Il calcio, si sa, è roba semplice. Vero che, a differenza di
altri sport di squadra, è forse l'unico dove la compagine più debole può
sopraffare quella più forte, facendo uso della tattica; tuttavia, nella maggior
parte delle volte, prevalgono i migliori. E, in questa edizione 2026 della
finale di Coppa, è andata così. Peccato, però, che la nostra classe arbitrale
abbia dimostrato una mediocrità di fondo già vista altre volte in stagione, in
occasione del rigore concesso al San Gallo nella ripresa, e che ha fatto
pendere definitivamente la bilancia a favore degli svizzeri orientali i quali,
in quel momento, in inferiorità numerica e in vantaggio di una sola rete, si
trovavano in una situazione, perlomeno psicologica, quantomeno problematica.
Ha vinto la squadra migliore, in ogni caso, come scrivevamo,
per quanto si è visto in campo. Lo SLO non ha avuto abbastanza personalità: non
era facile, per i biancorossi, giocare in questo stadio, davanti a 30.000
tifosi, in maggioranza avversari. E, sotto questo aspetto i vodesi sono
mancati: il pressing alto e la ricerca della profondità, specialità della casa,
a questo giro non si sono visti, forse a causa di un gol incassato troppo
presto, per un'evitabile amnesia difensiva. Il calcio è soprattutto testa,
concentrazione e abitudine a certe temperature. Alla Pontaise si vedono
normalmente meno di 1.000 spettatori a partita e l'ambiente di Berna,
sicuramente, ha avuto un certo peso.
In definitiva, non certo un grande spot per il nostro
calcio, anche se la terza rete dei sangallesi, messa a segno da Christian
Witzig, è stata davvero di pregevole fattura. Noi, come sempre in queste
occasioni, ci teniamo il grande spettacolo del pubblico: più di 30.000 gli
spettatori presenti, in gran parte arrivati dalla Svizzera orientale. Tante
famiglie, tanti bambini ma, una volta tanto, parecchi giovani della cosiddetta
Generazione Z; quelli tra i 20 e i 30 anni, per intenderci. Coloro i
quali, secondo i sondaggi, non sarebbero interessati al calcio, e che
rappresentano invece il futuro, sotto tutti gli aspetti. A quanto sembra,
quindi, non sarebbe così; tuttavia, questo patrimonio di pubblico va
valorizzato e fidelizzato. Un VAR check di 9' per assegnare un rigore
quantomeno controverso, e che ha potenzialmente cambiato la storia di una
partita, significa rischiare di perderli, mandando in fumo il lavoro di tanti
che s'impegnano, ogni giorno, per allargare il bacino d'utenza del nostro
calcio, perlomeno in Svizzera. Ecco, ragioniamoci sopra, magari, a tutti i
livelli.
(Foto SP)