Scatteranno domani con le gare inaugurali tra Germania e
Finlandia a Zurigo, rispettivamente tra Canada e Svezia a Friborgo, il mondiale
casalingo di hockey. Dopo ben 17 anni, nei quali, come purtroppo ben sappiamo,
la pandemia ha cancellato l’edizione nostrana del 2020, le migliori nazionali
del globo tornano a calcare il ghiaccio elvetico. La concomitanza con i Giochi Olimpici
di Milano e Cortina inevitabilmente dimezza di netto le possibilità di ammirare
le stelle del firmamento hockeistico, ma i grandi nomi non mancano, in
particolare nelle due selezioni nordamericane e, naturalmente, nella nostra
nazionale, verosimilmente all’ultima chiamata dopo i due argenti di Praga e
Stoccolma.
La Svizzera, dopo aver apparentemente digerito lo scandalo
legato al suo ex selezionatore Patrick Fischer, si presente ai blocchi di
partenza con i galloni della favorita numero uno. Rispetto ad un anno fa, i
cambiamenti nel roster sono ben pochi, eccezion fatta per l’inserimento Attilio
Biasca (convocazione più che meritata per l’attaccante di origini ticinesi) e di
Theo Rochette, al primo vero esame di maturità della sua carriera e che ha
vinto la concorrenza con Tyler Moy, nientemeno che il miglior marcatore della
scorsa edizione del torneo. Per un Kevin Fiala che mancherà, vi è da registrare
il ritorno di capitan Roman Josi, il quale, assieme a Nino Niederreiter e Reto
Berra, era presente già in occasione del primo argento mondiale dell’ormai
lontano 2013.
Fronte Canada, dopo la sconfitta nella finale dell’Arena
Santa Giulia e la precoce eliminazione da parte della sorprendente Danimarca 12
mesi or sono, Sidney Crosby e Macklin Celebrini tenteranno di riconquistare l’oro
iridato a tre anni di distanza dall’ultima volta. L’altro pezzo da novanta in
una selezione canadese votata soprattutto a dar spazio alle giovani leve è John
Tavares: l’attaccante 35enne dei Toronto Maple Leafs in carriera ha vinto un
oro olimpico a Sochi 2014 ma non è mai riuscito ad imporsi ad un mondiale.
I campioni olimpici e mondiali in carica degli Stati Uniti
saranno pure farciti di numerosi giovani. Da tenere d’occhio sarà in
particolare il classe 2006 James Hagens, scelto al primo turno del draft NHL in
settima posizione l’anno scorso e con ottimi numeri sia nelle leghe minori
nordamericane, sia nei vari mondiali di categoria. A spiccare è naturalmente l’ala
dei Florida Panthers Matthew Tkachuk, alla ricerca di un posto nel
prestigiosissimo “Triple Gold Club” dopo aver vinto le ultime due Stanley Cup e
la medaglia d’oro a Milano nel mese di febbraio.
Meno prestigiose le altre selezioni europee. Finlandia, Svezia
e Cechia sentono notevolmente l’anno olimpico. In tutte e tre le formazioni è
ben presente l’impronta della National League, in particolare, per quanto
riguarda l’hockey del nostro Cantone, sarà interessante osservare le gesta di
Tim Heed, convocato da Sam Hallam, futuro coach del Ginevra, nonostante una
stagione fatta di più bassi che alti. Sempre per quanto riguarda la nazionale
delle Tre Corone, da tenere d’occhio saranno i giovani Anton Frondell (20 reti
in SHL con la maglia del Djurgården) e Jack Berglund, figlio dell’ex attaccante
di Rapperswil e Berna nella seconda metà degli anni 2000 Christian, e che
quindi dispone della licenza svizzera. Tra le fila dei finnici vi sarà pure
Aleksander Barkov, il quale ha saltato tutta la stagione per un grave
infortunio al ginocchio. Difficile, per contro, prevedere un exploit da parte di nazionali meno blasonate ma comunque insidiose quali Germania, Lettonia, Slovacchia e Danimarca.
In conclusione, per la nostra nazionale è il mondiale della
verità, un’occasione ghiottissima per mettere finalmente le mani sull’agognata
coppa e chiudere alla grande un ciclo estremamente prolifico per l’hockey
elvetico. E quale occasione migliore per farlo a casa nostra, dopo aver visto,
da ospiti, ben due volte (facciamo tre, a Copenhagen vi erano soprattutto tifosi
svedesi data la vicinanza) su quattro i vincitori festeggiare davanti al loro
pubblico?
(Foto YouTube)