I
social sono una potente arma di confusione mediatica, hanno una forza
dirompente, indirizzano le discussioni, fomentano continuamente. Sono
una sorta di Tribunale in seduta permanente, che emette solo sentenze
di condanna. Il milanismo è in fermento, parte della tifoseria ha
puntato il dito contro il suo allenatore, è scattata la campagna
Allegriout. Pesa la sconfitta di Napoli e l'uscita definitiva
dalla lotta scudetto. Il campionato da vincere contro l'Inter, la
conquista della stella erano obiettivi non dichiarati ma concupiti
con astuzia e furbizia. Ma il campo ha raccontato un'altra realtà.
Il Milan a Napoli ha giocato come sa fare, la squadra è compatta,
mette in campo determinazione, cerca di rimanere sempre concentrata,
e specula sull'errore dell'avversario. Allegri non si nasconde, è
uno strenuo difensore di una categoria che lui stesso ha inventato:
il corto muso. Una filosofia organica alla storia del calcio
italiano. Prendere o lasciare. Nell'ultima giornata ha schierato
tutto il suo parco attaccanti, composto da Nkunku, Fullkrug, Giminez,
Leao e Pulisic. Ha tentato, e l'esito non ha avuto riscontri. A Max
interessa solo il risultato, il resto è contorno e dettaglio. Qual è
stato il peccato? Aver voluto osare, aver fatto sognare, avere fatto
credere che lo Scudetto fosse missione possibile. Ma Allegriout
è fuori luogo e tempo. Rimane la sensazione che il club non abbia
una sua identità e che compia scelte approssimative. Animo
milanismo: in Italia ci vuole poco per essere competitivi.
CALCIO ITALIANO
Allegriout