PLAYOFF NATIONAL LEAGUE
Predestinato contro disperato
Pubblicato il 13.04.2026 07:06
di Marco Maffioletti
Sarà dunque Davos-Friborgo la finalissima di questa stagione. I valori della regular season sono stati rispettati e in fondo questo è un bene. Ovviamente le sorprese nei playoff sono sempre stuzzicanti, ma d’altro canto questi playoff, perfettamente lineari con quanto accaduto da settembre, danno ulteriore valore all’intero campionato. Questa sfida in finale sarà un prima. Il Gottéron, al suo quinto atto conclusivo, proverà finalmente a rompere il tabù e conquistare il suo primo titolo. Dall’altra parte il Davos cercherà di rimpolpare ulteriormente la sua bacheca da record al fine di vincere per la 32esima volta l’ambito trofeo. È dunque uno scontro tra due estremi. Tra le tante sfide nelle sfide ci sarà anche quella tra i due portieri. Avremo dunque un nuovo “Meistergoalie” in sostanza. Già, perché Reto Berra, esperto estremo difensore dei friborghesi il titolo lo aveva sì vinto nel 2009 proprio nelle fila del Davos, ma la parte del leone in quella circostanza l’aveva fatta Leonardo Genoni. Berra disputò 4 partite in quei playoff, tra cui ben 3 in finale, ma nella sfida decisiva che consegnò l’alloro ai gialloblù tra i pali c’era appunto Genoni. Per Berra, in procinto di trasferirsi a Kloten, questo sembra essere l’ultimo treno per finalmente vincere da protagonista. Il duello tra i due portieri si potrebbe anche riassumere in poche parole: un predestinato di fronte a un “disperato”. Il 39enne Berra ha sempre goduto di alta considerazione e la sua carriera, sebbene praticamente mai vincente, parla da sola. Dieci partecipazioni ai Mondiali, 3 medaglie d’argento, 76 partite di NHL. Tutti eventi preceduti da continue convocazioni nelle Nazionali giovanili. Il 31enne Aeschlimann invece non è mai stato molto considerato. Le selezioni giovanili elvetiche le ha viste con il binocolo e l’approdo in pianta stabile in NL è arrivato dopo una lunga gavetta nei meandri a soli 25 anni, quando il Davos lo aveva prelevato dall’EVZ Academy. Previsto come riserva, con il passare del tempo Sandro ha saputo imporsi come titolare battendo la concorrenza di colleghi non certo sprovveduti come Van Pottelberghe, Robert Mayer, Senn e Hollenstein. La sua è decisamente una bella storia, un esempio di come la cocciutaggine aiuta, uno sprono per altri giovani portieri un po’ dimenticati, per coloro che magari hanno bisogno di più di tempo per sbocciare. Ecco perché, forse, tanti ragazzi che non sono arrivati a coronare il grande sogno o che stanno ancora lottando nell’oblio dell’hockey di seconda o terza fascia faranno il tifo proprio per Aeschlimann. 
(Foto Ticishot-Simone Andriani)