CALCIO ITALIANO
Milan, a caccia del nuovo Cesc
Pubblicato il 27.05.2026 06:42
di Silvano Pulga
Ci siamo presi qualche giorno di riflessione, prima di scrivere di Milan. Non è che ci mancassero gli argomenti: abbiamo visto dal vivo, in casa e trasferta, un numero di partite abbastanza elevato da poter parlare con cognizione di causa. Però, non è facile spiegare quanto accaduto nelle ultime dieci giornate, dove i rossoneri hanno racimolato la miseria di 10 punti, uno a partita. Il calcio, si sa, è soprattutto testa: e il fatto di uscire sconfitti in malo modo, prima di tutto sul piano del gioco, nelle ultime tre sfide casalinghe, contro avversari sulla carta di livello inferiore e senza ambizioni di classifica, tra l'altro con un traguardo ambizioso e strategico da raggiungere, è qualcosa che il cronista fatica a comprendere.  La cosiddetta piazza pulita, pur comprensibile, è stata però gestita con una metodologia di comunicazione quantomeno dozzinale. Per chi ha vissuto l'era Fininvest, un fatto inaudito. Se pure possiamo comprendere la politica di un fondo, che guarda al profitto economico, non è in questo modo che si trasmette al popolo rossonero la volontà di tornare ai vertici. L'ennesimo possibile arrivo di un allenatore da un campionato estero è una scommessa pericolosissima: l'Inter si è potuta permettere un tecnico inesperto perché il gruppo viaggiava col pilota automatico, in una riedizione della stagione 1970/71, con Giovannino Invernizzi in panchina. Al Milan si presume arriveranno diversi nuovi giocatori, cambiando la spina dorsale dello spogliatoio. La ricerca del profilo "alla Cesc Fàbregas" (fa moda usare il nome dell'ex Barcellona) è quanto mai improprio: il catalano ha potuto crescere senza pressioni particolari, in un ambiente che non lo ha mai messo in discussione anche quando, all'inizio della prima stagione in Serie A, i lariani viaggiavano in bassa classifica, coi tifosi anziani che chiedevano di tornare alla palla in tribuna. Il Milan non potrà mai essere una palestra per far crescere un tecnico emergente: se qualcuno parlasse di Arrigo Sacchi, gli risponderemmo coi nomi dei fenomeni che allenava.  La ricetta per ricostruire il vecchio diavolo è una sola: un allenatore ambizioso, ma con esperienza in Serie A (e, magari, un minimo di carisma: un Italiano, per intenderci), e un DS con le medesime caratteristiche. Poi, con quelle due caselle coperte, si può iniziare a edificare qualcosa. Partendo dai vecchi, che andranno convinti per primi della bontà di un progetto, l'ennesimo, di rifondazione. Ci saranno i mondiali: da sempre sono una vetrina di talenti interessanti. Che, ovviamente, bisognerà pagare. Ecco, il punto è quello: le squadre vincenti arrivano con poche scommesse, tante certezze e grandi investimenti. Da ciò, il pessimismo è, oggi, sentimento dominante. Non fosse altro per quanto visto sinora, dopo il fischio finale di Milan-Cagliari.
(fonte foto: YouTube)