Gabriele Gravina non è stato fortunato: nel Belpaese le
dimissioni restano un caso raro. Tuttavia, in questo particolarissimo
momento storico, stanno cadendo molte teste e la politica, a caccia
di vicende che distraggano l’opinione pubblica da questioni più
serie (come un possibile razionamento dei carburanti, già realtà in
Paesi confinanti quali la Slovenia) o potenzialmente pericolose per
il governo in carica (il caso grigio-rosa della relazione
extraconiugale tra il ministro dell’Interno e una
giornalista-influencer molto più giovane di lui, che potrebbe
rivelarsi esplosivo per gli equilibri di una coalizione in grande
difficoltà), preferisce concentrarsi sul governo del calcio. Noi,
pragmaticamente, ci domandiamo cosa sarebbe accaduto se i rigori li
avessero sbagliati i bosniaci; tuttavia, non rinneghiamo quanto
scritto in passato a proposito delle politiche calcistiche nel
Belpaese e accogliamo il passo indietro del massimo dirigente del
calcio d’oltre confine (non solo: ha gettato la spugna anche Buffon
ed è atteso a ore l'addio di Gennaro Gattuso) con il giusto favore.
Dopodiché, chiunque verrà dovrà misurarsi con una realtà
oggettiva: oltre ai risultati sportivi deludenti della prima squadra,
pesano la crisi strutturale dei settori giovanili, i problemi
economici dei club (in molti casi passati in mani straniere) e una
credibilità internazionale in calo. Il calcio, si sa, è terreno di
consenso e la politica, in questi giorni, ha giocato il proprio ruolo
(si dice che il ministro dello Sport abbia esercitato forti pressioni
su Gravina). Tutto ciò rischia di minare l’autonomia delle
federazioni sportive d’oltre confine: oggi è il calcio, domani
chissà. Con le dimissioni è stata fissata la road map per
arrivare alle elezioni del nuovo presidente. L’assemblea elettiva è
in programma il 22 giugno 2026 a Roma; fino ad allora, Gravina
rimarrà in carica per garantire l’ordinaria amministrazione,
mentre le procedure per l’iscrizione ai campionati della prossima
stagione saranno gestite dalla nuova dirigenza. I vertici delle
componenti federali si sono detti rammaricati per la scelta; nelle
prossime settimane inizierà invece il confronto sulle candidature.
Francamente, anche se potrebbe sembrare un controsenso, forse sarebbe
il caso di allargare il perimetro al di fuori degli “uomini di
campo”, che hanno fallito, e valutare profili esterni a questo
mondo. I valori dello sport, in fondo, sono universali, e i risultati
positivi ottenuti da figure anche carismatiche al di fuori della FIGC
potrebbero avere un peso. Affaire à suivre.
CALCIO ITALIANO
Anche in Italia ci si dimette