MONDIALI 2026
Più forti anche dei tabù
Pubblicato il 28.05.2026 22:05
di Sandro Solcà
Nelle varie dichiarazioni da parte dei protagonisti negli scorsi giorni il mantra era chiaro: il passato fa parte del passato. Non contavano più le due finali perse nel 2013 e nel 2018 così come non contava più il fatto che da tredici anni la Svezia ha sempre avuto la meglio. Parole sfociate in fatti. La Svizzera ha conquistato la terza semifinale consecutiva e sormontato uno degli ultimi ostacoli mentali che separano la nostra Nazionale dal tetto del mondo.
Una vittoria che acquista ulteriore valore se pensiamo che gli svedesi sono passati a condurre alla prima vera scorribanda offensiva, facendo assaporare per la prima volta in questo mondiale casalingo il sapore dello svantaggio a Josi e soci. La situazione ha rischiato di scivolare di mano 25’’ più tardi, momento in cui Dean Kukan si è reso protagonista di un cross-check sul volto di uno svedese, sanzionato giustamente con una penalità di partita. Sebbene gli scandinavi siano andati ad un niente dal raddoppio, annullato poiché il disco insaccato da Sundqvist è stato calciato irregolarmente alle spalle di un Genoni al solito sontuoso, la Svizzera ha costruito il suo successo proprio tenendo duro gestendo al meglio la situazione durante tutti i cinque minuti di inferiorità numerica. L’1-1 di Capitan Josi è arrivato di conseguenza a distanza di due minuti dal ritorno in parità numerica, a simboleggiare l’impressionante livello di maturità raggiunto dalla truppa rossocrociata.
La nuova parità si è trascinata per i primi dieci minuti del secondo tempo con gli uomini di Cadieux in pieno controllo della situazione, culminata con la rete di Denis Malgin al 33’. Il primo vantaggio di serata ha definitivamente spostato l’equilibrio dalla parte elvetica, fino al decisivo 3-1 nel primo powerplay di serata di Calvin Thürkauf, autore sin qui di un Mondiale di grandissimo spessore: l’intuizione di inserire il capitano del Lugano nella linea composta dal duo delle meraviglie Malgin-Andrighetto si è rivelata più che azzeccata.
Obiettivo minimo centrato: la Svizzera è di nuovo nelle prime quattro nazionali al mondo e affronterà sabato la tanto sorprendente quanto temibile Norvegia, convinti che, anche in questa situazione, nessuno guarderà l’effettiva caratura degli avversari. Ed è soprattutto questo il punto di forza di una selezione che, come detto in precedenza, sta mostrando una maturità e una consapevolezza nei propri mezzi rarissima. La gestione dell’ormai archiviata vicenda legata a Patrick Fischer, così come l’essersi fatti scivolare di dosso un macigno come il confronto con la Svezia, sono sintomi ben evidenti, aldilà della qualità con la quale viene affrontata ogni singola partita e al fatto poco scontato che, eccezion fatta per Sven Jung e Nicholas Baechler, tutti i giocatori sono andati a punti.
Mancano ancora due “W. Nuss vo Bümpliz” a rendere il sogno realtà.
(Foto Immagini RSI)