C'è qualcosa di straordinario,
nelle gare a cronometro, nonostante a tanti non piacciano. Certo, gli
attacchi in salita ovviamente fanno spettacolo, ci mancherebbe. Ma
guardare Pippo Ganna spingere rapporti da oltre nove metri a pedalata
(ci ha confessato, in sala stampa, di aver montato, oggi, davanti, un
64...), muovendo appena le spalle mentre mulina le gambe al ritmo di
oltre cento pedalate al minuto, con quasi 500 watt di potenza
espressa in taluni momenti, chiudendo a circa 55 km/h di media con il
tempo complessivo di 45' 53" per fare 42 km, dopo aver raggiunto
e superato 6 atleti partiti prima di lui, secondo noi è tanta roba.
Poi, a casa, si può sempre cambiare canale, si capisce. Il
vincitore, che ha inflitto al resto dei concorrenti distacchi da
1'54" in su, alla settima cronometro vinta al Giro d'Italia
(eguagliato il numero di vittorie di Eddy Merckx contro il tempo
nella corsa rosa) è apparso soddisfatto, e molto meno provato di
quando lo avevamo visto precedere, a Desenzano, due anni fa, sua
maestà Tadej Pogačar, in una battaglia sul filo dei secondi. In
conferenza stampa, ha detto di aver scherzato con il grande favorito
Jonas Vindegaard il quale, invece, soffre queste tappe: "Beh,
io nelle tappe con 4.000 metri di dislivello, dove lui va fortissimo,
ho grosse difficoltà. Dal momento che, nelle corse a tappe, sono di
più queste occasioni, diciamo che il bilancio finale va a suo
vantaggio". Dopodiché, per molti è un Giro dal destino
segnato, con un Jonas Vindegaard decisamente di un altro livello, per
quanto fatto vedere sinora. Tuttavia, pur avvicinandosi di parecchio
ad Afonso Oliveira Eulálio, oggi, non è riuscito a togliere la
maglia rosa al portoghese, vera sorpresa, sinora, della corsa rosa,
dal momento che non era certo dato tra i favoriti alla vigilia, e che
mantiene la testa della classifica con 27" di margine. Il
danese, leader della classifica dei Gran Premi della montagna, l'ha
presa con filosofia: non era questa la mia gara, ha detto nelle
interviste a fine corsa; il Giro è ancora lungo, ha affermato, e ci
sono ancora delle tappe di mio gradimento, dove proverò a fare la
corsa.
In conclusione, è ancora
attrattiva la corsa rosa per i grandi campioni? Secondo qualcuno,
meno di qualche anno fa, con tutto ciò che questo comporta: molti
corridori di nome preferiscono non fare questa corsa dispendiosa a
livello di energie, per provare a fare bene al Tour de France. Però,
sinora, a livello di spettacolo, se ne sono viste di cose belle,
complice anche un percorso decisamente duro e selettivo. E, con
questo numero di arrivi in salita, altre se ne vedranno. Il problema,
sicuramente, è la mancanza di un fuoriclasse in grado d'infiammare
le folle che, in Italia, per dire, manca dai tempi dello Squalo
Vincenzo Nibali. Insomma, servirebbe, nella vicina Penisola, per
riaccendere la grande passione italiana per il ciclismo un Sinner
della bicicletta. E, magari, perché no, anche un Roger Federer a
pedali che possa fare lo stesso dalle nostre parti.
(foto di S. P.)