FINALE COPPA SVIZZERA
Merito al San Gallo, ma c'è di che riflettere
Pubblicato il 24.05.2026 16:11
di Silvano Pulga
Il calcio, si sa, è roba semplice. Vero che, a differenza di altri sport di squadra, è forse l'unico dove la compagine più debole può sopraffare quella più forte, facendo uso della tattica; tuttavia, nella maggior parte delle volte, prevalgono i migliori. E, in questa edizione 2026 della finale di Coppa, è andata così. Peccato, però, che la nostra classe arbitrale abbia dimostrato una mediocrità di fondo già vista altre volte in stagione, in occasione del rigore concesso al San Gallo nella ripresa, e che ha fatto pendere definitivamente la bilancia a favore degli svizzeri orientali i quali, in quel momento, in inferiorità numerica e in vantaggio di una sola rete, si trovavano in una situazione, perlomeno psicologica, quantomeno problematica.
Ha vinto la squadra migliore, in ogni caso, come scrivevamo, per quanto si è visto in campo. Lo SLO non ha avuto abbastanza personalità: non era facile, per i biancorossi, giocare in questo stadio, davanti a 30.000 tifosi, in maggioranza avversari. E, sotto questo aspetto i vodesi sono mancati: il pressing alto e la ricerca della profondità, specialità della casa, a questo giro non si sono visti, forse a causa di un gol incassato troppo presto, per un'evitabile amnesia difensiva. Il calcio è soprattutto testa, concentrazione e abitudine a certe temperature. Alla Pontaise si vedono normalmente meno di 1.000 spettatori a partita e l'ambiente di Berna, sicuramente, ha avuto un certo peso. 
In definitiva, non certo un grande spot per il nostro calcio, anche se la terza rete dei sangallesi, messa a segno da Christian Witzig, è stata davvero di pregevole fattura. Noi, come sempre in queste occasioni, ci teniamo il grande spettacolo del pubblico: più di 30.000 gli spettatori presenti, in gran parte arrivati dalla Svizzera orientale. Tante famiglie, tanti bambini ma, una volta tanto, parecchi giovani della cosiddetta Generazione Z; quelli tra i 20 e i 30 anni, per intenderci. Coloro i quali, secondo i sondaggi, non sarebbero interessati al calcio, e che rappresentano invece il futuro, sotto tutti gli aspetti. A quanto sembra, quindi, non sarebbe così; tuttavia, questo patrimonio di pubblico va valorizzato e fidelizzato. Un VAR check di 9' per assegnare un rigore quantomeno controverso, e che ha potenzialmente cambiato la storia di una partita, significa rischiare di perderli, mandando in fumo il lavoro di tanti che s'impegnano, ogni giorno, per allargare il bacino d'utenza del nostro calcio, perlomeno in Svizzera. Ecco, ragioniamoci sopra, magari, a tutti i livelli. 
(Foto SP)