La Federazione elvetica ha comunicato che Patrick Fischer si è recato alle Olimpiadi in Cina del 2022 con un certificato fasullo che attestava la vaccinazione al Covid. Fischer in effetti, a causa delle sue ideologie, non aveva voluto effettuare la vaccinazione, ovviamente obbligatoria per poter partecipare all’evento. Il tutto è avvenuto senza che Swiss Olympics e Swiss Ice Hockey ne fossero al corrente. Nel 2023 il 50enne è stato condannato come cittadino privato e ha pagato le conseguenze penali. Nella serata di ieri, dal nulla, è arrivato il comunicato con le scuse di rito del selezionatore tramite un video. Dal canto suo la Federazione tramite il suo presidente Urs Kessler ha affermato come la questione sia ormai chiusa e apprezza il fatto che “Fischi” abbia deciso di rendere pubblica la notizia. Un’uscita però in fondo obbligata e che lascia un po’ il tempo che trova, visto che “SRF” era in possesso del documento di condanna in questione e aveva confrontato appunto Fischer con l’accaduto. Già, perché uscire di spontanea volontà dal nulla dopo così tanti anni e a un solo mese dall’inizio dei Mondiali casalinghi non avrebbe avuto nessun senso. Non sta evidentemente a noi giudicare il credo del coach in merito alla medicina e qui la questione non è nemmeno di riaprire la tanto discussa a suo tempo “vax o no vax”. Semplicemente Fischer non ha seguito la legge e si è preso un grave rischio che avrebbe potuto danneggiare tante altre persone. Se l’imbroglio fosse stato scoperto poco prima dei giochi o durante i giochi probabilmente l’intera squadra elvetica sarebbe stata squalificata dal torneo. L’allenatore di una Nazionale non dovrebbe permettersi certi atteggiamenti. Le tante predicate regole che valgono per i giocatori dovrebbero valere ancora di più per chi gli sta sopra e queste regole le decide. In passato gli esempi di elementi esclusi rispettivamente sospesi temporaneamente o definitivamente dal cerchio della Nazionale si sprecano. Fischer purtroppo in queste ultime ore ha perso parecchia credibilità, proprio perché ha fatto l’esatto contrario di quanto chiede ai suoi atleti: ha messo davanti il suo egoismo, il suo credo e i suoi interessi personali rispetto a quelli dell’intera delegazione rossocrociata. Il suo è stato un errore, rispettivamente un imbroglio, non dettato dalla fretta o da un calo di concentrazione, è stato fatto con premeditazione. È dunque di difficile comprensione che la Svizzera affronti il Mondiale di casa con Patrick Fischer in sella, proprio per una questione di etica e di coerenza.
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Fischer, un errore grossolano