Gara-7 è realtà, ed è giusto così. Davos e Friborgo si
giocheranno il titolo nella cornice della zondacrypto Arena, o più
semplicemente la Cattedrale dell’hockey rossocrociato, giovedì sera. Un epilogo
sacrosanto per quanto le due compagini hanno mostrato nelle prime sei gare e in
tutta la stagione, nella quale hanno saputo primeggiare nonostante il breve ma
logorante impegno della Coppa Spengler, vinta poi dai padroni di casa grigionesi.
Il Gottéron, stavolta, non ha tremato e malgrado si sia
visto cancellare a poco più di tre minuti dalla terza sirena il “golletto” di
vantaggio, messo a segno da capitan Sprunger nell’ultima partita davanti alla
sua gente, ha saputo rendere la pariglia a quanto accaduto due giorni prima in
quel di Davos, forzando la settima e decisiva sfida. Sono bastati 3’51’’ ai
burgundi per imporsi nell’ennesimo overtime della serie: la rimonta subita in
gara-5 e il disco finito in tribuna per mano di Nathan Marchon sono stati
vendicati da Jeremi Gerber. L’ex bianconero, giunto sulle rive della Sarine
quasi per caso dopo l’esperienza con più ombre che luci in Ticino, è il
classico uomo che non ti aspetti e uno dei possibili eroi nel caso in cui i
friborghesi riuscissero a conquistare l’agognato primo titolo nazionale.
Una delle tante storie che il club burgundo può raccontare,
fatte di tanti prìncipi mai diventati re e cavalieri mai diventati eroi. Storie
che sono fatte per essere riscritte e incoronare finalmente il Re dei re, quel
Julien Sprunger che ha già vissuto due finali e sta vivendo da protagonista, a
40 anni, la terza. E quale scenario, meglio della Cattedrale per eccellenza,
per l’incoronazione perfetta, in quella che è la "bella" perfetta?
(Foto Instagram Gottéron)