La Svizzera è in finale per il terzo anno consecutivo, in modo netto, chiaro, inequivocabile. Un mondiale “debole” questo, come sempre accade nell’anno olimpico se giocano le stelle della NHL nel torneo a 5 cerchi, senza Russia e Bielorussia, con squadre come la Svezia infarcita di ragazzini, squadre senza le loro stelle come la Slovacchia priva di Slafkovsky, un mondiale casalingo dove proprio qua su Contropiede prima del torneo avevamo battezzato “senza l’oro sarà un fallimento”.
Dunque, demerito solo degli altri? Nemmeno per sogno, è un grande merito della Svizzera essere entrata di diritto nel gotha mondiale, essere oggi la squadra più forte come concetto tale (ovvero non solo una selezione di giocatori, ma un gruppo che da anni lavora assieme; basta pensare al duo Andrighetto-Malgin), al fatto che pure tutta la nazionale è consapevole di essere forte e di voler vincere l’oro. Come missione. La parola “fallimento” non fa paura, anzi, è uno stimolo ad ogni cambio per chiudere check, portare pressione, creare continui pericoli agli avversari e toglierli fiato, tempo, lucidità. Sentirsi forti non è mancanza di umiltà, ma un concetto fondamentale per essere i numeri uno.
Prima della semifinale sulla terrazza del bagno pubblico di Bellinzona “Cielo Aperto” (dove potrete vedere sul grande schermo anche la finale domani sera, che commenterò con gioia per i presenti) mi si diceva: “La Norvegia è pericolosa, sta facendo un grande torneo”. La mia risposta è stata secca: “vinceremo 6-1, facile”. Non sono andato lontano. L’anno scorso già nei quarti avevamo spazzato via l’Austria (6-0) ed in semifinale la Danimarca (7-0), perché rispetto a queste nazioni “cuscinetto” tra le big e le più deboli, noi siamo di un altro pianeta. Siamo forti, solidi (in due anni fin qua abbiamo concesso nei playoff nei tempi regolamentari - non conto la rete degli USA all’overtime nella finale 2025 – in 5 partite 1 solo goal), giochiamo anche in casa in un clima meraviglioso. E sarà questa una bella differenza col passato (nel 2013 in finale eravamo “in trasferta” contro la Svezia, nel 2024 idem con la Cechia, nel 2018 fu quasi la stessa cosa a Copenhagen contro la Svezia), una differenza che ci deve spingere fino all’oro agognato!