Andiamo controcorrente, lo sappiamo. Ma a noi (lo abbiamo già
scritto) le partite con tante reti non piacciono. Il calcio è uno
sport a basso punteggio, come noto; e quando si segnano sette reti in
un solo incontro, vuol dire che qualcosa dietro non ha funzionato.
Intendiamoci: quella del Sinigaglia era una partita che per l'Inter
aveva valore ma sino a un certo punto, visti i risultati negativi di
chi inseguiva (bastava un pari, in fondo), mentre ne aveva di più
per i lariani, chiamati a rispondere all'importante vittoria della
Juventus in trasferta a Bergamo, e ad approfittare del passo falso
casalingo del Milan, del quale abbiamo già scritto. L'esito
dell'incontro ha rivelato che l'Inter, in questo momento, è
superiore alla concorrenza (scriviamo da mesi che ci sarebbe voluto
un miracolo al contrario perché perdesse questo scudetto), mentre il
Como, pur bellissimo in diversi momenti dell'incontro, ha ripetuto
ancora una volta errori già visti fare in altre occasioni, spianando
la strada agli avversari, bravissimi a capitalizzare al massimo le
topiche difensive della retroguardia lariana. 4 tiri in porta, 4 gol
segnati, 4 errori della retroguardia (quello di Kempf, con la
complicità di Butez, sulla rete del pareggio di Thuram, davvero
grossolano). Cesc Fàbregas, a fine gara, l'ha analizzata
così: "Gli errori fanno parte del gioco, e servono a
farti crescere più velocemente. Se non li fai, rischi di crederti un
fenomeno, mentre sbagliare ti fa vedere le cose in modo diverso.
Peccato per il risultato, ma non ripeterò l'errore fatto contro il
Milan di parlare di risultatismo e giochismo: anch'io imparo dai miei
errori. Mancano sei partite alla fine del campionato, più la
semifinale di coppa Italia: vediamo dove possiamo arrivare. Dopo il
gol di Thuram a fine primo tempo la testa può influire; negli
spogliatoi ho detto che dovevamo giocare come ci eravamo preparati,
ma incassare il 2-2 su una palla non pericolosa e gestita male è
stata una bella botta. Sulle palle inattive hanno dimostrato di
essere troppo forti". Restiamo convinti che i gol su palla
ferma siano sempre errori delle difese, vuoi per posizionamento, vuoi
per non essere riusciti a tagliare fuori i saltatori di testa più
pericolosi. C'è da dire che il Como, nella prima frazione, aveva
messo in difficoltà i futuri campioni d'Italia con un gioco
spumeggiante e veloce. Tuttavia, i ragazzi di Cesc Fàbregas devono
ancora crescere nella concentrazione, che sarà necessaria per
provare a strappare all'Inter stessa, la settimana prossima, il
biglietto per la finale di Roma del mese di maggio. Per farlo, però,
serviranno intensità e concentrazione. Il calcio, in fondo, è quel
gioco dove basta segnare un solo gol in più dell'avversario. E, se
non ne incassi, è sufficiente farne uno, tra l'altro senza che poi,
chi esce dallo stadio, pensi di aver visto una brutta partita. Ma chi
invece vuole vedere tanti punti? Semplicemente va a vedere altri
sport, senza nulla togliere a nessuno.
CAMPIONATO ITALIANO
Vincono i più forti contro i più bravi