Fa tristezza, per non dire altro, il Bellinzona. Perché se dobbiamo ancora una volta essere chiari, lo dico riprendendo il titolo di un noto film di Massimo Troisi, ‘Non ci resta che piangere’, considerando non tanto la disperata posizione di classifica, quanto le argomentazioni di Juan Carlos Trujillo che al momento di prendere in mano il club ha evidentemente detto qualche parola di troppo. Non ci riferiamo alla spavalderia mostrata nell’affermare che il suo obiettivo (non quello della squadra, lo si noti bene, che il capitano Mihajlovic aveva definito “non all’altezza della Challenge League”) era di fare rivivere alla tifoseria e alla Città stessa (che gli aveva messo sotto i piedi il tappeto rosso) giorni sereni e tranquilli.
Orbene, sette mesi, fa al ‘Mattino della domenica’ Trujillo aveva esplicitamente detto:
“Quando sono arrivato all’ACB non ho praticamente trovato nulla, la società non esisteva. Non mi sono tuttavia lasciato abbattere, mi sono messo a lavorare alacremente per dare la solidità e la credibilità che il Bellinzona merita”.
Aveva escluso degli attriti con Bentancur, definiti ‘chiacchiere da bar’:
“Con Pablo i rapporti sono buoni, il trapasso dei poteri è avvenuto senza problemi di sorta”.
Aveva però messo i puntini sulle ‘i’ in merito alle divergenze sorte con Brenno Martignoni Polti:
“Non capisco perché si sia messo di traverso. Io sono trasparente e corretto, tiro dritto per la mia strada, le polemiche non mi interessano”.
Sugli obiettivi da raggiungere era stato schietto e sincero:
“Il nostro obiettivo è quello di salire in Super League, so però che non è facile centrarlo. Anche perché, come ho appena detto, ho trovato una squadra senza giocatori e un club praticamente da ristrutturare. Sul tavolo c’era un foglio bianco…”.
Con il collega Mauro Antonini era stato chiaro anche sulla sua permanenza nella città dei castelli UNESCO:
“Come ho appena detto, certi traguardi non si raggiungono dall’oggi al domani. Datemi tempo!".
Cita come ‘modello’ il ‘suo’ FC Llaneros, che dal niente ha portato alla massima serie colombiana:
“E dire che tutti mi davano del matto…”.
Ora vedremo se Trujillo, nella nostra foto con un ‘sorriso Durban’s’, per dirla con una nota pubblicità degli anni Sessanta, insieme a Bentancur, metterà i soldi per la licenza (l’ACB è l’unica società a non averla ricevuta) o se opterà per togliere il disturbo. In questo caso significherebbe verosimilmente un fallimento ancora più disastroso di quello consumato con Gabriele Giulini (ripartenza non più dalla Seconda bensì dalla Quinta Lega!).
C’è da augurarsi che Juan Carlos non abbia finto questi suoi ‘sentimenti’ per l’ACB.
Orbene, sette mesi, fa al ‘Mattino della domenica’ Trujillo aveva esplicitamente detto:
“Quando sono arrivato all’ACB non ho praticamente trovato nulla, la società non esisteva. Non mi sono tuttavia lasciato abbattere, mi sono messo a lavorare alacremente per dare la solidità e la credibilità che il Bellinzona merita”.
Aveva escluso degli attriti con Bentancur, definiti ‘chiacchiere da bar’:
“Con Pablo i rapporti sono buoni, il trapasso dei poteri è avvenuto senza problemi di sorta”.
Aveva però messo i puntini sulle ‘i’ in merito alle divergenze sorte con Brenno Martignoni Polti:
“Non capisco perché si sia messo di traverso. Io sono trasparente e corretto, tiro dritto per la mia strada, le polemiche non mi interessano”.
Sugli obiettivi da raggiungere era stato schietto e sincero:
“Il nostro obiettivo è quello di salire in Super League, so però che non è facile centrarlo. Anche perché, come ho appena detto, ho trovato una squadra senza giocatori e un club praticamente da ristrutturare. Sul tavolo c’era un foglio bianco…”.
Con il collega Mauro Antonini era stato chiaro anche sulla sua permanenza nella città dei castelli UNESCO:
“Come ho appena detto, certi traguardi non si raggiungono dall’oggi al domani. Datemi tempo!".
Cita come ‘modello’ il ‘suo’ FC Llaneros, che dal niente ha portato alla massima serie colombiana:
“E dire che tutti mi davano del matto…”.
Ora vedremo se Trujillo, nella nostra foto con un ‘sorriso Durban’s’, per dirla con una nota pubblicità degli anni Sessanta, insieme a Bentancur, metterà i soldi per la licenza (l’ACB è l’unica società a non averla ricevuta) o se opterà per togliere il disturbo. In questo caso significherebbe verosimilmente un fallimento ancora più disastroso di quello consumato con Gabriele Giulini (ripartenza non più dalla Seconda bensì dalla Quinta Lega!).
C’è da augurarsi che Juan Carlos non abbia finto questi suoi ‘sentimenti’ per l’ACB.
(Foto ENLA)