PLAYOFF NATIONAL LEAGUE
Una città che trasuda hockey
Pubblicato il 21.04.2026 08:37
di Marco Maffioletti
L’ambiente che si respira a Friborgo è praticamente unico. L’ulteriore prova la si è avuta ieri. Una città che mangia, beve e respira hockey in quasi ogni angolo. Il Gottéron è un’istituzione, ma non solo. Tra 3 settimane inizieranno i Mondiali, la differenza di percezione tra le due città che ospiteranno la rassegna iridata è al momento immensa. Nella grande Zurigo finora praticamente nulla lascia presagire che l’evento sia imminente. Non ci sono bandiere, le pubblicità scarseggiano e nemmeno l’area attorno alla Swiss Life Arena è già stata “addobbata”. Diverso invece il discorso in riva alla Sarine. Le piccole dimensioni verosimilmente aiutano, ma l’impatto è notevole. Appena arrivati in stazione le bandiere dedicate ai Mondiali sfoggiano in bella mostra e l’entusiasmo è parecchio. Già, qui il nostro sport preferito è una religione e il tutto è ancora più marcato in questi giorni dedicati alla finale. Alle ore 17:30, quindi oltre 2 ore prima dell’ingaggio d’inizio della seconda sfida di finale, le aree circostanti la BCF Arena era già stata presa d’assalto dai fans. Uno spettacolo di colori, profumi e canti, tra maglie attuali e quelle più vintage dei vari Bykov, Brasey e Rottaris. A fare la parte del leone ovviamente, e per distacco, è il numero 86 di capitan Sprunger. Certo, la finalissima è l’apice, ma in fondo a Friborgo tutto ciò è una costante, con il tutto esaurito che ormai è diventata la prassi. Se si dovesse ospitare un amico straniero che non ha mai visto e respirato l’atmosfera hockeistica, la città natale di Jo Siffert sarebbe decisamente una delle opzioni più intriganti e interessanti per avvicinarlo alla disciplina. Ce la faranno Marchon e soci a regalare il finale da sogno al loro capitano Sprunger e a mandare in estasi un’intera regione? L'agognato titolo manca eccome, ma non è comunque un assillo, la fede e la cultura vanno oltre la bacheca. L’impresa è difficile, il Davos è fortissimo, ma una cosa è sicura: indipendentemente dall’esito la febbre dell’hockey rimarrà immutata.
(Foto MM)