In passato, in più di un'occasione, ascoltando Cesc Fàbregas
al termine di partite che il suo Como non aveva vinto al netto di quanto
accaduto nelle singole gare, la conclusione era sempre la stessa: "Non
siamo ancora pronti, ci manca qualcosa". Altro aspetto sottolineato
spesso era quello che, pur prendendo atto di una crescita costante dei lariani
dalla primavera 2025 in poi (lo scorso anno, per dire, in autunno, la compagine
lombarda si era ritrovato solo un punto sopra la linea), veniva ricordato ai
giornalisti in ascolto che "Stiamo crescendo, ma l'ultimo gradino,
quello fondamentale per poter giocare alla pari in determinate situazioni, è il
più difficile da affrontare. Ed è difficile quantificare quanto tempo sarà
necessario".
Premesso questo, non siamo certamente stupiti da ciò che ha
dichiarato il tecnico catalano, a margine della sfida di ieri sera in Coppa
Italia contro l'Inter. La sua squadra, ancora una volta in stagione, si è
trovata in vantaggio con due gol di scarto, contro un'Inter dove hanno trovato
spazio diverse seconde linee, e si è fatta rimontare con reti evitabilissime,
soprattutto quella del pareggio, a una manciata di minuti dal termine. Al di là
dello scarso cinismo, comunque, va detto che gli azzurri, nel finale, erano
fisicamente in affanno. Essendo una compagine più tecnica che fisica, i ragazzi
di Fàbregas vanno in crisi se corrono meno di avversari più dotati dal punto di
vista della stazza, cosa che si è vista ieri, nel finale, fatale ai lariani.
Poi, certo, il tecnico catalano preferisce, ovviamente, vedere il bicchiere
mezzo pieno, parlando di orgoglio per essere arrivati a giocarsi certe sfide,
mentre i suoi detrattori si scatenano, sui social e non solo, al netto di una
campagna stampa che, negli ultimi giorni, dopo gli strali sul Como male del
calcio italiano, che manda in campo solo giocatori stranieri, ha preso
di mira gli investimenti della proprietà e la loro incompatibilità presunta coi
parametri UEFA. Il non detto di tutti questi pareri? Bene gli stranieri,
quindi, ma solo se portano fondi alle grandi, chiudendo i loro buchi di
bilancio nell'ordine delle centinaia di milioni di franchi.
In definitiva, la stagione del Como andrà giudicata al
termine, perlomeno dal punto di vista dei risultati mentre, sotto gli altri
punti di vista, il club in generale ha sicuramente fatto un salto di qualità,
anche dal punto di vista della percezione da parte di tutto l'ambiente. E, come
diceva Angelo Renzetti, 30 chilometri più a nord del Sinigaglia, alla fine tireremo
la riga.