NAZIONALE
Il testamento di Fischer
Pubblicato il 16.04.2026 06:41
di Marco Maffioletti
Alla fine la Federazione ha dovuto cedere alle pressioni. Era prevedibile. Come già spiegato ieri, le posizioni di Swiss Olympic, l’apertura di un’indagine da parte della IIHF e il malcontento degli sponsor, hanno messo i dirigenti con le spalle al muro. Un dietrofront per così dire obbligato, con l’esonero di Patrick Fischer e l’entrata in gioco anticipata di Jan Cadieux. È quasi un segno del destino per certi versi. Già nel 2020 “Fischi” si era visto privato dei Mondiali casalinghi a causa della pandemia. Ora pure quello che doveva essere il suo gran finale è andato in fumo, in fin dei conti nuovamente per via della pandemia. Stavolta però l’ormai ex selezionatore può solamente prendersela con se stesso per quanto combinato. Una sorta di karma, quattro anni più tardi.
È giusto così, anche se poi ovviamente può solo regnare la tristezza per questo epilogo, dove escono tutti perdenti, inclusi i vertici della Federazione che hanno gestito in maniera superficiale l’accaduto. Un epilogo che lascia una brutta macchia, una di quelle che non scomparirà con il tempo, al massimo si sbiadirà un poco. Una macchia che però non deve far dimenticare lo splendore originale prima della rovinosa caduta. Uno splendore di 10 intensi anni, con tre medaglie d’argento ottenute ai campionati del mondo. Due titoli Mondiali sfiorati per un nulla, emozioni a gogò e un incredibile aumento di consapevolezza nei proprio mezzi. È questo il “testamento” di Patrick Fischer, un anticonformista, un visionario, tra genio e sregolatezza. La linea tra genio e sregolatezza è però spesso sottile e proprio questa sua caratteristica, che gli ha regalato tanti successi, gli è risultata fatale proprio sul più bello, facendolo cadere a pochi metri dall'ultimo traguardo.