Giorni importanti, questi, per il Milan. Il clima è
surreale: siamo a una manciata di giorni dai mondiali, ma la stampa
d'oltreconfine sembra non esserne minimamente interessata. Certo, si parla poco
di calcio anche da noi, risponderanno i soliti critici. Tuttavia, ci sarebbe un
"piccolo" alibi: un mondiale di hockey giocato in casa, con tanto di
finale raggiunta e perduta, come i nostri redattori dedicati hanno raccontato.
Se si è parlato poco dell'amichevole di San Gallo con la Giordania, insomma, ci
poteva stare. La stampa sportiva tricolore, quindi, si occupa soprattutto delle
vicende societarie del Milan. Certo, si potrebbe anche parlare della Juventus e
della scure UEFA che sta per abbattersi sul club piemontese: di cose ce ne
sarebbero da scrivere. Riferisce Paolo Ziliani che Damien Comolli, non proprio
l'usciere della sede bianconera, in un incontro indetto martedì scorso con soli
dieci colleghi accuratamente selezionati (bene, ma non benissimo l'adozione del
metodo Cardinale) ha detto: arriverà dall'UEFA una sanzione incondizionata e
una legata all'eventuale mancata messa in regola nei futuri esercizi. La
situazione comporterà la necessità di gestire il mercato a saldo zero, cedendo
giocatori prima di comprarne, il tutto al netto dei mancati introiti derivanti
dalla Champions. In definitiva, pur nella mediocrità della Serie A italiana,
sarà complicato vedere la Juventus lottare per il vertice.
Al Milan, invece, oltre al silenzio assoluto persino dei
camerieri al ristorante interno della sede, ciò che lascia più perplessi è
l'ostentata anti italianità. I colleghi coi quali ci confrontiamo in questi
giorni, pur avendo opinioni differenti sul futuro prossimo rossonero, sono
tutti concordi su un fatto: niente italiani nella dirigenza o nei quadri
tecnici, con ruoli di responsabilità. Fosse per Zlatan Ibrahimović, chiamerebbe
personaggi di diverse nazionalità: una marmellata, come raccontava, sui propri
canali social, l'amico Carlo Pellegatti. Lo svedese si fiderebbe ciecamente di
Rafaela Pimenta, erede di Mino Raiola, e avrebbe pensato di affidare la
panchina rossonera ad Arne Slot, appena esonerato dal Liverpool, rappresentato
dall'avvocatessa brasiliana, così come Ramon Planes, DS oggi all'Al-Ittihad.
Tutto pur di non far arrivare in via Aldo Rossi, come plenipotenziario, Ralf
Rangnick il quale, come già scritto, pretende carta bianca a tutti i livelli.
Il suo punto forte? Piace a Cardinale perché è un mago del player trading,
oltre a sapersi adattare a un budget modesto. Meno calda, per ora, la pista
Mauricio Pochettino, che è da considerarsi come piano B (o C, dipende dai punti
di vista). Occhio al tedesco, tra l'altro: perché nei famosi venti uomini dello
staff potrebbe esserci posto per una vecchia conoscenza del nostro calcio, vale
a dire Peter Zeidler, molto legato all'ex uomo forte di Salisburgo. Il bello
che, a parte (probabilmente) l'attuale tecnico del GCZ, si ritroveranno tutti
negli USA, a occuparsi dei mondiali, a vario titolo. A parte noi, che resteremo
in Europa, e cercheremo di cogliere tutti gli spifferi che arrivano da Casa
Milan.
(Foto YouTube)