NAZIONALE
Bertogliati va (un po') controcorrente
Pubblicato il 18.04.2026 09:21
di Red.
Rubens Bertogliati, vincitore nel 2002 di una tappa del Tour de France e per due giorni leader della corsa, ha voluto intervenire via facebook per dire la sua sulla vicenda Patrick Fischer.
Un'analisi, quella di Bertogliati decisamente interessante, un po' fuori dagli schemi.
Ecco cosa ha scritto l'ex ciclista:
"Voglio dire la mia sulla situazione di Patrick Fischer, e sinceramente la direzione che sta prendendo il dibattito mi lascia più di una perplessità.
Fischer ha commesso un errore. Ma ha anche già risposto di quell’errore in sede amministrativa. Punto. Nello sport, come nella vita, il concetto è semplice: responsabilità, conseguenza, e poi si va avanti. È uno dei pilastri dei valori sportivi, quelli veri, non quelli da slogan.
Quello che invece stiamo vedendo oggi è una sorta di accanimento mediatico tardivo, quasi una caccia retroattiva alla colpa perfetta. E qui entra un aspetto più ampio e, a mio avviso, più delicato.
Il contesto in cui è avvenuto quell’episodio era tutt’altro che normale: un periodo dominato da decisioni calate dall’alto “per la sicurezza collettiva”, in cui il margine individuale si restringeva sempre di più. La storia ci insegna che quando la sicurezza diventa l’argomento assoluto, il rischio è quello di creare un clima dove il giudizio si irrigidisce e il dissenso o l’errore vengono amplificati oltre misura. Senza fare paragoni forzati, certe dinamiche ricordano come, in altri momenti storici — penso alla Germania di epoche ben più buie — la leva della sicurezza sia stata utilizzata per orientare comportamenti e percezioni.
Ed è proprio per questo che oggi bisognerebbe avere ancora più equilibrio. Perché giudicare a freddo scelte fatte in un clima di pressione e confusione globale è fin troppo facile.
Fischer, oltre a quell’episodio, rappresenta anni di lavoro, dedizione e passione per lo sport. Ridurre tutto a un errore già sanzionato significa ignorare completamente il quadro generale. E lo sport, quello autentico, non funziona così: riconosce l’errore, ma riconosce anche il percorso.
Continuare a riaprire il caso con toni etici sempre più accesi non è giustizia. È rumore. E il rumore, nello sport come nella vita, raramente porta qualcosa di buono".