Via
Gravina, via Buffon e via anche Gattuso. L'eliminazione dal Mondiale
sta provocando un diluvio di dimissioni, troppo forte la pressione
politica e quella popolare espressa dalla potenza mediatica dei
social, una massa informe che scatena una forza da non sottovalutare.
Sarà una vera rivoluzione? Impossibile. Tutto si sta svolgendo come
previsto, prevale la sostanza e l'emotività. Il prossimo presidente
federale sarà scelto nella continuità assoluta, anche perché non
esistono alternative credibili e con competenze, sarà uno tra
Malagò, Abete o un ministeriale. Chi sarà il prossimo allenatore?
Mancini, Conte sarebbero scelte scontate, Allegri sarebbe un
palliativo. Perché? Sono tecnici superati, portano esclusivamente
carattere e personalità, e costano, pretendono lauti ingaggi e non
fanno sconti. Il calcio italiano avrebbe bisogno di un cambiamento
radicale, si gioca troppo e si gioca male. I campionati dalla Serie A
alla Serie C dovrebbero essere ridotti in termini di numero di
squadre. Servono nuovi stadi e di proprietà dei club, per assicurare
una stabilità economica, per poter investire. Le seconde squadre per
Inter, Milan e Juve sono necessarie, ma non dovrebbero essere
retrocesse dalla categoria in cui militano, ma non dovrebbero
schierare fuori quota. Ma non solo, altri provvedimenti dovrebbero
essere adottati, i cui effetti sarebbero poi riscontrabili nel tempo.
Ma il tempo della tragedia nazionale sta per finire, tra
qualche ora sarà già tempo di Inter-Roma e Napoli-Milan, Perché la
verità è evidente: la Nazionale suscita un interesse estemporaneo e
momentaneo. E il Paese è restio alle riforme, figurarsi alle rivoluzioni. La storia è maestra di vita. E se lo scriveva Cicerone.
CALCIO ITALIANO
Italia anno zero?