PLAYOFF NATIONAL LEAGUE
L'arte di adattarsi
Pubblicato il 08.04.2026 07:16
di Marco Maffioletti
Orfano del grande Sven Andrighetto e con un Malgin che sta soffrendo la mancanza del fido compare, nella semifinale contro il Davos gli ZSC Lions possono finora contare su un Chris Baltisberger sontuoso. Ben tre le reti segnate dall’attaccante, tra cui quella decisiva che ha permesso ai campioni in carica di vincere la seconda sfida che ha riportato tutto in parità. Il 34enne ha trascorso l’intera carriera nell’organizzazione zurighese e da tempo è uno dei pupilli del pubblico locale. Con il passare degli anni il suo pattinaggio è sì diminuito, ma l’apporto continua a essere fondamentale. Baltisberger è uno dei giocatori più sottovalutati del nostro campionato. Si parla troppo poco di lui, anche perché milita appunto in un’autentica corazzata e vive all’ombra dei vari Malgin, Andrighetto e compagnia bella. Eppure, specialmente davanti allo slot è decisamente l’elemento svizzero più forte e pericoloso del nostro campionato.  Coraggioso ed estremamente abile nelle deviazioni volanti, il numero 14 è uno spauracchio per gli estremi difensori. Un ruolo non certo semplice da svolgere e non privo d’insidie. Baltisberger in un’intervista rilasciata a “Heshootshescoores” l’anno scorso spiegò da dove nasce questa sua peculiarità. “Non credo che da piccolo sia stato qualcosa che mi abbia contraddistinto. Il ruolo l’ho scoperto e mi è stato dato, per così dire, più in là. Ho cercato con il passare degli anni di perfezionarlo. Sono sempre stato cosciente di giocare negli ZSC Lions, una squadra piena di grandissimi giocatori, tutti dei top. So quindi che se voglio giocare in powerplay devo essere quello che va davanti alla porta, non posso mica fare il regista. Nei tempi addietro, nelle giovanili, nessuno voleva fare questo tipo di lavoro, a me invece è sempre piaciuto e mi diverte tuttora. Ovviamente bisogna allenarsi molto, non solo mentalmente ma anche fisicamente. Io giocavo molto volentieri a tennis da bambino, forse deriva pure da lì questa mia capacità, ci vuole in effetti una grande coordinazione per questo tipo di lavoro, un po’ come nel tennis. Otto o nove estati fa, al fine di esercitarmi e affinare occhio e tecnica, ho avuto un’idea con il mio maestro di tennis: abbiamo lavorato con una di quelle macchine automatiche che gettano di continuo le palline da tennis, queste uscivano in continuazione e io cercavo sempre di deviarle”. Queste le sue parole, parole che possono essere da esempio e fungere da sprono ai giovanissimi magari meno talentuosi di altri compagni. Già, perché a volte nella vita bisogna ingegnarsi al fine di trovare la propria strada maestra, proprio come Chris. 
(Foto Ticishot-Simone Andriani)