Sarà dunque Davos-Friborgo la finalissima di questa
stagione. I valori della regular season sono stati rispettati e in fondo questo
è un bene. Ovviamente le sorprese nei playoff sono sempre stuzzicanti, ma
d’altro canto questi playoff, perfettamente lineari con quanto accaduto da
settembre, danno ulteriore valore all’intero campionato. Questa sfida in finale
sarà un prima. Il Gottéron, al suo quinto atto conclusivo, proverà finalmente a
rompere il tabù e conquistare il suo primo titolo. Dall’altra parte il Davos
cercherà di rimpolpare ulteriormente la sua bacheca da record al fine di
vincere per la 32esima volta l’ambito trofeo. È dunque uno scontro tra due
estremi. Tra le tante sfide nelle sfide ci sarà anche quella tra i due
portieri. Avremo dunque un nuovo “Meistergoalie” in sostanza. Già, perché Reto
Berra, esperto estremo difensore dei friborghesi il titolo lo aveva sì vinto
nel 2009 proprio nelle fila del Davos, ma la parte del leone in quella
circostanza l’aveva fatta Leonardo Genoni. Berra disputò 4 partite in quei
playoff, tra cui ben 3 in finale, ma nella sfida decisiva che consegnò l’alloro
ai gialloblù tra i pali c’era appunto Genoni. Per Berra, in procinto di
trasferirsi a Kloten, questo sembra essere l’ultimo treno per finalmente vincere
da protagonista. Il duello tra i due portieri si potrebbe anche riassumere in
poche parole: un predestinato di fronte a un “disperato”. Il 39enne Berra ha
sempre goduto di alta considerazione e la sua carriera, sebbene praticamente
mai vincente, parla da sola. Dieci partecipazioni ai Mondiali, 3 medaglie
d’argento, 76 partite di NHL. Tutti eventi preceduti da continue convocazioni
nelle Nazionali giovanili. Il 31enne Aeschlimann invece non è mai stato molto
considerato. Le selezioni giovanili elvetiche le ha viste con il binocolo e l’approdo in
pianta stabile in NL è arrivato dopo una lunga gavetta nei meandri a soli 25 anni, quando il Davos lo aveva prelevato dall’EVZ Academy. Previsto come
riserva, con il passare del tempo Sandro ha saputo imporsi come titolare battendo
la concorrenza di colleghi non certo sprovveduti come Van Pottelberghe, Robert
Mayer, Senn e Hollenstein. La sua è decisamente una bella storia, un esempio di
come la cocciutaggine aiuta, uno sprono per altri giovani portieri un po’
dimenticati, per coloro che magari hanno bisogno di più di tempo per sbocciare.
Ecco perché, forse, tanti ragazzi che non sono arrivati a coronare il grande
sogno o che stanno ancora lottando nell’oblio dell’hockey di seconda o terza
fascia faranno il tifo proprio per Aeschlimann.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)