CAMPIONATO ITALIANO
È un Milan senza identità
Pubblicato il 11.05.2026 05:18
di Silvano Pulga
Encefalogramma piatto. L'immagine del Milan, mentre uscivamo dallo stadio, al termine della conferenza stampa, era questa. Persino i tifosi più accesi del Diavolo, al 55', dopo il terzo gol atalantino, arrivato con una facilità disarmante, hanno abbandonato gli spalti, così come tanti altri sostenitori, in altri settori. Vero: manca Luka Modrić. Ma qua la sensazione è proprio quella della luce spenta. Il calcio è testa, lo abbiamo sempre sostenuto. E quella della squadra non c'è più. Innumerevoli i passaggi sbagliati, le seconde palle appannaggio quasi sempre degli avversari: la fotocopia di quanto già visto contro l'Udinese, poche settimane fa. E il coro inneggiante a Paolo Maldini, a pochi minuti dal termine, è apparso quasi una preghiera. La reazione finale, che ha portato in dote due reti, comunque tardiva, non cambia le cose. E, paradossalmente, non le avrebbe modificate neppure un pareggio: i rossoneri, infatti, sono in vantaggio con Roma e Como negli scontri diretti, in caso di arrivo a pari punti. Questo, dunque, nonostante il cammino rovinoso di questi ultimi due mesi, mantiene la squadra di Allegri ancora padrona del proprio destino. E, del resto, come detto dal tecnico livornese in sala stampa a fine gara, se i suoi non riusciranno ad avere la meglio contro Genoa e Cagliari, sarà giusto non andare in Champions. Soluzioni? Max si attacca agli ultimi minuti, al fatto che la squadra abbia ritrovato la via della rete, smarrita dopo il gol decisivo di Rabiot a Verona. Poi però, per vincere, devi incassarne uno in meno dell'avversario; e anche la fase difensiva, a detta del tecnico, deve tornare centrale, al netto delle tante polemiche lette in rete in queste settimane. L'ambiente, tra l'altro, non aiuta, con le contestazioni alla dirigenza, i probabili attriti al vertice, la necessità di implementare la rosa (lo scriviamo da settembre, del resto), il sostanziale fallimento delle campagne di rafforzamento: il Milan spende, ma male. In tutto questo, c'è una evidente perdita d'identità. Giocare a San Siro con la terza maglia, i tifosi occasionali che sorridono con la squadra sotto di tre gol. I più critici tra i nostri lettori ci diranno che seguiamo il Como da due stagioni, che è la perfetta immagine della squadra a caccia proprio di turisti. Però, in riva al Lario c'è, al contrario, una costante esaltazione dell'identità, dal "Semm Cumasch" scritto ovunque, alla prima maglia esibita in casa tutta la stagione. Ecco: il Como compra, certo. Ma tutti i ragazzi presi a cifre importanti, oggi valgono di più di quanto speso. E, con questa riflessione, non resta che incamminarsi, sotto la pioggia, a raggiungere l'auto per il rientro.