Lo abbiamo già scritto: le partite che finiscono con
punteggi roboanti non ci piacciono. La fase difensiva, nel calcio, è importante,
e gli errori dietro non sono meno importanti di quelli fatti davanti. Di
conseguenza, la partite di ieri sera in Baviera, tutto sommato, ci è piaciuta
di più di quella di Parigi. Il verdetto del campo, va detto, ha premiato i
migliori. E lo ha fatto meglio di ciò che sarebbe avvenuto in un'eventuale
partita secca, molto più esposta alle variabili del calcio: un bene, per la
competizione e per gli appassionati.
Il PSG, dunque, approda alla seconda finale consecutiva, a
dimostrazione di un livello di eccellenza ormai consolidato. Khvicha
Kvaratskhelia, già forte ai tempi del Napoli, ha avuto un'ulteriore evoluzione.
Certo, è penalizzato dal non giocare in una nazionale importante. Tuttavia,
soprattutto se potrà alzare ancora una volta la Coppa dalle grandi orecchie,
pensiamo che davvero abbia buone possibilità di vincere il Pallone d'oro. Poca
cosa, come dicono quelli che non lo portano a casa, ma che rimane (perlomeno a
nostro parere) un premio con il suo perché.
Il PSG supera quindi il Bayern in virtù non solo delle
individualità, ma grazie a una migliore organizzazione difensiva, dopo aver
orientato subito la sfida con una rete nei primi minuti, frutto certamente di
una ripartenza da manuale, ma sorprendendo la retroguardia bavarese, tutta
oltre la linea di metà campo. Ecco, il senso di questi 180' minuti più recuperi
sta tutto lì: per vincere, serve prendere un gol in meno degli avversari, non
farne uno in più. Perché può sembrare ovvio, ma va ricordato: chi non incassa
reti non perde, al massimo pareggia. Per il resto è stata una partita giocata a
ritmi incredibili, da giocatori con doti tecniche grandissime, e dove pochi
elementi militanti in Serie A avrebbero avuto la possibilità di stare tra i 22
schierati al fischio d'inizio. A dimostrazione del fatto che chi chiede che
venga assegnato il Pallone d'oro a qualche protagonista del calcio d'oltre
confine dovrebbe, probabilmente, tarare il proprio giudizio su questo tipo di
partite. Che, purtroppo, sono sempre di meno: ma questo è un altro discorso.
E ora, via verso Budapest. Gli inglesi, a dimostrazione
della supremazia del loro movimento che qualcuno, ogni tanto, mette in dubbio
(i bastian cuntrari non ci sono solo in Ticino), hanno portato quella che,
forse, è la loro miglior formazione attuale in finale con i campioni in carica.
L'Arsenal è una squadra forte, con dietro una spinta formidabile e una
tradizione calcistica che nulla ha a che vedere con i parigini, da sempre
definiti dai puristi della Pedata una realtà di plastica. Sarà anche uno scontro
tra due mondi diversi, per questo motivo. E allora, che vinca il
migliore.
(Foto YouTube)