Nelle varie dichiarazioni da parte dei protagonisti negli
scorsi giorni il mantra era chiaro: il passato fa parte del passato. Non
contavano più le due finali perse nel 2013 e nel 2018 così come non contava più
il fatto che da tredici anni la Svezia ha sempre avuto la meglio. Parole sfociate
in fatti. La Svizzera ha conquistato la terza semifinale consecutiva e
sormontato uno degli ultimi ostacoli mentali che separano la nostra Nazionale
dal tetto del mondo.
Una vittoria che acquista ulteriore valore se pensiamo che
gli svedesi sono passati a condurre alla prima vera scorribanda offensiva, facendo
assaporare per la prima volta in questo mondiale casalingo il sapore dello
svantaggio a Josi e soci. La situazione ha rischiato di scivolare di mano 25’’ più
tardi, momento in cui Dean Kukan si è reso protagonista di un cross-check sul volto
di uno svedese, sanzionato giustamente con una penalità di partita. Sebbene gli
scandinavi siano andati ad un niente dal raddoppio, annullato poiché il disco insaccato
da Sundqvist è stato calciato irregolarmente alle spalle di un Genoni al solito
sontuoso, la Svizzera ha costruito il suo successo proprio tenendo duro gestendo
al meglio la situazione durante tutti i cinque minuti di inferiorità numerica. L’1-1
di Capitan Josi è arrivato di conseguenza a distanza di due minuti dal ritorno
in parità numerica, a simboleggiare l’impressionante livello di maturità raggiunto
dalla truppa rossocrociata.
La nuova parità si è trascinata per i primi dieci minuti del
secondo tempo con gli uomini di Cadieux in pieno controllo della situazione, culminata
con la rete di Denis Malgin al 33’. Il primo vantaggio di serata ha
definitivamente spostato l’equilibrio dalla parte elvetica, fino al decisivo 3-1
nel primo powerplay di serata di Calvin Thürkauf, autore sin qui di un Mondiale
di grandissimo spessore: l’intuizione di inserire il capitano del Lugano nella
linea composta dal duo delle meraviglie Malgin-Andrighetto si è rivelata più
che azzeccata.
Obiettivo minimo centrato: la Svizzera è di nuovo nelle
prime quattro nazionali al mondo e affronterà sabato la tanto sorprendente
quanto temibile Norvegia, convinti che, anche in questa situazione, nessuno
guarderà l’effettiva caratura degli avversari. Ed è soprattutto questo il punto
di forza di una selezione che, come detto in precedenza, sta mostrando una
maturità e una consapevolezza nei propri mezzi rarissima. La gestione dell’ormai
archiviata vicenda legata a Patrick Fischer, così come l’essersi fatti
scivolare di dosso un macigno come il confronto con la Svezia, sono sintomi ben
evidenti, aldilà della qualità con la quale viene affrontata ogni singola
partita e al fatto poco scontato che, eccezion fatta per Sven Jung e Nicholas
Baechler, tutti i giocatori sono andati a punti.
Mancano ancora due “W. Nuss vo Bümpliz” a rendere il sogno realtà.
(Foto Immagini RSI)