“Scrivi che gli voglio bene, non si meritava una cosa simile”. È questo il messaggio di Adrien “Bouby” Lauper a Nathan Marchon. Ogni partita di hockey, specialmente poi in una finale, è una raccolta di storie e persone, narrazioni e dinamiche celate dietro al risultato nudo e crudo. Gara 5 di finale ne ha riservata una crudele al friborghese Marchon. Siamo al 2’12’’ del supplementare, quando l’infaticabile attaccante vuole allontanare il disco dal proprio terzo. Il 29enne calibra male il disimpegno, il disco s’impenna, supera di qualche maledetto centimetro il plexiglas e termina a sua corsa direttamente in tribuna. Gli arbitri non hanno scelta, scattano due minuti di penalità. 14’’ più tardi il patatrac: Tambellini segna la rete che consegna la vittoria al Davos. La vita a volte ingiusta, lo sport non perdona e può emettere punizioni oltremodo spietate. Fa male che sia capitato proprio a Marchon, un ragazzo nato e cresciuto a 10 minuti a piedi dal fu “Saint-Léonard”, un ragazzo che ha praticamente sempre e solo giocato nel Gottéron, eccezion fatta per qualche partita in prestito tanti anni fa. Il numero 97 è una sorta di coltellino tascabile, capace di fare un po’ tutto e specialmente preziosissimo in boxplay, uno che non si tira mai indietro. Purtroppo nell’hockey, dove tutto va così veloce, l’errore arriva in fretta, complice anche la stanchezza. Nathan verosimilmente avrà avuto un rientro molto cupo, un lungo viaggio in torpedone a rimuginare, non avrà dormito bene. Nemmeno il risveglio sarà stato di quelli belli, ma non è il momento di disperarsi. Poteva succedere a chiunque e inoltre, in fondo, il Friborgo la contesa l’ha persa prima, quando non è stato capace di gestire le tre reti di vantaggio. Ecco perché non è giusto colpevolizzare il malcapitato Marchon, anzi, tutti i tifosi burgundi devono stringersi attorno alla squadra e in particolar modo ancora di più attorno a Nathan, uno di loro, uno del popolo, uno a cui appunto “si vuole bene”, come ha detto Lauper. Non è ancora finita, il Friborgo il sospirato titolo può ancora vincerlo. C’è dunque la possibilità di cancellare quanto è accaduto ieri, ma anche se non dovesse essere il caso nulla andrebbe a scalfire la passione. Già, perché è proprio nelle sconfitte, soprattutto quelle durissime, che esce il vero amore per i colori e per i protagonisti, specialmente per quei pochi che si possono ancora considerare delle vere bandiere. Come Marchon.
(Foto PostFinance/KEYSTONE/Ti-Press/Alessandro Crinari)