che il pensiero durante la giornata e la trasferta è andato anche
al suo capitano Sprunger e all’evenienza che per lui a Rapperswil avrebbe
potuto essere l’ultimo giro di giostra. Soffocare i sentimenti, concentrarsi
esclusivamente sulla tattica e sulla partita non è dunque sempre evidente e in
fin dei conti è giusto così. I giocatori non sono dei robot, sono esseri umani.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)