AC BELLINZONA
"Ci siamo sentiti soli"
Pubblicato il 12.05.2026 10:34
di Enrico Lafranchi
Beppe Sannino non si è presentato dopo la partita. Ha delegato il capitano. Dragan Mihajlovic ha passato in rassegna questa stagione disgraziata partendo dai grossi problemi societari (“licenza e via dicendo”) che hanno condizionato parecchio i giocatori, al contrario di chi sosteneva che avessero le fette di salame sugli occhi e orecchie foderate di lamiera. Ha spiegato che questo delicato ‘tasto’ non è ma stato toccato nello spogliatoio (“nessuno ha mai aperto bocca su questi temi, né cercato alibi e scuse”), ma è ovvio che il campo ne abbia risentito. Problemi che si trascinano da anni, mai però come ora: “Ci siamo sentiti soli, quest’anno il Bellinzona è stato Giuseppe Sannino”. Nessun altro, quindi, una dichiarazione che dà l’ampiezza del disastro compiuto ai vertici. A tale punto da fargli dire “siamo retrocessi meritatamente”.
Avrà un futuro questo Bellinzona? Se lo chiede anche Dragan: “Ora bisogna capire se questa società, la proprietà attuale, avrà il coraggio, la voglia e la forza di continuare a prescindere che noi saremo ancora qui”. Mihajlovic, classe 1991, non fa mistero che la sua carriera potrebbe giungere ai titoli di coda: “vorrei finirla con la maglia che tanto amo, la mia carriera l’ho fatta, i giovani ne hanno davanti una intera”. Il suo augurio, più che una speranza, è che la società e la squadra ritrovino il più presto possibile umiltà, unione e la forza che hanno caratterizzato il passato: “Riportare il pubblico allo stadio e serenità nell’ambiente: niente di più, niente di meno”.
Sulla débâcle tecnica: “Se noi avessimo mantenuto un blocco squadra coi 10-12 giocatori che c’erano con Pablo, e aggiunto gli elementi migliori arrivati quest’anno avremmo lottato per andare in Super League”. È venuta a mancare la continuità, ricordiamo quanto ebbe a dire Juan Carlos Trujillo: “Non c’era niente, ho trovato un foglio bianco” (chiara allusione ai giocatori partiti per altri lidi). Riferendosi al nuovo patron: “È venuto con propositi molto nobili, ma non conosceva la realtà. Ci avesse visti a giugno non avrebbe potuto dire che questa eravamo una squadra di calcio, ma un cantiere!”.
Una catena di cose insormontabile: “Queste lacune erano evidenti, se ne è parlato, ma si sono sempre tirate in ballo questioni di contingente”.
Totale mancanza di un progetto: “Quando ho giocato nel Lugano di Angelo Renzetti siamo andati in Europa League benché fossimo partiti con Andrea Manzo per salvarci. È da lì, grazie ad Angelo, che c’è stata questa cavalcata che ha portato il Lugano a essere quello di oggi”.
La ‘bandiera’ dell’ACB, uomo realista e filosofo per natura, si augura che nella prossima stagione “il Bellinzona parta su basi solide e non faccia gli errori che sono stati commessi per quattro anni di fila”. Lui ci sarà. A testa alta, come sempre.
(Foto Filippo Zanovello)