Walter Fernandez, 60 anni, cinque
stagioni a Lugano negli anni novanta, lavora da intermediario e si occupa della
crescita dei giovani calciatori. Una passione che ha da sempre quella di aiutare
i ragazzi nel loro percorso verso il calcio professionistico.
Una specie di missione, che forse in questi ultimi anni è ancora più complicata.
“Beh, le famiglie sono diventate più numerose e nel contempo più difficili: una volta si parlava solo con il papà, adesso invece attorno al ragazzo ruotano sempre moltissime persone”.
Ma non è solo questione di persone:
“C’è meno pazienza rispetto a prima: i giovani vogliono tutto e subito, ma a volte questa non è la strada giusta”.
Qual è la strada giusta?
“Per me bisogna giocare una cinquantina di partite in Super League prima di pensare a un trasferimento all’estero. Chi è andato via senza giocare nel nostro massimo campionato, è quasi sempre tornato indietro”.
Ieri sera abbiamo visto che Manzambi, 20 anni, ha segnato il gol che ha permesso al Freiburg di qualificarsi per la finale di Europa League:
“Stiamo parlando di un giocatore speciale per il calcio svizzero. E se pensiamo che al Servette non lo avevano giudicato idoneo…”.
In che senso?
“Aveva dovuto lasciare l’Academy del Servette perché non pensavano potesse diventare un gran calciatore e invece…”.
Come possono accadere queste cose?
“Beh, non è sempre facile individuare il talento di un giovane, a volte ci si può anche sbagliare".
Nel calcio però ogni tanto capitano questi errori di valutazione:
“Si è vero, soprattutto a 15 anni non è così facile capire chi farà carriera e chi invece no. Ci sono ragazzi che sono già pronti e altri no. Alcuni diventano giocatori e uomini soltanto a 20 anni. È anche una questione di testa”.
A Lugano si aspetta da tempo il “nuovo” Bottani:
“Il club sta facendo un grande lavoro con il settore giovanile, c’è la volontà di portare in prima squadra almeno un paio di giocatori. Sono convinto che già il prossimo anno, con il nuovo stadio, avremo un paio di ragazzi del settore giovanile che saranno in prima squadra”.
I talenti ci sono?
“Per me sì. Ho visto tanti bravi giovani del Lugano nelle nazionali giovanili e anche nell’U21 bianconera ci sono 3-4 profili molto interessanti”.
Già pronti per fare i titolari?
“Non ho detto quello. Credo che prima debbano venir inseriti in prima squadra, poi toccherà a loro guadagnarsi un posto da titolare. Nel calcio non ti regala niente nessuno”.
A Lugano però ci sono tutte le condizioni per far crescere bene i giovani, vero?
“Assolutamente sì. Anche se la regione è piccola e numericamente non è facile trovare grandi talenti, ora il club sta lavorando molto bene. Al Maglio c’è una infrastruttura bellissima per far crescere i ragazzi e il nuovo stadio sarà un ulteriore stimolo per tutti”.
Una specie di missione, che forse in questi ultimi anni è ancora più complicata.
“Beh, le famiglie sono diventate più numerose e nel contempo più difficili: una volta si parlava solo con il papà, adesso invece attorno al ragazzo ruotano sempre moltissime persone”.
Ma non è solo questione di persone:
“C’è meno pazienza rispetto a prima: i giovani vogliono tutto e subito, ma a volte questa non è la strada giusta”.
Qual è la strada giusta?
“Per me bisogna giocare una cinquantina di partite in Super League prima di pensare a un trasferimento all’estero. Chi è andato via senza giocare nel nostro massimo campionato, è quasi sempre tornato indietro”.
Ieri sera abbiamo visto che Manzambi, 20 anni, ha segnato il gol che ha permesso al Freiburg di qualificarsi per la finale di Europa League:
“Stiamo parlando di un giocatore speciale per il calcio svizzero. E se pensiamo che al Servette non lo avevano giudicato idoneo…”.
In che senso?
“Aveva dovuto lasciare l’Academy del Servette perché non pensavano potesse diventare un gran calciatore e invece…”.
Come possono accadere queste cose?
“Beh, non è sempre facile individuare il talento di un giovane, a volte ci si può anche sbagliare".
Nel calcio però ogni tanto capitano questi errori di valutazione:
“Si è vero, soprattutto a 15 anni non è così facile capire chi farà carriera e chi invece no. Ci sono ragazzi che sono già pronti e altri no. Alcuni diventano giocatori e uomini soltanto a 20 anni. È anche una questione di testa”.
A Lugano si aspetta da tempo il “nuovo” Bottani:
“Il club sta facendo un grande lavoro con il settore giovanile, c’è la volontà di portare in prima squadra almeno un paio di giocatori. Sono convinto che già il prossimo anno, con il nuovo stadio, avremo un paio di ragazzi del settore giovanile che saranno in prima squadra”.
I talenti ci sono?
“Per me sì. Ho visto tanti bravi giovani del Lugano nelle nazionali giovanili e anche nell’U21 bianconera ci sono 3-4 profili molto interessanti”.
Già pronti per fare i titolari?
“Non ho detto quello. Credo che prima debbano venir inseriti in prima squadra, poi toccherà a loro guadagnarsi un posto da titolare. Nel calcio non ti regala niente nessuno”.
A Lugano però ci sono tutte le condizioni per far crescere bene i giovani, vero?
“Assolutamente sì. Anche se la regione è piccola e numericamente non è facile trovare grandi talenti, ora il club sta lavorando molto bene. Al Maglio c’è una infrastruttura bellissima per far crescere i ragazzi e il nuovo stadio sarà un ulteriore stimolo per tutti”.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)