Alla sirena conclusiva la vetusta pista della Graben esplode in un lungo applauso alla squadra. Sul ghiaccio vanno tutti: giocatori, membri dello staff, giornalisti. Chris Mc Sorley invece resta in panchina: sguardo perso, come se stesse vivendo un sogno. Ci abbraccia, scambia due parole, non ha più voce. Gli occhi gli si illuminano quando - una volta sceso sul ghiaccio - all’orizzonte vede la moglie Eva. Un bacio e le foto con la sua dolce metà.
Ghiotta occasione per il cronista di poter scambiare due chiacchiere con la signora Mc Sorley. Solare, jeans ed un giubbino marrone con il cognome stampato sulla schiena.
Eva McSorley è emozionata…
"Che vittoria, che ambiente. E’ merito di un team, composto da squadra, staff tecnico, presidente, allenatore e tifosi».
In pista ci va la squadra, in cabina di regia c’è però l’allenatore. Come è cambiata la vostra vita, da Ginevra a Sierre?
"Totalmente diversa: Ginevra è una città che offre molto ma è altresì frenetica, il tempo sembra passare più veloce. A Sierre, ma in generale in Vallese, tutti si conoscono. Non è stato difficile adattarsi: ci hanno voluto subito bene. La votazione a favore della realizzazione della Valais Arena ci ha fatto capire che Sierre tiene molto al suo futuro sportivo».
Chris McSorley viene chiamato sotto la curva (Virage Est) con la Coppa di campione di Swiss League.
Prima però ci confida che "stasera i ragazzi hanno ottenuto una splendida vittoria. Il merito è di questa squadra, fatta di “guerrieri” che durante tutta la stagione hanno viaggiato a cento all’ora. Non dimentichiamo che la squadra durante l’inverno ha ottenuto 108 punti, segnando una media di 4,7 reti a incontro. Questo titolo è di tutti a Sierre, dal presidente ai 16 mila abitanti, i quali hanno votato a favore della realizzazione della Valais Arena".
Breve e conciso, prima di essere chiamato a gran voce dal pubblico. Lo vogliono con la coppa: gli occhi lucidi, dapprima alza il trofeo da solo, poi con il presidente Pierre Berthod e infine con la moglie Eva. Un Mc Sorley meno “marziano” ma molto più umano.
Sarà l’aria del Vallese? Sarà la fondue squisita o i vigneti rigogliosi? E chi può dirlo…
Ghiotta occasione per il cronista di poter scambiare due chiacchiere con la signora Mc Sorley. Solare, jeans ed un giubbino marrone con il cognome stampato sulla schiena.
Eva McSorley è emozionata…
"Che vittoria, che ambiente. E’ merito di un team, composto da squadra, staff tecnico, presidente, allenatore e tifosi».
In pista ci va la squadra, in cabina di regia c’è però l’allenatore. Come è cambiata la vostra vita, da Ginevra a Sierre?
"Totalmente diversa: Ginevra è una città che offre molto ma è altresì frenetica, il tempo sembra passare più veloce. A Sierre, ma in generale in Vallese, tutti si conoscono. Non è stato difficile adattarsi: ci hanno voluto subito bene. La votazione a favore della realizzazione della Valais Arena ci ha fatto capire che Sierre tiene molto al suo futuro sportivo».
Chris McSorley viene chiamato sotto la curva (Virage Est) con la Coppa di campione di Swiss League.
Prima però ci confida che "stasera i ragazzi hanno ottenuto una splendida vittoria. Il merito è di questa squadra, fatta di “guerrieri” che durante tutta la stagione hanno viaggiato a cento all’ora. Non dimentichiamo che la squadra durante l’inverno ha ottenuto 108 punti, segnando una media di 4,7 reti a incontro. Questo titolo è di tutti a Sierre, dal presidente ai 16 mila abitanti, i quali hanno votato a favore della realizzazione della Valais Arena".
Breve e conciso, prima di essere chiamato a gran voce dal pubblico. Lo vogliono con la coppa: gli occhi lucidi, dapprima alza il trofeo da solo, poi con il presidente Pierre Berthod e infine con la moglie Eva. Un Mc Sorley meno “marziano” ma molto più umano.
Sarà l’aria del Vallese? Sarà la fondue squisita o i vigneti rigogliosi? E chi può dirlo…
(Da Planète Hockey)