Ci siamo presi qualche giorno di
riflessione, prima di scrivere di Milan. Non è che ci mancassero gli
argomenti: abbiamo visto dal vivo, in casa e trasferta, un numero di
partite abbastanza elevato da poter parlare con cognizione di causa.
Però, non è facile spiegare quanto accaduto nelle ultime dieci
giornate, dove i rossoneri hanno racimolato la miseria di 10 punti,
uno a partita. Il calcio, si sa, è soprattutto testa: e il fatto di
uscire sconfitti in malo modo, prima di tutto sul piano del gioco,
nelle ultime tre sfide casalinghe, contro avversari sulla carta di
livello inferiore e senza ambizioni di classifica, tra l'altro con un
traguardo ambizioso e strategico da raggiungere, è qualcosa che il
cronista fatica a comprendere. La cosiddetta piazza pulita, pur
comprensibile, è stata però gestita con una metodologia di
comunicazione quantomeno dozzinale. Per chi ha vissuto l'era
Fininvest, un fatto inaudito. Se pure possiamo comprendere la
politica di un fondo, che guarda al profitto economico, non è in
questo modo che si trasmette al popolo rossonero la volontà di
tornare ai vertici. L'ennesimo possibile arrivo di un allenatore da
un campionato estero è una scommessa pericolosissima: l'Inter si è
potuta permettere un tecnico inesperto perché il gruppo viaggiava
col pilota automatico, in una riedizione della stagione 1970/71, con
Giovannino Invernizzi in panchina. Al Milan si presume arriveranno
diversi nuovi giocatori, cambiando la spina dorsale dello
spogliatoio. La ricerca del profilo "alla Cesc Fàbregas"
(fa moda usare il nome dell'ex Barcellona) è quanto mai improprio:
il catalano ha potuto crescere senza pressioni particolari, in un
ambiente che non lo ha mai messo in discussione anche quando,
all'inizio della prima stagione in Serie A, i lariani viaggiavano in
bassa classifica, coi tifosi anziani che chiedevano di tornare alla
palla in tribuna. Il Milan non potrà mai essere una palestra per far
crescere un tecnico emergente: se qualcuno parlasse di Arrigo Sacchi,
gli risponderemmo coi nomi dei fenomeni che allenava. La
ricetta per ricostruire il vecchio diavolo è una sola: un allenatore
ambizioso, ma con esperienza in Serie A (e, magari, un minimo di
carisma: un Italiano, per intenderci), e un DS con le medesime
caratteristiche. Poi, con quelle due caselle coperte, si può
iniziare a edificare qualcosa. Partendo dai vecchi, che andranno
convinti per primi della bontà di un progetto, l'ennesimo, di
rifondazione. Ci saranno i mondiali: da sempre sono una vetrina di
talenti interessanti. Che, ovviamente, bisognerà pagare. Ecco, il
punto è quello: le squadre vincenti arrivano con poche scommesse,
tante certezze e grandi investimenti. Da ciò, il pessimismo è,
oggi, sentimento dominante. Non fosse altro per quanto visto sinora,
dopo il fischio finale di Milan-Cagliari.
(fonte
foto: YouTube)