CICLISMO
È il ciclismo, che meraviglia
Pubblicato il 13.04.2026 04:54
di Silvano Pulga
L'Inferno del Nord è uno di quegli spettacoli sportivi che travalicano il ciclismo per entrare in una dimensione universale. Al netto di essere una delle competizioni più vecchie nel mondo dello sport in generale, è la celebrazione di una tradizione che non vuole arrendersi alla globalizzazione: puoi andare a correre in bicicletta in Malesia, in Australia, ovunque nel mondo, ci mancherebbe. Tuttavia, come ci raccontava Renzo Oldani, lo scorso anno, all'arrivo della Tre Valli Varesine, il ciclismo non è solo biciclette e atleti che pedalano, ma strade, montagne, luoghi, pubblico. Ecco, le scene viste ieri nella Francia del Nord non le puoi esportare da nessuna parte, così come le strade. La Roubaix è micidiale col sole e con la pioggia: polvere o fango, il rischio forature che incombe su chi è davanti o, al contrario, sta inseguendo. In una parola, una corsa dal fascino intramontabile, dove passato e presente si tendono la mano. Tadej Pogačar, alla partenza, aveva detto che questa corsa lo diverte, e non sarà mai per lui un'ossessione. Dopo lo sprint, che lo ha visto arrendersi al vincitore Wout Van Aert, ha commentato così la sua gara: "Ho forato tre volte, e cambiato tre biciclette. Tuttavia, mi sono ricongiunto ai migliori prima della Foresta di Arenberg grazie ai miei compagni, ma la rincorsa mi ha affaticato parecchio, togliendomi la forza per provare a staccare Wout sui tratti in pavé. Ho fatto del mio meglio in volata, ma lui è forte in questo gesto, è difficile batterlo in volata. Non so ancora se tornerò in futuro a Roubaix, ma forse sì: in questo momento mi sembra la più difficile da vincere. Certo, ero convinto prima che lo fosse la Sanremo, ma ora che qui sono arrivato secondo per la seconda volta… Credo serva darle tempo”. Il vincitore, invece, una volta tanto ha avuto la buona sorte dalla sua (nonostante un guaio meccanico a 70 km dall'arrivo).  Il corridore della Visma-Lease a Bike, partito ai 250 metri, si è sfilato dalla ruota dello sloveno vincendo nettamente lo sprint, al termine di un'azione a due col campione del mondo, per impedire che il grande rivale Mathieu van der Poel rientrasse, dopo essere stato staccato a causa di due forature nella Foresta di Arenberg. Wout Van Aert ha dedicato tra le lacrime la vittoria a Michael Goolaerts, scomparso proprio alla Roubaix nel 2018: "Un successo che mi ripaga di tanti sacrifici. Ho sognato questa volata tantissime volte, ma la cosa più difficile era arrivare al velodromo. Pogačar ha attaccato con forza, ero davvero al limite. La prima volta che ho gareggiato a Roubaix, ho perso il mio compagno di squadra Michael Goolaerts: e, da allora il mio obiettivo era vincere qui, e puntare le dita verso il cielo". Lo avevano compreso in tanti: e le lacrime, al velodromo, di tanta gente comune, si sono unite assieme a quelle della medaglia di bronzo della cronometro di Parigi 2024. Che meraviglia, il ciclismo.
(foto S. P.)