Orfano del grande Sven Andrighetto e con un Malgin che sta
soffrendo la mancanza del fido compare, nella semifinale contro il Davos gli
ZSC Lions possono finora contare su un Chris Baltisberger sontuoso. Ben tre le
reti segnate dall’attaccante, tra cui quella decisiva che ha permesso ai
campioni in carica di vincere la seconda sfida che ha riportato tutto in
parità. Il 34enne ha trascorso l’intera carriera nell’organizzazione zurighese
e da tempo è uno dei pupilli del pubblico locale. Con il passare degli anni il
suo pattinaggio è sì diminuito, ma l’apporto continua a essere fondamentale.
Baltisberger è uno dei giocatori più sottovalutati del nostro campionato. Si
parla troppo poco di lui, anche perché milita appunto in un’autentica corazzata
e vive all’ombra dei vari Malgin, Andrighetto e compagnia bella. Eppure,
specialmente davanti allo slot è decisamente l’elemento svizzero più forte e
pericoloso del nostro campionato. Coraggioso ed estremamente abile nelle
deviazioni volanti, il numero 14 è uno spauracchio per gli estremi difensori.
Un ruolo non certo semplice da svolgere e non privo d’insidie. Baltisberger in
un’intervista rilasciata a “Heshootshescoores” l’anno scorso spiegò da dove
nasce questa sua peculiarità. “Non credo che da piccolo sia stato qualcosa
che mi abbia contraddistinto. Il ruolo l’ho scoperto e mi è stato dato, per
così dire, più in là. Ho cercato con il passare degli anni di perfezionarlo.
Sono sempre stato cosciente di giocare negli ZSC Lions, una squadra piena di
grandissimi giocatori, tutti dei top. So quindi che se voglio giocare in
powerplay devo essere quello che va davanti alla porta, non posso mica fare il
regista. Nei tempi addietro, nelle giovanili, nessuno voleva fare questo tipo
di lavoro, a me invece è sempre piaciuto e mi diverte tuttora. Ovviamente
bisogna allenarsi molto, non solo mentalmente ma anche fisicamente. Io giocavo
molto volentieri a tennis da bambino, forse deriva pure da lì questa mia
capacità, ci vuole in effetti una grande coordinazione per questo tipo di
lavoro, un po’ come nel tennis. Otto o nove estati fa, al fine di esercitarmi e
affinare occhio e tecnica, ho avuto un’idea con il mio maestro di tennis:
abbiamo lavorato con una di quelle macchine automatiche che gettano di continuo
le palline da tennis, queste uscivano in continuazione e io cercavo sempre di
deviarle”. Queste le sue parole, parole che possono essere da esempio e
fungere da sprono ai giovanissimi magari meno talentuosi di altri compagni.
Già, perché a volte nella vita bisogna ingegnarsi al fine di trovare la propria
strada maestra, proprio come Chris.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)