Encefalogramma
piatto. L'immagine del Milan, mentre uscivamo dallo stadio, al
termine della conferenza stampa, era questa. Persino i tifosi più
accesi del Diavolo, al 55', dopo il terzo gol atalantino, arrivato
con una facilità disarmante, hanno abbandonato gli spalti, così come
tanti altri sostenitori, in altri settori. Vero: manca
Luka Modrić. Ma qua la sensazione è proprio quella della luce
spenta. Il calcio è testa, lo abbiamo sempre sostenuto. E quella della squadra non c'è più. Innumerevoli i passaggi
sbagliati, le seconde palle appannaggio quasi sempre degli avversari:
la fotocopia di quanto già visto contro l'Udinese, poche settimane
fa. E il coro inneggiante a Paolo Maldini, a pochi minuti dal
termine, è apparso quasi una preghiera. La
reazione finale, che ha portato in dote due reti, comunque tardiva,
non cambia le cose. E, paradossalmente, non le avrebbe modificate neppure un pareggio: i rossoneri, infatti, sono in vantaggio con Roma
e Como negli scontri diretti, in caso di arrivo a pari punti. Questo,
dunque, nonostante il cammino rovinoso di questi ultimi due mesi,
mantiene la squadra di Allegri ancora padrona del proprio destino. E,
del resto, come detto dal tecnico livornese in sala stampa a fine
gara, se i suoi non riusciranno ad avere la meglio contro Genoa e
Cagliari, sarà giusto non andare in Champions. Soluzioni? Max si
attacca agli ultimi minuti, al fatto che la squadra abbia ritrovato
la via della rete, smarrita dopo il gol decisivo di Rabiot a Verona.
Poi però, per vincere, devi incassarne uno in meno dell'avversario;
e anche la fase difensiva, a detta del tecnico, deve tornare
centrale, al netto delle tante polemiche lette in rete in queste
settimane. L'ambiente, tra l'altro, non aiuta, con le contestazioni
alla dirigenza, i probabili attriti al vertice, la necessità di
implementare la rosa (lo scriviamo da settembre, del resto), il
sostanziale fallimento delle campagne di rafforzamento: il Milan
spende, ma male. In tutto questo, c'è una evidente perdita
d'identità. Giocare a San Siro con la terza maglia, i tifosi
occasionali che sorridono con la squadra sotto di tre gol. I più
critici tra i nostri lettori ci diranno che seguiamo il Como da due
stagioni, che è la perfetta immagine della squadra a caccia proprio
di turisti. Però, in riva al Lario c'è, al contrario, una costante
esaltazione dell'identità, dal "Semm Cumasch" scritto
ovunque, alla prima maglia esibita in casa tutta la stagione. Ecco:
il Como compra, certo. Ma tutti i ragazzi presi a cifre importanti,
oggi valgono di più di quanto speso. E, con questa riflessione, non
resta che incamminarsi, sotto la pioggia, a raggiungere l'auto per il
rientro.
CAMPIONATO ITALIANO
È un Milan senza identità