L'Inferno del Nord è uno di quegli spettacoli sportivi che
travalicano il ciclismo per entrare in una dimensione universale. Al
netto di essere una delle competizioni più vecchie nel mondo dello
sport in generale, è la celebrazione di una tradizione che non vuole
arrendersi alla globalizzazione: puoi andare a correre in bicicletta
in Malesia, in Australia, ovunque nel mondo, ci mancherebbe.
Tuttavia, come ci raccontava Renzo Oldani, lo scorso anno, all'arrivo
della Tre Valli Varesine, il ciclismo non è solo biciclette e atleti
che pedalano, ma strade, montagne, luoghi, pubblico. Ecco, le scene
viste ieri nella Francia del Nord non le puoi esportare da nessuna
parte, così come le strade. La Roubaix è micidiale col sole e con
la pioggia: polvere o fango, il rischio forature che incombe su chi è
davanti o, al contrario, sta inseguendo. In una parola, una corsa dal
fascino intramontabile, dove passato e presente si tendono la
mano. Tadej Pogačar, alla partenza, aveva detto che questa
corsa lo diverte, e non sarà mai per lui un'ossessione. Dopo lo
sprint, che lo ha visto arrendersi al vincitore Wout Van Aert, ha
commentato così la sua gara: "Ho forato tre volte, e
cambiato tre biciclette. Tuttavia, mi sono ricongiunto ai migliori
prima della Foresta di Arenberg grazie ai miei compagni, ma la
rincorsa mi ha affaticato parecchio, togliendomi la forza per provare
a staccare Wout sui tratti in pavé. Ho fatto del mio meglio in
volata, ma lui è forte in questo gesto, è difficile batterlo in
volata. Non so ancora se tornerò in futuro a Roubaix, ma forse
sì: in questo momento mi sembra la più difficile da vincere. Certo,
ero convinto prima che lo fosse la Sanremo, ma ora che qui sono
arrivato secondo per la seconda volta… Credo serva darle tempo”.
Il vincitore, invece, una volta tanto ha avuto la buona sorte
dalla sua (nonostante un guaio meccanico a 70 km dall'arrivo).
Il corridore della Visma-Lease a Bike, partito ai 250 metri, si è
sfilato dalla ruota dello sloveno vincendo nettamente lo sprint, al
termine di un'azione a due col campione del mondo, per impedire che
il grande rivale Mathieu van der Poel rientrasse, dopo essere stato
staccato a causa di due forature nella Foresta di Arenberg. Wout Van
Aert ha dedicato tra le lacrime la vittoria a Michael Goolaerts,
scomparso proprio alla Roubaix nel 2018: "Un successo
che mi ripaga di tanti sacrifici. Ho sognato questa
volata tantissime volte, ma la cosa più difficile era arrivare al
velodromo. Pogačar ha attaccato con forza, ero davvero al limite. La
prima volta che ho gareggiato a Roubaix, ho perso il mio compagno di
squadra Michael Goolaerts: e, da allora il mio obiettivo era vincere
qui, e puntare le dita verso il cielo". Lo avevano
compreso in tanti: e le lacrime, al velodromo, di tanta gente comune,
si sono unite assieme a quelle della medaglia di bronzo della
cronometro di Parigi 2024. Che meraviglia, il ciclismo.
(foto S. P.)