Il giocatore nella foto è Tinus Luc Koblar, ha 18 anni e in
stagione ha segnato 8 goal e fornito 6 assist in 47 partite con il Leksand, nella
SHL svedese. Scelto da Toronto come numero 64 al draft 2025, nel Mondiale appena
conclusosi è stato uno degli eroi che ha portato alla Norvegia uno storico
bronzo iridato con un bottino di 6 reti e 3 assist in 10 partite. È la
fotografia del Mondiale 2026, dove la Norvegia, come squadra, non vale gli
oltre 9 milioni di stipendio annui di Roman Josi, per fare un esempio.
L’impresa del 2026 è targata Norvegia, quella che (e fa male
pensarlo) abbiamo dominato in semifinale vincendo 6-0. Non esaltiamoci come
molti fanno (e molti no) per un argento che fa solo male. La Norvegia ci
insegna cosa ci è mancato in finale. Coraggio, impeto, quei goal sporchi che in
tre anni in finale sono uguali a zero. Lo ha detto Niederreiter, che ha perso 5
finali su 5. Ci è mancata “cattiveria”, col “braccino” per metà partita. Quando
dovevamo partire forte e mettere alle corde la Finlandia. Senza varie stelle
come Rantanen, Aho oppure Lehkonen.
A me “disturbano” le feste per un argento, i commenti “siamo
orgogliosi di voi”. Enrico Carpani mi disse nel 2018, tornato da Copenhagen, in
studio mentre si festeggiava l’argento, è una mentalità sbagliata. Oggi lo
condivido più che mai. La Norvegia deve festeggiare, noi dobbiamo solo
piangere. In casa, senza tante stelle della NHL, al completo senza ovviamente
chi era infortunato, come Fiala. E se torna la Russia (e la Bielorussia di
Sharangovich) dall’anno prossimo, c’è una garanzia. Vorranno “spaccare” il
mondo. Con i vari Dadonov, Kaprizov o Panarin. Senza scomodare i vari “vecchi”
Ovechkin o Malkin… Dici poco, per 4 anni al mondiale senza di loro…
(Foto YouTube)