La conferenza stampa tenuta oieria Cornaredo ha reso noto fatti che già si conoscevano, in fondo. Certo, è stato esposto un lungo elenco di documenti, comprese le date degli incontri tra il giocatore e la società, a dimostrazione che c'è stata una trattativa. Dopodiché, il problema non era il numero d'incontri, ma il contenuto delle discussioni. E probabilmente, non sapremo mai cosa ci fosse concretamente dietro l'offerta del FC Lugano a un giocatore talmente rappresentativo da averci puntato una buona parte della campagna abbonamenti, a livello d'immagine, tanto che il giocatore ha dichiarato, serenamente, che pensava che questa scelta significasse un cambio di strategia da parte della società sulla sua posizione, a lui resa nota già a fine 2025.
Sui tempi di questa querelle, che possono sembrare sicuramente fuori luogo, con la squadra in piena lotta per un piazzamento europeo, va detto che il contratto prevedeva la data del 30/4/2026 come termine ultimo per il suo eventuale rinnovo (la scadenza è, ovviamente, il 30 giugno); di conseguenza, non era possibile fare altrimenti. Certo, tutti i presenti hanno chiesto, da qua in poi, la massima concentrazione per queste ultime sette importantissime partite, che decideranno il futuro bianconero per la prossima stagione. Tuttavia, le parole di Anto Grgić, nelle ultime settimane, quando l'ex Sion aveva evocato una possibile fuga in caso di mancata qualificazione europea, assumono oggi un significato diverso, a dimostrazione che la questione Bottani, in spogliatoio, ha avuto un certo peso.
Dopodiché, l'interrogativo, fatto presente anche in conferenza stampa, sul perché si siano offerti tre anni di legame a Renato Steffen, in difformità dalla politica societaria, dove agli ultratrentenni si offriva un anno alla volta, resta sul tavolo. Il Figlio della città ha glissato con grande stile; resta però la domanda sul perché non consentire al capitano, unico ticinese della squadra, di inaugurare lo stadio, magari con un contratto a cifre rivedute. Certamente, il rendimento del capitano, come da lui del resto ammesso con onestà intellettuale, è stato, in questa stagione, condizionato dalle precarie condizioni fisiche. Ci sta che il numero 10 bianconero abbia ancora la voglia e l'ambizione di giocare ad alti livelli; ma non si può non evidenziare come le sensazioni siano soggettive, con tutto ciò che ne consegue.
In definitiva, un caso Sabbatini 2.0, che capita (ancora una volta) nel momento sbagliato della stagione. Non ce la sentiamo di contestare le scelte tecniche di Sebastian Pelzer, così come Mattia Bottani ha il pieno diritto di vedersi ancora in grado di giocare a livello professionistico: è ovvio, come da lui ribadito, che se pensasse di accettare una proposta a livello regionale, sarebbe rimasto nella U21. E anche diversi tifosi, che hanno commentato via social la vicenda, tutto sommato, al netto della gratitudine e della riconoscenza per il giocatore, non se la sentono di prendersela con il club. Che ha promesso, va detto, di salutare degnamente il Figlio della città. Nel nuovo stadio, come merita.
Sui tempi di questa querelle, che possono sembrare sicuramente fuori luogo, con la squadra in piena lotta per un piazzamento europeo, va detto che il contratto prevedeva la data del 30/4/2026 come termine ultimo per il suo eventuale rinnovo (la scadenza è, ovviamente, il 30 giugno); di conseguenza, non era possibile fare altrimenti. Certo, tutti i presenti hanno chiesto, da qua in poi, la massima concentrazione per queste ultime sette importantissime partite, che decideranno il futuro bianconero per la prossima stagione. Tuttavia, le parole di Anto Grgić, nelle ultime settimane, quando l'ex Sion aveva evocato una possibile fuga in caso di mancata qualificazione europea, assumono oggi un significato diverso, a dimostrazione che la questione Bottani, in spogliatoio, ha avuto un certo peso.
Dopodiché, l'interrogativo, fatto presente anche in conferenza stampa, sul perché si siano offerti tre anni di legame a Renato Steffen, in difformità dalla politica societaria, dove agli ultratrentenni si offriva un anno alla volta, resta sul tavolo. Il Figlio della città ha glissato con grande stile; resta però la domanda sul perché non consentire al capitano, unico ticinese della squadra, di inaugurare lo stadio, magari con un contratto a cifre rivedute. Certamente, il rendimento del capitano, come da lui del resto ammesso con onestà intellettuale, è stato, in questa stagione, condizionato dalle precarie condizioni fisiche. Ci sta che il numero 10 bianconero abbia ancora la voglia e l'ambizione di giocare ad alti livelli; ma non si può non evidenziare come le sensazioni siano soggettive, con tutto ciò che ne consegue.
In definitiva, un caso Sabbatini 2.0, che capita (ancora una volta) nel momento sbagliato della stagione. Non ce la sentiamo di contestare le scelte tecniche di Sebastian Pelzer, così come Mattia Bottani ha il pieno diritto di vedersi ancora in grado di giocare a livello professionistico: è ovvio, come da lui ribadito, che se pensasse di accettare una proposta a livello regionale, sarebbe rimasto nella U21. E anche diversi tifosi, che hanno commentato via social la vicenda, tutto sommato, al netto della gratitudine e della riconoscenza per il giocatore, non se la sentono di prendersela con il club. Che ha promesso, va detto, di salutare degnamente il Figlio della città. Nel nuovo stadio, come merita.
(Foto SS)