L’ambiente che si respira a Friborgo è praticamente unico.
L’ulteriore prova la si è avuta ieri. Una città che mangia, beve e respira
hockey in quasi ogni angolo. Il Gottéron è un’istituzione, ma non solo. Tra 3
settimane inizieranno i Mondiali, la differenza di percezione tra le due città
che ospiteranno la rassegna iridata è al momento immensa. Nella grande Zurigo
finora praticamente nulla lascia presagire che l’evento sia imminente. Non ci
sono bandiere, le pubblicità scarseggiano e nemmeno l’area attorno alla Swiss
Life Arena è già stata “addobbata”. Diverso invece il discorso in riva alla
Sarine. Le piccole dimensioni verosimilmente aiutano, ma l’impatto è notevole.
Appena arrivati in stazione le bandiere dedicate ai Mondiali sfoggiano in bella
mostra e l’entusiasmo è parecchio. Già, qui il nostro sport preferito è una
religione e il tutto è ancora più marcato in questi giorni dedicati alla
finale. Alle ore 17:30, quindi oltre 2 ore prima dell’ingaggio d’inizio della
seconda sfida di finale, le aree circostanti la BCF Arena era già stata presa
d’assalto dai fans. Uno spettacolo di colori, profumi e canti, tra maglie
attuali e quelle più vintage dei vari Bykov, Brasey e Rottaris. A fare la parte
del leone ovviamente, e per distacco, è il numero 86 di capitan Sprunger.
Certo, la finalissima è l’apice, ma in fondo a Friborgo tutto ciò è una
costante, con il tutto esaurito che ormai è diventata la prassi. Se si dovesse
ospitare un amico straniero che non ha mai visto e respirato l’atmosfera
hockeistica, la città natale di Jo Siffert sarebbe decisamente una delle
opzioni più intriganti e interessanti per avvicinarlo alla disciplina. Ce la
faranno Marchon e soci a regalare il finale da sogno al loro capitano Sprunger
e a mandare in estasi un’intera regione? L'agognato titolo manca eccome, ma non
è comunque un assillo, la fede e la cultura vanno oltre la bacheca. L’impresa è
difficile, il Davos è fortissimo, ma una cosa è sicura: indipendentemente
dall’esito la febbre dell’hockey rimarrà immutata.
(Foto MM)